IL MAPPAMONDO – In Mali la strada della democrazia è ancora da percorrere fino alla fine

IL MAPPAMONDO - In Mali la strada della democrazia è ancora da percorrere fino alla fine

di Skorpios

MALI

Al secondo turno delle elezioni presidenziali in Mali ha prevalso il Presidente uscente Ibrahim Keita, che ha vinto con il 67,2% di voti. Keita ha sconfitto l’opposizione tra le proteste di questa, che ha chiesto l’annullamento delle elezioni, e tra le reazioni non entusiaste, ma nemmeno critiche, degli osservatori. La partecipazione al voto è stata bassissima (42,7% al primo turno e 34,5% al secondo turno), e ciò è segno di come il Paese, uscito dalla guerra contro gli islamisti e i separatisti Tuareg, debba ancora percorrere un po’ di strada per arrivare alla pace duratura e alla democrazia vera.

Come si può notare dal raffronto tra primo e secondo turno, sono molto pochi i voti degli altri candidati dell’opposizione confluiti su Cissé. L’affluenza disastrosa (solo al 34,5% al secondo turno) non ha aiutato.

Keita, ex funzionario del Fondo di Sviluppo Europeo, politico di lungo corso, Primo Ministro dagli anni 90, poi Presidente dell’Assemblea Nazionale ed infine eletto Presidente nel 2013, si è contraddistinto per essere il Presidente democraticamente eletto che ha posto fine alla guerra con islamisti e separatisti tuareg. In realtà, alcuni focolai ancora resistono, ma provocano disagi e un numero di vittime relativamente basso. Eppure, la sicurezza rappresenta tuttora il principale problema del Paese.
Keita ha poi limitato la spesa pubblica e questo ha portato però a un risparmio sulla sicurezza, punto focale per il Mali di oggi (anche semplicemente in relazione alla criminalità): le contestazioni sono  state pertanto molteplici. Il 31 luglio c’è stato un attacco alle forze dell’ordine che ha provocato dodici vittime. Ricordiamo poi che il Mali, che ha un rapporto privilegiato con la Francia, è uno dei Paesi chiave da cui passano i sentieri delle migrazioni provenienti dal West Africa.
Il principale avversario di Keita, l’ingegnere Soumaila Cissé, socialdemocratico moderato, anche lui con uno stretto rapporto per professione e studi con la Francia, ha contestato fortemente il risultato, ha reclamato brogli e ha fatto un appello alle masse a ribellarsi. A quanto pare pochi gli hanno dato retta.
I commenti degli osservatori europei sono stati tiepidi: elezioni condizionate da una mancanza di trasparenza completa, insicurezza e disparità mediatica, ma al contempo non abbastanza da poter essere considerate fasulle.
Keita resta al potere per altri cinque anni. Ma i Maliani, se la sicurezza nel Paese non migliora o se la pace non perdura, potrebbero smettere di chiudere un occhio.

 

Altre notizie:
Shock per il centrodestra neopopulista di Janez Jansa in Slovenia: a sorpresa, il centrosinistra guidato dall’ex comico Marjan Sarec ha trovato i numeri per andare al Governo. E così, il Parlamento ha votato la fiducia a uno dei pochi governi di centrosinistra che ancora resistono in Europa. Formano la maggioranza i seguenti partiti: il partito del premier LMS (socialdemocrazia moderata); i Socialdemocratici; il liberaldemocratico SMC di Miro Cerar, l’uscente, che quindi resta al Governo; il partito dei pensionati, flop a queste elezioni, DeSuS; il Partito di Alenka Bratusek, radicale e liberale; tutto ciò, con l’appoggio esterno della Sinistra. 
La destra è quindi uscita sconfitta in Parlamento, con un risultato che non ci si aspettava.

Buoni ultimi spicchi d’estate! Alla prossima elezione!

Skorpios

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