IL MAPPAMONDO – Svolta inaspettata sul trono di spade delle Maldive: finisce il regime dei fratelli Gayoom, vincono l’opposizione e l’India (e perde la Cina)

IL MAPPAMONDO - Svolta inaspettata sul trono di spade delle Maldive: finisce il regime dei fratelli Gayoom, vincono l'opposizione e l'India (e perde la Cina)

di Skorpios

MALDIVE

Alle elezioni presidenziali maldiviane previste per il 23 settembre ha inaspettatamente vinto il candidato dell’opposizione Ibrahim Mohamed Solih, battendo il Presidente uscente Abdulla Yameen Gayoom, e ciò già al primo turno. Yameen veniva da cinque anni di discusso governo, che seguivano, dopo una breve pausa, alla lunga dittatura del fratello Maumoon Abdul Gayoom, durata trent’anni.

Onde fare una riflessione più approfondita sul possibile futuro delle isole che costituiscono il confine orientale del Mar delle Laccadive, meta di vacanza per i ricchi occidentali ma al contempo sede di una continua battaglia per il potere degna del Trono di Spade, occorre sintetizzare in breve la storia politica travagliata del Paese insulare nell’Oceano Indiano. Le Maldive, di per sé, hanno rappresentato un’eccezione, in quanto nel mondo i Paesi insulari sono per lo più Paesi democratici. Del resto, la politica estera ha un peso: la sua posizione strategica le rende appetibili agli occhi della Cina, e specialmente della nuova Cina che mira ad aumentare la sua influenza internazionale di Xi Jinping. Dall’altra parte, l’India, l’altra potenza regionale, tende a vederle un po’ come un proprio Paese satellite. Le diversità di alleanze internazionali hanno inevitabilmente condizionato la politica interna, con una Cina vicina ai Gayoom, e un’India vicina invece alle istanze democratiche dell’opposizione.

Dopo sei elezioni plebiscitarie, il vecchio dittatore Abdul Gayoom, nel 2008, aveva deciso inaspettatamente di permettere un certo livello di pluralismo nel Paese. Ed era stato sconfitto: al suo posto era andato il giovane e combattivo candidato dell’opposizione Mohamed Nasheed. Sembrava quindi essersi aperta una nuova stagione di speranza democratica per lo Stato insulare, ma così non era. Nel 2012, infiltrate dai sodali di Gayoom, le forze militari avevano tentato un colpo di Stato nei suoi confronti, ed era stato sostituito dal leader di un partito minoritario alleato, il socialdemocratico Mohammed Waheed, accusato di aver cospirato contro Nasheed insieme all’opposizione.

Tant’è che alle elezioni del 2013, il fratellastro minore di Gayoom, Abdulla Yameen, aveva vinto le elezioni contro Nasheed, in un misterioso incredibile sorpasso dal primo al secondo turno, e un primo turno già annullato dalla Corte Costituzionale. Yameen veniva quindi “portato” a vincere le elezioni.

Yameen aveva quindi posto in essere un regime simile a quello del fratello maggiore, e nel 2015 aveva fatto arrestare Nasheed, divenuto leader dell’opposizione, nonostante lo sdegno della comunità internazionale, e condannare a 15 anni di reclusione. Nel 2016, tuttavia, Nasheed era riuscito, con la scusa di un trattamento medico, a ottenere asilo nel Regno Unito. A queste elezioni, Nasheed, dopo aver vinto le primarie, ha deciso di rinunciare, per il bene del partito, del Paese e per via degli ostacoli legali che gli impediscono un ritorno in politica. Ha quindi deciso di convergere sul vincitore, Ibrahim Solih, suo collega di partito, capogruppo nonché suo migliore amico. Si ritiene che la nuova incredibile Presidenza di Solih possa far ritrovare a Nasheed la perduta agibilità politica.

Nel frattempo, sul campo internazionale, ha infervorato il dibattito lo scontro tra India e Cina: a inizio di quest’anno, Yameen, denunciando un complotto, aveva fatto arrestare i giudici della Corte Suprema, nonché il fratellastro Gayoom, ritenuto uno dei principali congiurati. L’India a quel punto era stata tentata dall’intervento militare, ma è stata successivamente portata a più miti consigli da velate minacce cinesi. Xi Jinping ha per ora perso la presa sulle isole indiane: ma ad oggi la Cina, con i suoi investimenti infrastrutturali e soprattutto grazie alla detenzione del 70% del debito pubblico maldiviano, rappresenta ancora un gigante con il quale il piccolo arcipelago non potrà certo smettere di avere a che fare.

Per questa settimana è tutto.

Alla prossima elezione!

Skorpios

 

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