Il Mappamondo: cosa è successo nel mese di Gennaio e dove si voterà in Febbraio

Il Mappamondo: cosa è successo nel mese di Gennaio e dove si voterà in Febbraio

Mentre in USA l’amministrazione Trump muovi i suoi primi fragorosi passi e l’Europa è in preoccupata attesa della elezioni in Francia, Germania e nei Paesi Bassi, diamo uno sguardo rapido a cosa è accaduto nel mese di Gennaio e cosa ci attende nelle prossime settimane.

Gambia:

Lieto fine per la crisi politica in Gambia. Il presidente-dittatore Jammeh, al potere ininterrottamente dal 1994, dopo aver perso (a sorpresa) le elezioni Presidenziali di Dicembre, si è finalmente arreso alle pressioni dei paesi dell’ECOWAS  e ha lasciato il potere e il paese. Il nuovo Presidente Adama Barrow è quindi tornato nella capitale Banjul e ha preso il controllo del governo.

Nel frattempo pare siano spariti 11 milioni di dollari dalle casse della Banca Centrale e che un cargo pieno di auto di lusso sia partito insieme all’aereo dell’ex presidente, diretto verso la Guinea Equatoriale,dove verrà ospitato dal suo amico Teodoro Obiang Nguema Mbasogoun, uno dei dittatori più longevi al mondo, al potere dal 1979.

Interessante come i tre paesi principali dell’ECOWAS che più si sono adoprati per far rispettare a Jammeh l’esito delle elezioni, cioe’ Senegal, Nigeria e Ghana, siano tra i pochissimi paesi africani che hanno visto negli ultimi anni pacifici passaggi di potere a seguito di libere elezioni democratiche.

 

Macedonia:

Situazione preoccupante in Macedonia, dove continuano le consultazioni per la formazione del nuovo governo dopo le elezioni inconclusive dell’11 Dicembre.

Il primo ministro uscente, il nazionalista Gruevski, del VMRO-DPMNE ha ricevuto l’incarico di formare il nuovo governo e sta cercando di coinvolgere i suoi vecchi alleati del DUI, partito conservatore della minoranza Albanese. In caso di fallimento, l’incarico andrebbe al leader dei socialdemocratici.

Il DUI ha perso quasi la metà dei propri voti alle scorse elezioni, proprio a causa dell’alleanza con Gruevski. Il piano dei dirigenti del DUI è di fare quindi richieste inaccettabili a Grueski (tipo considerare l’Abanese lingua ufficiale del paese al pari del Macedone), far fallire quindi le trattative per il governo sia con Gruevski che con i socialdemocratici, e restare quindi altri sei mesi al potere in attesa di nuove elezioni e tempi migliori per una nuova alleanza con Gruevski.

Nel frattempo Gruevski, imitando lo stile di Erdogan, ha accusato gli USA, l’Unione Europea e le NGO finanziate dalla Open Society di Soros, di ordire complotti per far cadere il suo governo. In particolare sono nate associazioni “spontanee” di cittadini per richiedere la messa fuorilegge di tutte le NGO di OS e di investigare sui loro rapporti con membri dell’opposizione (un po’ come fa Erdogan con i Gulenisti).

In caso di nuove elezioni, con nuova vittoria di Gruesvki, e con i socialdemocratici a rischio di essere messi fuorilegge, si aprirebbe un periodo molto buio per il paese.

 

Irlanda del Nord:

Elezioni anticipate previste per 2 Marzo a seguito della caduta del governo di “grande coalizione” tra DUP (destra unionista) e Sinn Fein (sinistra repubblicana). La causa della crisi è principalmente legata allo scandalo degli incentivi sulle energie rinnovabili “cash for ash” che ha coinvolto vari esponenti del DUP, tra cui la First Minister Arlene Foster.

 

Bulgaria:

Il nuovo presidente Rumen Radev (indipendente, ex militare, appoggiato dal Partito Socialista e da vari partiti di destra nazionalista) è entrato in carica e ha convocato le elezioni anticipate per il 26 Marzo. Il Primo Minostro Borisov si era dimesso a Novembre dopo che la sua candidata era stata nettamente sconfitta  da Radev alle elezioni Presidenziali. Si annuncia adesso una battaglia serrata tra il GERB di Borisov (populista di centrodestra Europeista), e la Coalizione per la Bulgaria (PS e alleati), con la Coalizione Patriottica dei partiti della destra nazionalista come terzo incomodo.

 

Ecuador:

Elezioni Presidenziali e Parlamentari del 19 Febbraio.

