ll GIRAMONDO – Uno sguardo a sondaggi ed elezioni in giro per il Mondo: il Calendario Elettorale dell’anno nuovo e le 10 elezioni da tenere d’occhio nel 2018.

ll GIRAMONDO – Uno sguardo a sondaggi ed elezioni in giro per il Mondo: il Calendario Elettorale dell’anno nuovo e le 10 elezioni da tenere d’occhio nel 2018.

4 USA

Come di consueto, a metà del mandato presidenziale si rinnovano tutti i seggi della Camera e un terzo dei seggi del Senato, entrambi al momento controllati dai Repubblicani. Sulla carta sembra difficile che i Democratici ribaltino la situazione: alla Camera i seggi dei Repubblicani sono protetti soprattutto dal gerrymandering, mentre su 33 seggi del Senato in palio, 25 sono già in mano a senatori Democratici. Ci sono però alcune cose che nelle ultime settimane hanno fatto preoccupare i Repubblicani.

Per prima cosa, alle elezioni di metà mandato il partito che esprime il presidente paga qualcosa in termini di consenso: un po’ perché spesso l’entusiasmo dell’elezione di due anni prima si è già dissipato, un po’ perché nei primi due anni di mandato una nuova amministrazione ha appena il tempo di mettere le basi per le sue riforme più ambiziose, e poco altro. Al Senato, inoltre, i Repubblicani possono contare su una maggioranza di soli due seggi e quindi non sembra così impossibile che la situazione possa cambiare.

I Repubblicani dovranno preoccuparsi soprattutto della scarsa popolarità di Trump, registrata anche tra i suoi elettori (al momento nei sondaggi generici i Repubblicani sono indietro di oltre 10 punti rispetto ai Democratici). Più in generale c’è da considerare il fatto che gli elettori Democratici sono molto più motivati di qualche tempo fa ad andare a votare, soprattutto in funzione anti Trump.

In sintesi, per sperare di conquistare il Senato (difficile, ma fattibile) o la Camera (difficilissimo), i Democratici dovranno andare benissimo e i Repubblicani ottenere risultati deludenti un po’ ovunque. Se una delle due camere passasse ai Democratici, le speranze dei Repubblicani e di Trump di approvare riforme significative nella seconda parte del suo mandato si ridurrebbero quasi a zero.

5 Russia

Vladimir Putin ha appena confermato che correrà per un quarto (e ultimo) mandato e neanche a dirlo è il grande favorito.

Il suo avversario principale, Aleksej Navalnyj, è stato da poco escluso dalla competizione elettorale per aver questioni legate a vicende giudiziarie che lo riguardano e che gli impedirebbero di avere i prerequisiti necessari per candidarsi. In passato, Navalnyj è stato il più strenuo oppositore del Presidente russo, ma le sue proteste sono spesso finite con l’arresto, tanto che alcune organizzazioni internazionali come Amnesty International lo considerano un prigioniero politico.

I candidati, potenziali o già confermati, sono tanti: i principali sono Vladimir Zhirinvoskij (Partito Liberaldemocratico), Pavel Grudinin (Partito Comunista), Ksenia Sobchak (Iniziativa Civile, figlia del padrino politico di Putin, Anatol Sobchak). È difficile, tuttavia, immaginare che Putin non vinca queste elezioni.

Quello che è considerato il “nuovo Zar” dovrebbe restare quindi ancora al Cremlino fino al 2024.

6 Cambogia

Dopo Paul Biya (Camerun), Teodoro Obiang Nguema (Guinea Equatoriale) e Ali Khamenei (Iran), il primo ministro cambogiano Hun Sen è il leader politico al potere da più tempo in tutto il mondo (monarchi esclusi) essendo primo ministro della Cambogia dal 1985. Hun Sen ha un passato nel movimento dei Khmer Rossi, il partito comunista guidato da Pol Pot e responsabile di uno dei regimi più violenti del secondo dopoguerra. E soprattutto non ha alcuna intenzione di lasciare il suo posto a qualcun altro.

Il principale partito di opposizione cambogiano, il Partito del riscatto nazionale (PRNC), avrebbe probabilmente avuto la possibilità di competere alle prossime elezioni con il partito di governo, il Partito popolare cambogiano (CCP), se solo non fosse stato sciolto lo scorso novembre. Alle ultime elezioni locali, che si sono tenute a luglio, il PRNC aveva ottenuto il 44 per cento dei voti, nonostante qualche mese prima Hun Sen avesse costretto alle dimissioni San Rainsy, storico leader dell’opposizione cambogiana, in esilio a Parigi dalla fine del 2015.  A settembre era stato arrestato il leader del PRNC, Kem Sokha, mentre a novembre Hun Sen aveva ottenuto la dissoluzione dello stesso PRNC, eliminando da un giorno all’altro la principale forza di opposizione della Cambogia. Le elezioni saranno il 29 giugno: il risultato non sembra essere in discussione.