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IL GIRAMONDO – Elezioni in Thailandia, ai generali piace vincere facile

Flag of ThailandUna giunta militare tanto potente quanto odiata; un ricco ex primo ministro populista che dal suo esilio dorato in Dubai cerca di riconquistare il potere con il sostegno delle  delle “camicie rosse” e delle masse popolari del nord del paese;  un nuovo monarca dalla personalità controversa che cerca di aumentare il suo potere grazie alle “camicie gialle” dei nazionalisti monarchici e ad una legge di “lesa maestà” che di fatto impedisce a chiunque di contrastare le sue decisioni;  una potente élite urbana borghese rappresentata dal Partito Democratico; un giovane imprenditore carismatico  idolo delle nuove generazioni dei centri urbani.

Sono questi gli attori principale dello scenario politico che si trovano dinanzi gli elettori thailandesi, chiamati il 24 Marzo prossimo all’elezione dei 500 membri dell’Assemblea Nazionale, la camera bassa del parlamento nazionale.
Queste solo le prime elezioni parlamentari dopo il colpo di stato del 2014 che ha portato al potere una giunta militare, la quale ha sostanzialmente modificato la costituzione e la legge elettorale in senso autoritario.

 

IL SISTEMA POLITICO

{{{coat_alt}}}La Thailandia è ufficialmente una monarchia costituzionale dove il Primo Ministro è capo del governo e il monarca ereditario (cioè il re) è il capo di stato. Il potere giudiziario è formalmente indipendente dal potere esecutivo.  Dopo il colpo di stato  2014, la Costituzione è stata revocata e la Thailandia è stata sotto il controllo di un’organizzazione militare chiamata Consiglio nazionale per la pace e l’ordine (NCPO), che ha assunto il controllo dell’amministrazione nazionale. L’assemblea nazionale è stata abolita e il NCPO ha assunto le responsabilità legislative. Nel 2017 è stata promulgata una nuova costituzione,

Il Parlamento thailandese è bicamerale, composto da un Senato nominato da 250 membri e da una Camera dei rappresentanti di 500 membri, di cui 350 eletti con sistema maggioritario uninominali e 150 con sistema proporzionale.  I senatori sono scelti da una commissione nominata dal NCPO.  Un certo numero di seggi senatoriali è riservato ai militari. Il primo ministro deve ottenere  la fiducia della metà dei membri del parlamento in seduta comune. Il Senato ha il diritto di proporre un voto di sfiducia al governo. I partiti prima delle elezioni devono nominare da uno a tre possibili primi ministri. In caso nessuno di essi ottenga la fiducia, il parlamento può eleggere primo ministro anche un non parlamentare, in tal caso il senato ha il potere di veto e può respingere la nomina.

 

Secondo il “Democratic Index” del settimanale The Economist, la Thailandia è un cosiddetto “Regime ibrido”, al livello di paesi tipo Nigeria, Libano, Sierra Leone e Burkina Faso.