lL GIRAMONDO – edizione speciale: uno sguardo ai Paesi a Partito Unico (o quasi).

lL GIRAMONDO – edizione speciale: uno sguardo ai Paesi a Partito Unico (o quasi).

Legge elettorale proporzionale, premio di maggioranza, alleanze pre-elettorali, sondaggi, exit-poll, percentuali in rialzo e in ribasso, trend positivo e negativo, seggi guadagnati e persi, coalizioni di governo?  Dimenticate tutto. Nei paesi a partito unico si vota una sola lista e non è necessario stare svegli la notte per sapere quali saranno i risultati elettorali. Esistono le nazioni formalmente a partito unico, quelle dove c’è un “partito leader” e pseudo-partiti fiancheggiatori, altre ancora che lasciano un certo numero di seggi agli indipendenti e infine altre che, pur essendo in teoria democrazie multipartitiche, sono regimi di fatto a partito unico dove un unico partito prende tutti i seggi disponibili in parlamento.1. CUBA

 

Cuba ha dal 1959 un sistema politico comunista basato sul principio “un solo stato, un solo partito”. Cuba è costituzionalmente definita come uno stato socialista marxista-leninista guidato dalle idee politiche di Marx, Engels e Lenin. La presente Costituzione attribuisce al ruolo del Partito Comunista di Cuba la “forza guida della società e dello stato” e in quanto tale ha la capacità di stabilire una politica nazionale. Il Partito Comunista Cubano fu fondato dal Fidel Castro nel 1965 dalla  fusione del Partito Popolare Socialista e altri movimenti legati alla rivoluzione cubana.

Il potere esecutivo è esercitato dal governo, che è rappresentato dal Consiglio di Stato (eletto dal parlamento) e dal Consiglio dei ministri. Il potere legislativo è esercitato attraverso l’Assemblea Nazionale unicamerale del Potere Popolare, che è costituita come massima autorità dello stato. Con effetto dal 19 aprile 2018, Miguel Díaz-Canel è Presidente del Consiglio di Stato e Presidente del Consiglio dei Ministri. Il precedente presidente, Raúl Castro, fratello dell’ex leader Fidel Castro, rimane il Primo Segretario del Partito Comunista di Cuba e Comandante in Capo delle Forze armate rivoluzionarie. Fidel Castro regnò dal 1959 al 2006, prima che la malattia lo costringesse a consegnare il potere a suo fratello. Esteban Lazo Hernández è il presidente dell’Assemblea nazionale.

L’Assemblea Nazionale del Potere Popolare di Cuba è un parlamento unicamerale, che comprende 605 deputati eletti, uno per ciascuna regione. L’elettore trova sulla scheda una lista di candidati, tanti quanti i seggi di assegnare, e può votare o per la lista, oppure scegliere solo alcuni dei candidati. Per essere eletti, un candidato deve ottenere almeno il 50% dei voti validi, altrimenti il posto diventa vacante e il Consiglio di Stato può indire una elezione suppletiva. Ogni distretto rappresenta un singolo candidato presentato dalla Commissione nazionale dei candidati. Secondo la legge elettorale, il 50% dei candidati deve essere un delegato municipale, i restanti candidati provengono dai Comitati per la Difesa della Rivoluzione (CDR), e dai gruppi di contadini, studenti, donne e giovani.

Alle ultime elezioni di Marzo 2018, l’80,4% degli elettori ha votato la lista e solo il 19,6% ha scelto i singoli candidati.

 

2. REPUBBLICA SOCIALISTA DEL VIETNAM

 

Il Vietnam è una repubblica socialista a partito unico, in cui il Segretario Generale del Partito Comunista del Vietnam è il leader del Partito e capo del Politburo, detentore della posizione più alta nel sistema a partito unico. Il presidente del Vietnam è il capo dello stato e il primo ministro del Vietnam è il capo del governo in un sistema guidato dal Partito comunista del Vietnam. Il potere esecutivo è esercitato dal governo e dal presidente del Vietnam. Il potere legislativo spetta all’Assemblea nazionale del Vietnam (Quốc hội Việt Nam) formata da 500 membri eletti ogni 5 anni.  La magistratura è indipendente dall’esecutivo. Il parlamento ha adottato l’attuale Costituzione del Vietnam, la quinta, il 28 novembre 2013.

L’elezione del parlamento è effettuata su 182 collegi plurinominali, che sono ulteriormente suddivisi in “unità elettorali” che possono eleggere fino a tre deputati. Per legge ci devono essere più candidati che seggi da assegnare. I candidati che ottengono il maggior numero di voti e più della metà dei voti espressi nell’unità sono dichiarati eletti. Se alcuni seggi non sono assegnati o il tasso di partecipazione in un’unità elettorale è inferiore al 50%, in questa unità è organizzato un secondo turno e la maggioranza relativa è sufficiente per eleggere i candidati.

Il Presidente (Chủ tịch nước) è eletto dall’Assemblea nazionale per un mandato di cinque anni e agisce come comandante in capo delle Forze armate popolari del Vietnam e Presidente del Consiglio per la difesa e la sicurezza. Il governo (Chính phủ), il principale potere esecutivo dello stato del Vietnam, è guidato dal Primo Ministro, che ha diversi Vice e diversi ministri incaricati di particolari attività. Il ramo esecutivo è responsabile per l’attuazione della politica, economica, culturale, sociale, difesa nazionale, sicurezza e attività esterne dello stato. L’Assemblea nazionale è un organo legislativo unicamerale. L’Assemblea nazionale ha 500 membri, eletti con il voto popolare ogni quattro anni.

Il Partito Comunista Vietnamita ha le sue origini nel Partito Comunista Indocinese fondato da Ho Chi Minh nel 1930. Nel 1951 il partito si sciolse dando vita a tre partiti nazionali in Vietnam, Laos e Cambogia. In Vietnam nacque quindi il Partito del Lavoratori del Vietnam, che nel 1976, dopo la fine della guerra e l’unificazione del paese, assunse il nome attuale.

Alle elezioni il PCV si presenta con una lista chiamata Fronte della Patria Vietnamita. Fino al 1988 essa includeva formalmente anche il Partito Socialista e il Partito Democratico del Vietnam, che furono però successivamente sciolti. Alle ultime elezioni del 2016, il Partito Comunista ha eletto 473 deputati su 494. 19 sono andati a candidati non iscritti al partito membri del Fronte della Patria e 2 a candidati che si sono presentati autonomamente.

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