IL MAPPAMONDO – Lettonia divisa tra Russia e UE (ma crollano le destre tradizionali); la Bosnia e il rischio scissione; il Brasile verso l’estrema destra

IL MAPPAMONDO - Lettonia divisa tra Russia e UE (ma crollano le destre tradizionali); la Bosnia e il rischio scissione; il Brasile verso l'estrema destra

BOSNIA-ERZEGOVINA

La Bosnia-Erzegovina è uno dei Paesi dal sistema istituzionale più complesso in tutto il mondo, un sistema però necessario perché istituito alla fine della guerra con l’Accordo di Dayton del 1995, e volto a conservare la stabilità e la pace tra le tre maggiori componenti etniche del Paese: i Serbi, i Bosniaci, e i Croati.
Per questo motivo, ogni Stato della Federazione elegge un proprio Presidente (la Republika Srpska

VOTO BOSNIACO

nomina un rappresentante serbo, e la Federazione di Bosnia ed Erzegovina un rappresentante bosniaco e uno croato). Si forma così un collegio composto da tre Presidenti, che cambia Capo all’incirca ogni anno.
La Presidenza, secondo i risultati elettorali, nomina un Presidente del Consiglio dei Ministri che porta avanti l’esecutivo del Paese. Attuale premier è Denis Zvizdic, del centrodestra islamico bosniaco del PDA. Anche il Governo è ripartito su base etnica, per assicurare una rappresentanza equa e condivisa. A supervisionare il buon esito del processo c’è l’Alto Rappresentante previsto dagli Accordi di Dayton, che oggi è l’austriaco Valentin Inzko.

VOTO CROATO
VOTO SERBO

Le elezioni hanno visto vincere i seguenti tre Presidenti e partiti: in Bosnia Sefik Dzaferovic, del partito islamico moderato del premier Partito d’Azione Democratica; per i Croati un socialdemocratico europeista, che ha sconfitto i nazionalisti uscenti, Zeljko Komsic, del partito Fronte Democratico; per i Serbi, al contrario, un socialdemocratico separatista serbo, Milorad Dodik, che ha sconfitto i conservatori uscenti, del partito Alleanza degli Indipendenti Socialdemocratici, formalmente di sinistra ma sostanzialmente dai contorni rosso-bruni.
Delle elezioni a macchia di leopardo: se da un lato la minoranza croata ha bocciato il nazionalismo a favore di una maggiore integrazione europea, quella bosniaco ha scelto di non cambiare, e la maggioranza serba si è rivelata propensa ad una posizione nettamente separatista. Dodik ha infatti pulsioni tendenzialmente anti-bosniache, e vorrebbe una Repubblica Srpska indipendente, o addirittura annessa alla Serbia. Come farà a convivere con le posizioni degli altri Presidenti? La Bosnia-Erzegovina in questo momento è scossa da una scissione politica, oltre che da una scissione etnica. A questo punto, la priorità della Bosnia dev’essere la conservazione della propria unità statale, così come della propria stabilità, lasciando da parte per il momento le prospettive di integrazione europea.

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