ll GIRAMONDO – Uno sguardo a sondaggi ed elezioni in giro per il Mondo: Cile, il centrodestra dell’ex presidente Sebastián Piñera si appresta a tornare a La Moneda

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Domenica 19 Novembre i cittadini cileni vanno alle urne per eleggere il Presidente della Repubblica, rinnovare la Camera dei Deputati, metà del Senato e tutti i consigli regionali.

Il Presidente della Repubblica è eletto per un periodo di quattro anni, così come i 155 membri della Camera e i 278 membri dei consigli regionali. Il Senato è attualmente composto da 43 membri eletti per un periodo di 8 anni. Il Senato viene rinnovato per metà ogni 4 anni.

A seguito di una riforma elettorale nel 2015, la Camera dei Deputati è cresciuta da 120 a 155 membri, mentre il Senato è aumentato da 38 a 43 membri. Nelle elezioni del 2013 erano stati rinnovati 20 seggi del senato. Stavolta quindi si rinnovano i rimanenti 18 seggi più i 5 aggiuntivi, per un totale di 23.

Tutte i nuovi eletti assumeranno l’incarico l’11 marzo 2018.

Questa sarà la prima elezione generale in cui i cileni potranno votare dall’estero.

Inoltre, per la prima volta, una quota di genere del 40% sarà stabilita per i candidati di ogni partito politico nelle elezioni parlamentari.

 

Il governo del Cile è una repubblica rappresentativa democratica, in cui il Presidente è sia capo di stato e capo del governo (non esiste la figura del Primo Ministro).

Il potere legislativo è attribuito sia al governo che alle due camere del Congresso Nazionale. Il sistema giudiziario è indipendente dall’esecutivo e dal legislativo. La Costituzione del Cile è stata approvata in un plebiscito nazionale nel settembre 1980, sotto il governo militare del dittatore Augusto Pinochet ed è entrata in vigore nel marzo 1981. Dopo che Pinochet ha lasciato il potere nel 1988, la Costituzione è stata modificata per facilitare futuri emendamenti alla Costituzione stessa. Nel settembre 2005 il presidente Ricardo Lagos ha firmato vari emendamenti costituzionali approvati dal Congresso, che includono l’eliminazione dei senatori a vita, la possibilità per il Presidente di rimuovere i capi dei comandanti delle forze armate e la riduzione del mandato presidenziale da sei a quattro anni, vietando la possibilità di rielezione immediata.