FRANCIA – Elezioni Presidenziali 2017: analisi dei trend e sondaggi

FRANCIA - Elezioni Presidenziali 2017: analisi dei trend e sondaggi

Domenica 23 aprile si terranno in Francia le elezioni per il Presidente della Repubblica. Le ultime elezioni si sono tenute nell’aprile 2012, esattamente 5 anni fa, e hanno visto la vittoria per la prima volta dopo 15 anni dalla presidenza Mitterand la vittoria di un candidato socialista, François Hollande.

Oggi, i candidati principali che si fronteggiano sono: Macron, ex ministro socialista che ha fondato il suo movimento social-liberale “In Marcia” (En Marche); Le Pen, da tempo presidente del partito di estrema destra Fronte Nazionale; Fillon, candidato dei conservatori “I Repubblicani” (partito erede dell’UMP che elesse Sarkozy); Mélenchon, candidato del Fronte della Sinistra (Front de Gauche) e fondatore nel 2008 del Parti de Gauche, scissione del Partito Socialista; Hamon, ministro e candidato del Partito Socialista.

Per inquadrare meglio la situazione, partiamo però da riassunto dell’ultima tornata.

Dopo il 2012

A 4 anni di distanza da allora, la forte impopolarità di Hollande sembrava aver segnato le elezioni del 2017 come un ritorno al potere dell’UMP, destra conservatrice e liberista, che nel mentre aveva cambiato nome (diventando “Les Répulicains”) e statuto, adottando strumenti di democrazia diretta e consultazione degli iscritti per la scelta dei candidati. Ciò nonostante, nell’ultimo anno una serie di avvenimenti hanno sconvolto questa previsione.

In primis, la trasformazione e “popolarizzazione” in un partito di “destra forte” dell’UMP sembra essere fallita: se l’obiettivo era raccogliere 500’000 iscritti, cioè 280’000 in più rispetto all’UMP, alla chiusura dell’anno scorso figuravano poco più di 260’000 iscritti totali, con un aumento di appena 50’000 unità.

In secondo luogo, la vittoria di un candidato repubblicano non sembrava più essere così scontata come fino a un anno fa: i sondaggi cominciavano a segnare un forte recupero all’ipotetico ballottaggio con un candidato repubblicano sia di un candidato socialista, che passò da uno svantaggio di 22 punti a uno di 4-8, che di Marine Le Pen. Va infatti ricordato come in Francia il Fronte Nazionale sia sempre stato emarginato dalla vita politica: tutti i candidati di estrema destra che hanno avuto accesso a un secondo turno si sono sempre ritrovati a fronteggiare un’estrema opposizione da parte sia degli elettori (che hanno sempre votato compatti per il candidato opposto) che da parte dei politici (con ritiri “tattici”, come quello di Mélenchon alle ultime legislative, che permise di non far eleggere Le Pen in parlamento). Basti pensare che quando il padre di Marine arrivò al ballottaggio alle presidenziali del 2002, questi non riuscì a raccogliere altri voti se non quelli degli altri candidati di estrema destra, venendo sconfitto 82 a 18 da Chirac con un’affluenza da record.

Nonostante ciò, la candidata del FN sembra essere riuscita a indebolire negli anni questo “fronte repubblicano”. Se già nel 2012 aveva ottenuto il miglior risultato di sempre per un candidato del FN, negli anni aveva ridotto il distacco al secondo turno da un ipotetico candidato di centro-destra da 40 punti ad appena 15, tranne che contro il Republicano Alain Juppé, dalle posizioni fortemente conservatrici e anti-immigrati, seppur europeista (e quindi capace di attrarre l’elettorato di Le Pen). Contro candidati socialisti, risultava vincitrice contro Hollande e appena 10 punti dietro Manuel Valls.

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