IL MAPPAMONDO – In Zimbabwe vincono gli antiMugabe dell’ultima ora, ma la strada per la democrazia è ancora lunga

IL MAPPAMONDO - In Zimbabwe vincono gli antiMugabe dell'ultima ora, ma la strada per la democrazia è ancora lunga

di Skorpios

 

ZIMBABWE

Alle elezioni presidenziali in Zimbabwe ha prevalso già al primo turno, con poco più del 50% delle preferenze, il Presidente uscente Emmerson Mnangagwa. Mnangagwa aveva sostituito il padre-padrone del Paese, Robert Mugabe, dopo il colpo di Stato dell’autunno scorso. L’affluenza si è attestata ad un buon 70%.

Tutto era iniziato con le accuse alla moglie dell’ex Presidente, la tremenda Grace (che si è fatta notare un po’ in tutto il mondo per i suoi misfatti, tra violenze su cameriere, spese extralusso in periodi di crisi e ammanicamenti nel mondo marcio del commercio di diamanti), di voler ereditarne il trono senza rivali. In un secondo momento, Mugabe stesso, complice la tremenda crisi economica che ha scosso il Paese negli ultimi tempi, è finito nell’occhio del ciclone. Dopo le minacce di impeachment e le smentite di colpi di Stato, Mugabe si era dimesso, dopo aver ottenuto rassicurazioni sulla salvaguardia della propria famiglia. Per ogni approfondimento rispetto a questa complicata situazione fatta di intrighi e tradimenti si rinvia all’articolo del collega Fabbio. 

La mappa del voto: le regioni dove ha prevalso l’opposizione sono le grandi città del Paese, tra cui la capitale Harare e Bulawayo, sedi della media borghesia africana, ma anche la regione a ovest di Matabelaland, storica roccaforte dell’opposizione. E’ dagli anni 80, infatti, che Mugabe reprimeva sanguinosamente le proteste del territorio, anche con l’addestramento da parte dei soldati della Corea del Nord. Questa volta il MDC ha prevalso anche ad est, nella regione del Manicaland.

In odio agli esponenti del proprio partito, lo ZANU-PF, che lo aveva tradito nel momento del bisogno, Mugabe alle ultime elezioni ha dichiarato di votare per l’opposizione al suo successore Mnangagwa, il Vicepresidente che lui aveva licenziato. E però, l’annuncio non ha portato bene all’opposizione del MDC (ex MDC-T). Lo storico nemico di Mugabe Morgan Tsvangirai è deceduto improvvisamente l’inverno scorso. Il MDC non si è fatto trovare impreparato, e ha scelto il giovane Nelson Chamisa per sostituirlo. Ma la popolarità di Tsvangirai non è stata adeguatamente compensata, nonostante l’ottima performance che ha visto Chamisa quasi appaiato al leader vincitore. Lo ZANU-PF ha vinto di pochissimi punti percentuale, quel tanto che bastava ad evitare il secondo turno, anche grazie alle disastrose performance degli altri candidati, tra i quali spiccavano anche degli scissionisti del MDC e nomi di peso dei vecchi governi Mugabe.

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