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Elezioni USA – Alle primarie democratici e repubblicani diventano più simili alle loro basi elettorali

Venerdì si è concluso il lungo processo di elezioni primarie per la selezione dei candidati per il Congresso e i singoli Stati in vista delle elezioni generali di martedì 6 novembre.

Dall’analisi dei risultati emergono chiaramente due tendenze. Tra i repubblicani si è assistito a una “trumpizzazione” del partito, mentre il partito democratico è diventato più simile al suo elettorato.

Vediamo il perché.

Primarie democratiche.

Quest’anno i casi di sconfitte clamorose dell’establishment del partito sono stati numerosi. Il principale e di cui si è parlato anche molto in Italia è stato quello avvenuto nel 14° distretto della città di New York, dove Joseph Crowley, deputato da vent’anni e possibile successore della leader democratica alla Camera Nancy Pelosi, ha perso contro Alexandria Ocasio-Cortez, una 28enne di origini portoricane che faceva la barista. L’unica sua esperienza politica era stata la partecipazione come attivista alla campagna elettorale di Bernie Sanders, il senatore che ha sfidato Hillary Clinton.

Un altro di questi risultati “incredibili” è stato quello del 7° distretto del Massachusetts, che comprende parte di Boston e delle sue zone suburbane, dove Ayanna Pressley, una donna afroamericana di 44 anni, ha sconfitto il deputato Michael Capuano, alla Camera dal 1998.

In entrambi i casi però non si trattava, come si potrebbe pensare, propriamente di sfide tra progressisti e moderati. Certamente, Ocasio-Cortez è estremamente progressista e di sinistra, ma anche Crowley lo era. Capuano invece era anche più progressista di Pressley e un vero anti-trumpiano. Il fattore generazionale e quello demografico sono stati, probabilmente, le principali componenti che spiegano queste due vittorie. Sia Capuano sia Crowley erano due uomini bianchi di mezza età da molto tempo al Congresso. Ocasio-Cortez e in misura minore Pressley invece due giovani donne appartenenti alle minoranze etniche che sono riuscite a proporsi come la novità.

Ma se andiamo ad analizzare gli exit poll del New York Times del 2016, questo fenomeno era più che prevedibile. A votare Hillary Clinton sono state principalmente le donne (54%), gli appartenenti alle minoranze etniche (88% afroamericani, 65% asiatici e ispanici, 37% bianchi), i giovani (55% dei 18-24 anni, 50% tra i 30-44 e 45% oltre il 45 anni) e gli abitanti di città (59%) e delle zone suburbane (45%).