IL MAPPAMONDO – In Slovenia il cdx di Jansa ottiene una vittoria di Pirro

IL MAPPAMONDO - In Slovenia il cdx di Jansa ottiene una vittoria di Pirro

SLOVENIA

Si sono tenute il 3 giugno le elezioni parlamentari dai nostri vicini di casa, in Slovenia. Le elezioni hanno visto scomparire un altro governo di centrosinistra in Europa, a beneficio del centrodestra dell’ex premier, molto discusso, Janez Jansa.

Gli altri partiti hanno ottenuto 11 seggi, di cui 5 l’alleato di governo del Partito dei Pensionati, che ha subito un crollo, e altri 5 l’estrema destra di SNP, che ha fatto flop. L’affluenza si è attestata al 52%, molto bassa, ma per la Slovenia questa percentuale è normale.

Le elezioni sono state anticipate a causa delle dimissioni del Primo Ministro Miro Cerar, a capo del Partito Moderno di Centro, un partito liberaldemocratico moderato, a tratti sociale, molto simile al PD nostrano dal punto di vista ideologico, ma parte dell’ALDE. Cerar governava con una coalizione di centrosinistra, composta anche dal Partito dei Pensionati e dai Socialdemocratici. Il Primo Ministro ha deciso di dare le dimissioni dopo che la Corte Costituzionale ha bocciato uno dei progetti fondamentali del suo governo, la costruzione di una ferrovia tra la città di Divaca e l’Adriatico.

Tralasciando gli apparenti vincitori, si nota come i partiti della sinistra, partner minori del Governo, non hanno subito un crollo, ad eccezione del Partito dei Pensionati, anzi, e ciò nonostante la presenza di un nuovo partito socialdemocratico, guidato dal conduttore e comico tv (buon comunicatore ma poco “grillino”) Marjan Sarec. Sarec ha quindi beneficiato dei voti in fuga dal partito del premier. Sono andati bene sia i socialdemocratici sia la sinistra socialista extragovernativa.

Mappa del voto: l’SDS prevale dappertutto, ma si conferma la tradizionale suddivisione città-campagna, con la sinistra che vince a Lubiana e Celje (ma perde a Maribor) e l’LMS che vince nelle zone mediane. Interessante il risultato della sinistra nelle zone tergestine e a Capodistria, dove le minoranze non apprezzano il (relativo) nazionalismo di Jansa.

Quanto al vincitore Janez Jansa, egli viene descritto praticamente dalla totalità dei nostri media come una specie di Viktor Orban, anche se non è propriamente così. Jansa e l’SDS, infatti, per quanto di centrodestra, sono fortemente europeisti; Jansa non ha nessun tipo di rapporto con Putin e l’estrema destra europea; inoltre, Jansa non ha mai avuto pulsioni autoritarie, almeno finora, visto che è già stato al governo ben due volte dal 2004 al 2008 e dal 2012 al 2013.
La cosa che ha in comune con le destre dell’Est (e quelle dell’Ovest), tuttavia, è il sentimento anti-immigrati, che ha avuto un peso importante nonostante la migrazione nel Paese slavo sia praticamente qualcosa di quasi inesistente.  Questo aspetto di anti-immigrazione dell’ultima ora ha permesso a un vecchio arnese politico, ancora evidentemente abile, di riciclarsi grazie a discorsi demagogici e populisti. Il Paese slavo è ed è stato infatti stato al massimo un centro di passaggio. Ma, nel mondo della post-realtà, quello che conta non è ciò che è, ma ciò che sembra.
Jansa è inoltre considerato una specie di Berlusconi sloveno: grande polarizzatore di masse, è stato accusato di corruzione in ambito di commesse militari, accusa che ha diviso il Paese tra favorevoli a Jansa e difensori della legalità. Al contrario di Berlusconi, però, che è stato Presidente del Consiglio in Italia (ed è tutto dire…), Jansa è finito in carcere nel 2014, nonostante l’appoggio di migliaia di sostenitori e della stampa tedesca di destra (non a caso si è rivelato grande fautore dell’austerity). Nel 2015 la Corte Costituzionale slovena ha annullato la condanna, assegnando la causa ad altro giudice. La posizione del vincitore delle elezioni rimane comunque molto controversa.
Più che a quella di Orban, come ha fatto la nostra stampa disinformata e disinformante, la posizione di Jansa può più facilmente compararsi a quella di Andrej Babis, il non-premier ceco ancora in ricerca di una maggioranza.

Per approfondimenti sulla situazione preesistente in Slovenia consiglio di leggere l’articolo del collega Fabbio.

Ma cosa succede ora? Jansa ha ottenuto una percentuale ragguardevole rispetto a ciò che dicevano i sondaggi, ma è ben lungi dall’avere una maggioranza in Parlamento. Dovrà dunque scendere a compromessi. Hanno detto di no tutti i partiti liberaldemocratici o i partiti di centro-sinistra. Le possibilità sono due: o gli dicono di sì tutti gli altri (compresa l’estrema destra del Partito Nazionale Sloveno, che ha racimolato un misero 4%), o qualcuno dovrà cambiare idea. Altrimenti, un ribaltone è sempre possibile. In queste ore, anzi, sembra molto più probabile un’ipotesi di governo guidato da Marjan Sarec, a capo di un’eterogenea alleanza di tutte le sinistre.

Sarebbe un governo difficile, ma anche un vero smacco per Janez Jansa e per chi sperava in una svolta a destra della Slovenia.

Altre notizie:
– In Spagna è passata la sfiducia a Mariano Rajoy, che testardamente ha deciso di non dimettersi come richiesto da C’s, l’alleato dato per favorito nei sondaggi. Pedro Sanchez è il nuovo Presidente del Governo, una novella che può favorire il dialogo con le autonomie da tempo negato, e possibilmente – ma non con certezza – la costruzione di un asse di sinistra tra PSOE e Podemos.

Per questa settimana è tutto.

Alla prossima elezione!

Skorpios

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