ll GIRAMONDO – Uno sguardo a sondaggi ed elezioni in giro per il Mondo: Elezioni Presidenziali nella Repubblica Ceca. La minaccia populista all’Europa passa anche dal Castello di Praga

ll GIRAMONDO – Uno sguardo a sondaggi ed elezioni in giro per il Mondo: Elezioni Presidenziali nella Repubblica Ceca. La minaccia populista all'Europa passa anche dal Castello di Praga

Gli elettori della Repubblica Ceca sono chiamati il 12-13 Gennaio all’elezione del Presidente della Repubblica, che si tiene ogni 5 anni.

L’elezione è a doppio turno con ballottaggio tra i primi due candidati il 26-27 Gennaio nel caso nessuno ottenga la maggioranza assoluta dei voti.

Per candidarsi alla presidenza servono 50’000 firme di singoli elettori, 10 firme di Senatori e 20 di Deputati in carica. Il presidente uscente Miloš Zeman, che si ricandida per un secondo (e ultimo mandato), dovrà  competere contro altri otto candidati.

Zeman, ex primo ministro è stato infatti eletto Presidente della Repubblica Ceca nel 2013, sconfiggendo l’allora  ministro degli esteri Karel Schwarzenberg nelle prime elezioni presidenziali dirette del paese; fino al 2012  infatti il Presidente veniva eletto dal Parlamento.

PREMESSA

La Repubblica Ceca è una Repubblica parlamentare, dove il potere esecutivo è nelle mani del Primo Ministro. Tuttavia il Presidente della Repubblica non ha un ruolo semplicemente cerimoniale ma influenza la vita politica del paese, dato che nomina il Primo Ministro, i giudici della Corte Suprema, della Corte Costituzione, della Banca Centrale, decide se e quando sciogliere le Camere e soprattutto influenza la politica estera del governo.

Il sistema politico della Repubblica Ceca è un sistema multi-partitico. Il parlamento è eletto su base proporzionale.

Poiché il sistema della Repubblica Ceca produce ripetutamente governi molto deboli si è cercato spesso di modificare il sistema per l’elezione della Camera dei Deputati creando sbarramenti per partiti (5%) e per le coalizioni.

Questo, tuttavia, non evitò la situazione di stallo delle elezioni del 2006, dove sia i partiti di sinistra e quelli di destra ottennero  100 seggi su 200 e il successivo governo di centrodestra ottenne la fiducia solo grazie ad un paio di “responsabili” deputati socialdemocratici.

Dal 1993 e per circa 20 anni i due maggiori partiti sono stati quello socialdemocratico (ČSSD) e il Partito Civico Democratico (ODS). Questo schema è cambiato con le elezioni del 2013, che hanno visto l’ascesa di un nuovo partito politico, chiamato ANO 2011, fondato da Andrej Babis, uno degli uomini più ricchi del paese, che ha portato ad un indebolimento di entrambi i maggiori partiti.

Le elezioni politiche del 2013 avevano portato ad un governo tripartito formato dai socialdemocratici del Primo Ministro Bohuslav Sobotka, dall’Unione Cristiano Democratica (KDU-CSL) e appunto da ANO 2011, con Babis come vicepremier e ministro delle finanze. A causa dei crescenti dissensi con Sobotka e di una sua incrinazione per reati fiscali, Babis abbandonò il governo ad inizio 2017, pochi mesi prima della data delle elezioni.

Le elezioni del 25-26 Ottobre 2017 videro una una clamorosa avanzata di ANO 2011, che con il 29,6% diventò di  gran lunga il primo partito del paese, un crollo dei socialdemocratici, dei comunisti (KSCM), dei democristiani e dei liberalconservatori (TOP09), oltre ad una avanzata del Partito dei Pirati, divenuto il terzo partito del paese dopo i conservatori euroscettici di ODS e all’ingresso in parlamento del Partito dei Sindaci (STAN, liberalconservatori) e del Partito per la Libertà e la Democrazia diretta (SPD), partito populista fortemente xenofobo, guidato dal cittadino Ceco-Giapponese Tomio Okamura, businessman e scrittore, diventato famoso grazie alla sua partecipazione a vari programmi televisivi.