ll GIRAMONDO – Uno sguardo a sondaggi ed elezioni in giro per il Mondo: il Calendario Elettorale dell’anno nuovo e le 10 elezioni da tenere d’occhio nel 2018.

ll GIRAMONDO – Uno sguardo a sondaggi ed elezioni in giro per il Mondo: il Calendario Elettorale dell’anno nuovo e le 10 elezioni da tenere d’occhio nel 2018.

7 Ungheria

Non sono in vista grandi cambiamenti in Ungheria nel prossimo futuro. Stando ai sondaggi, alle elezioni parlamentari che si terranno in primavera il partito Fidesz del primo ministro Viktor Orbán potrebbe prendere il 40 per cento e superare abbondantemente la maggioranza assoluta dei seggi in parlamento. Già oggi Fidesz – partito conservatore ed euroscettico – controlla i due terzi del Parlamento. Negli ultimi anni la maggioranza parlamentare ha approvato una serie di misure antidemocratiche molto criticate dall’Unione Europea, e ha appoggiato una feroce campagna anti-immigrazione promossa da Orbán.

Per l’opposizione non sembrano esserci grandi speranze. La sinistra ungherese, dopo avere ottenuto un pessimo risultato in coalizione alle elezioni del 2014, ha deciso di dividersi di nuovo. L’altra forza politica rilevante in Ungheria è Jobbik, un partito nazionalista di estrema destra che alle ultime elezioni ha ottenuto 24 seggi sui 199 disponibili. Insomma, la cosa più probabile è che Fidesz vinca anche le prossime elezioni e che Orbán ottenga il suo terzo mandato da primo ministro

8 Pakistan

Fino a qualche mese fa le elezioni politiche in Pakistan sembravano essere una buona occasione per la Lega Musulmana di consolidare il suo potere. I sondaggi erano infatti favorevoli al partito del primo ministro Nawaz Sharif, che aveva assunto l’incarico nel 2013. A luglio però le cose sono cambiate. Diversi giornali internazionali hanno pubblicato i Panama Papers, da cui è emersa l’esistenza di rapporti poco chiari tra la famiglia di Sharif e alcune società off shore. La Corte suprema pakistana ha deciso di rimuovere dal suo incarico Sharif, il quale nel frattempo è stato accusato di corruzione.

Non è chiaro quanto lo scandalo dei Panama Papers abbia indebolito il partito di Sharif, la Lega Musulmana, ma qualcosa potrebbe avere fatto. Il principale partito di opposizione, il Movimento per la Giustizia, partito populista dell’ex giocatore di cricket Imran Khan, sembra essersene avvantaggiato. Inoltre potrebbe essere determinante il Partito popolare pakistano (centrosinistra) di Bilawal Bhutto Zardari, che alle ultime elezioni ha ottenuto il 15 per cento dei voti. Ad ogni modo il nuovo governo, di qualsiasi orientamento sarà, dovrà scendere a patti con l’esercito, la forza più potente di tutto il Pakistan.

9 Iraq

Nel parlamento uscente l’attuale Primo Ministro Haider al Abadi, è appoggiato da l’Allenza Nazionale, un raggruppamento litigioso di partiti sciiti.

Negli ultimi mesi la competizione elettorale irachena sembra essersi focalizzata attorno alla rivalità tra Abadi e Nouri al Maliki, ex primo ministro iracheno considerato responsabile di buona parte delle politiche settarie e discriminatorie contro i sunniti adottate dal governo dopo la fine della guerra tra americani e Saddam Hussein. Se Abadi dovesse riottenere la fiducia per un nuovo mandato sarebbe una buona notizia per gli Stati Uniti; se invece a vincere dovesse essere Maliki sarebbe una buona notizia per l’Iran.

Abadi potrebbe sfruttare la recente popolarità raggiunta grazie alla riconquista di Mosul e alla sconfitta dello Stato Islamico in Iraq; Maliki sembra invece poter contare sull’appoggio delle Forze di mobilitazione popolare, cioè l’insieme di milizie sciite – la maggior parte delle quali molto vicine all’Iran – che hanno partecipato alla guerra contro l’ISIS e che hanno contribuito alla sua sconfitta. Al di là di tutto, il nuovo governo iracheno avrà un mucchio di problemi da affrontare: la ricostruzione post-bellica, la presenza di milizie armate fuori dal controllo statale, il conflitto con il Kurdistan iracheno e la corruzione, solo per dirne alcune.

10 Svezia

In Svezia secondo i sondaggi né la coalizione di centrodestra né quella di centrosinistra potrebbero avere i numeri per governare dopo le elezioni del 9 Settembre. Dovranno fare i conti con la destra xenofoba degli “Svedesi Democratici”, che dovrebbe prendere oltre il 15% dei voti. Quindi, se regge il patto tra i partiti maggiori per evitare qualsiasi accordo con l’estrema destra, o i socialdemocratici allargheranno la coalizione di governo a i partiti di centro o si potrebbe andare verso una “grande coalizione” in salsa svedese.