IL MAPPAMONDO – Dalle steppe mongole ai risultati in Kenya, un’estate calda

IL MAPPAMONDO - Dalle steppe mongole ai risultati in Kenya, un'estate calda

di Skorpios

Le tornate elettorali più significative di questi accalorati mesi estivi di luglio e agosto si sono tenute in due luoghi molto diversi tra loro ma dove, egualmente, la sfida si è rivelata ardua e combattuta: Mongolia e Kenya.

MONGOLIA

Nel mese di luglio si sono tenute le elezioni presidenziali in Mongolia.

La Repubblica mongola ha una storia del tutto particolare, e costituisce un’eccezione nel continente asiatico centro-settentrionale. A metà strada tra due superpotenze, l’Orso Russo e il Drago Cinese, ha mantenuto una posizione di equilibrio che nel tempo le ha permesso di acquistare la possibilità di trasformarsi in una democrazia a tratti (a tratti!) con aspetti di similitudine rispetto a quelle occidentali. Un sistema semipresidenziale nella steppa, dove gli elettori sono in gran parte discendenti di un grande impero creato da pastori, minatori e allevatori di cavalli. Le elezioni hanno visto vincere il liberale conservatore Khaltmaagin Battulga, al ballottaggio contro il socialdemocratico Enkhbold. Battulga sostituirà il celebre Tsakhiagiin Elbegdorj, suo predecessore, che in questi anni ha cambiato (in meglio) il volto della propria nazione rendendola un’eccezione felice in terra asiatica.

La storia della Mongolia dopo la fine dell’Unione Sovietica si può scindere in due periodi: un primo periodo, fino al 2009, dove a prevalere era il Partito Popolare Rivoluzionario Mongolo, partito di sinistra post-comunista ora con tratti più vicini alla socialdemocrazia. Successivamente, ci sono stati i due mandati dell’uscente Tsakhiagiin Elbegdorj, liberalconservatore, la cui terza ricandidatura è stata impedita dal limite, per l’appunto, dei due mandati.  Battulga vince sulla scia della continuità e del dominio del centro-destra.

Del resto, il bilancio di Elbegdorj è stato apparentemente positivo. La sua attività già prima della Presidenza, e successivamente il suo mandato, hanno rafforzato la democrazia nel Paese, hanno permesso la creazione di media indipendenti che si allontanassero dal pensiero unico sovietico. Ad Elbegdorj va il merito di aver promosso i diritti civili, le libertà civili, la parità uomo-donna, la protezione ambientale, e di aver abolito la pena di morte. Per questi motivi, Elbegdorj è stato considerato internazionalmente uno statista e invitato a parlare a conferenze di Nobel con la presenza, tra gli altri, dell’attuale Primo Ministro birmano Suu-Kyi e della rivoluzionaria yemenita Tawakkol Karman. Elbegdorj, in politica interna, ha riformato la giustizia per renderla indipendente con un tratto marcatamente anticorruzione e ha promosso la decentralizzazione del potere. Ha inoltre osteggiato il nucleare, e favorito le politiche ambientali, anche per distinguersi dal puzzolente e inquinante vicino cinese. Ha infine attuato liberalizzazioni e protetto la proprietà privata.

In politica estera, Elbegdorj ha ricevuto apprezzamenti e ha coltivato legami con l’Unione Europea, e contemporaneamente ha cercato di non scontentare né Russia né Cina, mantenendo ottime relazioni perfino con la Corea del Nord. Uno statista, a quanto pare, che sarà difficile rimpiazzare.


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