IL MAPPAMONDO – Lettonia divisa tra Russia e UE (ma crollano le destre tradizionali); la Bosnia e il rischio scissione; il Brasile verso l’estrema destra

IL MAPPAMONDO - Lettonia divisa tra Russia e UE (ma crollano le destre tradizionali); la Bosnia e il rischio scissione; il Brasile verso l'estrema destra

Altre notizie:      

– PRIMO TURNO IN BRASILE: Al primo turno delle elezioni presidenziali i voti dei Brasiliani, che secondo i sondaggi  dovevano essere molto più frammentati, si sono riversati sui due candidati dei partiti più estremi: Fernando Haddad del Partito dei Lavoratori, l’erede indicato da Lula a cui è stato vietato di partecipare dalla magistratura brasiliana a causa delle inchieste giudiziarie che lo coinvolgono e hanno portato al suo arresto; Jair Bolsonaro, il candidato dell’estrema destra, un’estrema destra forse più esplicitamente misogina, razzista e omofoba delle estreme destre americana ed europea. E’ anche il candidato che rimpiange la dittatura militare, supportato dalle lobbies dei latifondisti e dai militari. La democrazia brasiliana appare avere il destino segnato: al primo turno Bolsonaro ha ottenuto il 46% dei suffragi contro il 29,3% di Haddad. Una distanza che sembra incolmabile. Solo terzo il socialdemocratico Ciro Gomes, dato dai sondaggi più vittorioso di Haddad in un ipotetico ballottaggio con Bolsonaro. Tutti gli altri candidati non hanno raggiunto il 5%.

– ELEZIONI PRESIDENZIALI IN CAMERUN: Con l’appoggio del calciatore Eto’o e di tutti i potentati del Paese, continua la dittatura esistente più lunga del mondo, quella di Paul Biya, che ha deciso di ricandidarsi ad un ottavo mandato di sette lunghi anni. Biya ha ottantacinque anni, e non è nemmeno detto che arrivi alla fine. I risultati sono in attesa per i prossimi giorni.

– REFERENDUM IN ROMANIA E MACEDONIA: Sonora bocciatura da parte degli elettori del referendum in Romania che aveva lo scopo di vietare in Costituzione i matrimoni omosessuali. Nonostante sia stato sostenuto dalla maggior parte dei partiti rumeni (socialdemocratici compresi, mentre il partito di centrodestra del Presidente Iohannis si è espresso come neutrale), e sia stato abbassato il quorum al 30%, quest’ultimo ha raggiunto solo il 20%. A quanto pare la società civile è molto più avanti della politica rumena.

La Macedonia non si chiamerà Macedonia del Nord. Così hanno deciso gli elettori, che si sono recati alle urne in una percentuale troppo bassa (36,9%) per poter raggiungere il quorum del 50%. Nessuna pace con la Grecia, bocciatura delle posizioni del Governo e allontanamento dall’Unione Europea per la gioia russa: questo il risultato di un referendum basato su una questione apparentemente capziosa ma tutta politica.
E dopo questa (lunghissima) carrellata, è tutto. Alla prossima elezione!

Skorpios

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