Analisi del voto delle amministrative: tutti contro Renzi o…qualcosa di nuovo?

Analisi del voto delle amministrative: tutti contro Renzi o...qualcosa di nuovo?

Guardando nel dettaglio i risultati dei ballottaggi e tenuto conto anche del primo turno, propongo questa analisi dei risultati elettorali di domenica.

E’ utile sottolineare subito come nelle settimane precedenti alla tornata elettorale, sia per il primo sia per il secondo turno, la copertura mediatica sia stata estremamente ridotta, questa premessa è necessaria per inquadrare la scarsa rilevanza dei temi nazionali (di cui infatti tratterò pochissimo) in favore di dinamiche differenti e tipiche delle elezioni amministrative.

– Primo fattore da considerare è l’affluenza: con un dato così basso risulta infatti difficile ricavare un dato con valore politico dal voto, ad esempio in Lombardia si è stati sotto al 50%, alle politiche si avrà presumibilmente almeno il 25% in più di elettori che potrebbero ribaltare qualsiasi indicazione ricavabile dal risultato di queste amministrative.

L’alto astensionismo indica al contempo una perdurante sfiducia nella politica ormai estesa anche agli enti locali e che non trova sfogo in nessuna offerta politica in campo oggi.

– Sicuramente collegato all’antipolitica di cui sopra ed al brutto risultato dei 5stelle al primo turno, si rileva un chiaro trionfo delle liste civiche che raddoppiano i comuni superiori governati rispetto al 2012. A quanto pare i 5 stelle non sono stati percepiti al primo turno come sfogo valido alla delusione per i partiti, per cui questi voti dove possibile si sono concentrati sui civici di ogni genere.

– Veniamo a quello che a mio parere è il dato centrale di queste amministrative, già ipotizzato dopo il primo turno ed ampiamente confermato dai ballottaggi: per via di delusione, antipolitica, voglia di cambiamento o altro, si è verificato un incredibile voto contro le amministrazioni in carica che chiamerò TCU (Tutti Contro l’Uscente).

Verificando su tutti i comuni al voto, si ha questo notevole risultato: su 168 tra comuni superiori e capoluoghi, 113 hanno visto la sconfitta dello schieramento uscente (sia con lo stesso sindaco sia che cambiasse candidato), quasi esattamente i due terzi.

E’ necessario notare che non si tratta più di un Tutti Contro il PD (o tutti contro Renzi) come accadde nel 2016 nonostante in apparenza possa sembrare tale. Guardando ai risultati nel dettaglio si nota infatti che il fenomeno è perfettamente trasversale: nei 44 comuni dove il centrodestra o la destra erano uscenti, perdono 30 volte, esattamente in linea con il dato complessivo (e ci sarebbero pure i risultati di 5 stelle ed ex centristi del tutto spariti a conferma, ma si tratta di numeri troppo piccoli per avere valore statistico).

Sembra evidente che il desiderio di cambiamento si è incanalato in primis nella bocciatura dei candidati uscenti, salvo situazioni di oggettiva non contendibilità o di amministrazione uscente particolarmente amata.

Tenuto conto che il centrosinistra partiva governando la maggioranza dei comuni, finisce per rimetterci maggiormente ed il TCU risulta particolarmente punitivo per PD ed alleati nei capoluoghi dove era uscente in percentuale altissima. In particolare in realtà già toss-up come Monza o Alessandria potrebbe aver dato la spinta decisiva oltre agli altri fattori che espongo sotto.

– Non va dimenticato che si trattava elezioni di mid-term con un partito, il pd, al governo probabilmente da troppo tempo per non avere un minimo di logoramento, almeno a livello di percezione: è di sicuro visto come il partito al potere, con tutto ciò che ne consegue. In particolare, data la bassa esposizione mediatica della tornata elettorale, più che un giudizio sul governo nazionale potrebbe aver pesato l’idea del Pd come partito di governo locale soprattutto nelle zone rosse dove è al potere ininterrottamente dalla sua nascita ed incarna anche tutte le problematiche tipiche legate alla gestione del potere con le sue degenerazioni.

– E’ inveterata abitudine di media e forse anche di politici ed amministratori locali considerare la vittoria scontata in determinate città in base alla collocazione geografica, le cosiddette roccaforti. Tuttavia questa tornata amministrativa sembra confermare una tendenza già in atto da qualche anno con la scomparsa almeno a livello di elezioni amministrative di tali realtà “sicure”. L’elettorato è ormai mobile ed anche se in determinate zone si parte con una tendenza verso l’uno o l’altro schieramento il voto non è sicuro da nessuna parte: sembra essere ormai preponderante il giudizio sulla qualità dell’offerta politica rispetto all’appartenenza partitica.

– Questione migranti: per quanto sia indubbiamente centrale nel discorso politico nazionale non risulta essere stata particolarmente incisiva se non in alcune zone particolarmente sensibili, altrimenti non si spiega nè il TCU trasversale anche per il centrodestra nè la tenuta del pd in zone ad alta densità migratoria o con forte spinte anti-immigrati come il milanese o il Veneto. Si può supporre che qualcosa abbia spostato e possa essere stato decisivo in poche realtà già in bilico ed interessate alla tematica come Monza.

– Infine, fattore essenziale: sono entrate in gioco fortissime dinamiche locali, con risultati estremamente aleatori in base alla città e disgiunte da storici e risultati nazionali tipici. Certamente con un forte TCU attivo, basta una virgola fuori posto nell’azione di governo locale, un candidato scelto male, un litigio tra correnti di partito e la punizione degli elettori diventa feroce.


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