ll GIRAMONDO – Uno sguardo a sondaggi ed elezioni in giro per il Mondo: il Calendario Elettorale dell’anno nuovo e le 10 elezioni da tenere d’occhio nel 2018.

ll GIRAMONDO – Uno sguardo a sondaggi ed elezioni in giro per il Mondo: il Calendario Elettorale dell’anno nuovo e le 10 elezioni da tenere d’occhio nel 2018.

Anno elettorale apparentemente secondario quello che si apre, ma cruciale per i destini dell’America Latina, dove andranno alle urne per eleggere un nuovo Presidente della Repubblica ben 6 paesi dell’America centrale e meridionale (Messico, Brasile, Colombia, Venezuela, Paraguay e Costarica), e anche per la stabilità dell’Unione Europea, in vista dei risultati delle elezioni in Italia.

La TOP TEN delle elezioni 2018.

1 Italia

Le elezioni parlamentari del 2018 saranno tra le più incerte della storia della Repubblica, non tanto per il risultati dei singoli partiti quanto per la formazione del governo successiva al voto che, a seconda del risultato elettorale e degli accordi post-elettorali, potrebbe vedere un governo Lega-FI-FdI-centristi, FI-PD-centristi-LeU, M5S-Lega-FdI o addirittura M5S-PD-LeU.

Le conseguenze sulla stabilità dell’Unione Europea potrebbero essere gravi nel caso si formasse un governo dominato dalle forze politiche populiste più euroscettiche.

2 Brasile

La classe politica Brasiliana sta conoscendo una crisi di fiducia senza precedenti negli ultimi 40 anni da parte dell’elettorato Brasiliano.

Michel Temer, l’attuale presidente, è stato formalmente accusato di partecipazione a un’associazione a delinquere e ostruzione alla giustizia. Temer era diventato presidente nell’aprile 2016, dopo che il Parlamento brasiliano aveva votato l’impeachment per Dilma Rousseff, accusata di corruzione. Il candidato che viene dato per favorito alle elezioni di ottobre è l’ex presidente Luiz Inacio Lula da Silva, condannato in primo grado per riciclaggio di denaro e in attesa della decisione di appello. Se dovesse essere condannato definitivamente, non potrebbe assumere l’incarico di presidente

Lula è il candidato del Partito dei lavoratori, lo stesso di Dilma Rousseff. È stato presidente del Brasile per due mandati, dal 2003 al 2011. I suoi principali sfidanti sono Jair Bolsonaro, un deputato di estrema destra conosciuto per le sue dichiarazioni omofobiche e sessiste, e Marina Silva, candidato ecologista, già candidata alle presidenziali nel 2010 e nel 2014. Fare il nuovo presidente comunque non sarà facile: nel 2015 l’economia brasiliana è precipitata in una grave recessione, e oggi il tasso di disoccupazione è il più alto mai registrato negli ultimi 20 anni.

3 Messico

L’elezione di Trump e la susseguente animosità tra Messico e Stati Uniti sembra stia beneficiando elettoralmente la sinistra nazionalista messicana, in particolare Andrés Manuel López Obrador (conosciuto con la sigla AMLO), ex sindaco di Città del Messico, esponente del Movimento di rigenerazione nazionale e candidato favorito a vincere le prossime elezioni. Uno dei suoi principali avversari sarà l’ex ministro delle Finanze José Antonio Meade, che formalmente non fa parte di alcun partito politico ma che sarà il candidato della forza politica di governo, il Partito rivoluzionario istituzionale. Alle elezioni parteciperà anche Margarita Zavala, chiamata la “Hillary messicana”, moglie dell’ex presidente Felipe Calderón. Il vincitore prenderà il posto dell’attuale presidente, Enrique Peña Nieto, che ha completato i suoi sei anni di mandato, il limite consentito dalla Costituzione.