lL GIRAMONDO – Uno sguardo a sondaggi ed elezioni in giro per il Mondo: Elezioni parlamentari in Lettonia. Con il centrodestra in crisi e l’arrivo di nuovi partiti populisti reggerà la “conventio ad excludendum” dei nazionalisti lettoni contro la minoranza russa?

lL GIRAMONDO – Uno sguardo a sondaggi ed elezioni in giro per il Mondo: Elezioni parlamentari in Lettonia. Con il centrodestra in crisi e l'arrivo di nuovi partiti populisti reggerà la “conventio ad excludendum” dei nazionalisti lettoni contro la minoranza russa?

Le elezioni del 2006 videro di nuovo in testa il Partito Popolare, seguito dall’Unione dei Verdi e dei Contadini, partito ecologista conservatore, e da “Nuova Era”. Si formò quindi un’ampia coalizione di governo di centrodestra.

La OSCE in quella occasione denunciò il fatto che ad una buona parte dei cittadini russofoni non era ancora garantito il diritto di voto, in quanto considerati “stranieri”. Ancor oggi a quasi 30 anni dall’indipendenza, un 20% dei cittadini lettoni non ha diritto di voto.

Nel 2010 il panorama politico cambia totalmente. Arriva in testa la lista di centrodestra “Unità”, formata da “Nuova Era” e da altri partiti minori. Al secondo posto, con oltre un quarto dei voti si piazza la coalizione “Armonia”, di centrosinistra, formata principalmente da partiti russofoni. Terza l’Unione dei Verdi e dei Contadini. I vari partiti di centrodestra non riuscirono a formare una coalizione stabile che tenesse fuori dal governo i partiti russofoni. L’allora Presidente della Repubblica Valdis Zatlers, decise di convocare un referendum per decidere se andare ad elezioni anticipate. A seguito della vittoria dei “si”, si tennero le elezioni nel 2011, dove Zatlers decise di presentare una propria lista, il Partito Riformatore (liberalconservatore)

La Coalizione “Armonia” arrivò in testa con oltre il 28% dei voti, seguita dalla lista di Zatlers con il 21% e dalla lista “unità” con il 19%.  Questi due partiti si accordarono per tenere ancora una volta i russofoni fuori dal governo e siccome non avevano una maggioranza in parlamento, dovettero portare al governo la destra populista nazionalista di “Alleanza Nazionale”, partito che ha le sue origini negli  ambienti dell’estrema destra lettone. Successivamente il Partito Riformatore si fuse con Unità.

Nel 2014 nuovo terremoto politico. “Armonia” perde voti e seggi ma, con il 23% dei voti arriva comunque in testa, dato che “Unità” crolla da un 40% dei due partiti originari al 22%. Terzi con il 20% l’Unione dei Verdi e dei Contadini.

Si ripete lo scenario del 2011. Il secondo e il terzo partito si alleano per tenere fuori i russofoni dal governo e, per ottenere la maggioranza dei seggi, ancora una volta fanno un governo con Alleanza Nazionale. Primo ministro viene nominato Laimdota Straujuma, esponente di “Unità”, la prima volta di una donna a capo del governo Lettone. Tuttavia nel 2016, a causa di dissidi interni alla coalizione e di vari scandali in cui era implicato il gruppo dirigente di “Unità”, Straujuma si dimette e viene sostituita da Māris Kučinskis, dell’Unione dei verdi e contadini, che è ancora attualmente in carica.

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