Il candidato della sinistra Lenin (sic) Moreno è in vantaggio secondo i sondaggi per primo turno delle elezioni presidenziali del 17 Febbraio con percentuali comprese tra il 28% e il 35% delle intenzioni di voto. Molto distaccati (sotto il 20%) i due candidati di centro-destra. Se Moreno raggiungesse il 40% dei voti al primo turno e il secondo arrivato avesse meno del 30%, il primo verrebbe eletto senza necessità di ballottaggio.

Se eletto, Moreno sarebbe il primo presidente paraplegico del Sudamerica (fu ferito vent’anni fa durante una rapina). In passato era stato nominato come Rappresentante Speciale per i problemi dei disabili dal Segretario dell’ONU.

 

 

Liechtenstein:

Elezioni parlamentari del 5 Febbraio.

Il sistema elettorale è proporzionale con soglia dell’8%. Solo 15 deputati. Il parlamento più piccolo del mondo.

Da sempre il panorama politico è dominato da due partiti: l’Unione della Madrepatria (VU, liberalconservatori democristiani) e il Partito Borghese Progressista (FBP, liberalconservatori nazionalisti). Terzo incomodo è la Lista Libera (FL, formata da verdi, liberali e socialdemocratici).

Negli ultimi anni si è fatta strada la Lista degli Indipendenti (DU) che nel 2013 arrivò terza, con il 15.3% dei voti.

Attualmente è al governo una “grande coalizione” tra FBP e VU, guidata dal Primo Ministro Adrian Hasler (FBP).

 

India:

Elezioni delle assemblee legislative negli stati del Punjab, Uttar Pradesh, Manipur, Goa e Uttarakhand, calendarizzate a fasi tra Febbraio e inizio Marzo.

Le elezioni sono un test di medio termine per il governo del Primo Ministro Narendra Modi e del suo partito, il Bharatiya Janata Party (BJP, conservatori e nazionalisti indu).

Generalmente le elezioni negli stati indiani sono abbastanza indipendenti dalla politica nazionale e legate piuttosto alle forza dei partiti locali e alle personalità dei loro leader. Inoltre l’elettorato indiano ha una forte tendenza a votare contro gli “incumbent”, il che facilita in molti stati l’alternanza al governo.

Nonostante ciò una vittoria significativa del BJP, soprattutto nell’Uttar Pradesh (200 milioni di abitanti) avrebbe sicuramente un effetto significativo sul governo nazionale.

I sondaggio sono scarsi e contraddittori quindi vanno presi con estrema prudenza.

A Goa, dove governa il BJP e il principale partito di opposizione è l’Indian National Congress (INC, centrosinistra), la situazione dovrebbe rimanere invariata, con l’arrivo come terzo incomodo dell’Aam Aadmi Party (AAP), un partito sorto di recente, populista di centro sinistra, molto impegnato contro la corruzione (ricorda in qualche modo l’IDV di Di Pietro).

Nel Manipur, dove è al governo l’INC, il BJP dotrebbe conquistare la maggioranza.

Nell’Uttarakhand, dove l’INC governa con un seggio di maggioranza contro il BJP i sondaggi sono contraddittori, quindi potrebbe essere ancora un testa-a-testa.

In Punjab è attualmente al potere una coalizione tra il BJP e il SAD, Shiromani Akali Dal, un partito di destra della minoranza Sikh (quelli con il turbante e la barba). Il Congresso è il maggior partito di opposizione. Anche qui i sondaggi sono contraddittori. Sara una battaglia a tre SAD-BJP, INC e AAP.

Infine nell’enorme stato dell’Uttar Pradesh, la battaglia è tra tre schieramenti.

Da una parte abbiamo il Samajwadi Party (sinistra liberale), partito attualmente al governo, dominato dalla famiglia Yadav (il padre è il fondatore del partito, il figlio è l’attuale Chief Minister); dall’ altra il Bahujan Samaj Party, BSP (laico e socialista) partito al governo nella legislatura precedente, rappresentante della casta dei Dalit, i cosiddetti “intoccabili” e guidato dalla carismatica (e megalomane) Mayawaty; terzo incomodo il BJP, previsto in forte crescita. Il Congresso nell’ UP si è molto ridimensionato negli ultimi anni e  ha solo 28 deputati su 430.

I sondaggi, anche qui contraddittori, prevedono  alcuni una vittoria  del BJP, altri della coalizione SP-INC, con il BSP distaccato in terza posizione.

 

Indonesia:

Elezioni del Governatore di Jakarta. del 15 Febbraio

Il Governatore di Jakarta (città di 10 milioni di abitanti) è una della cariche politiche più prestigiose in Indonesia. L’attuale Presidente Indonesiano Joko Widodo è stato Governatore della città dal 2012 al 2014  prima di essere eletto alla massima carica dello stato.

Tre sono gli sfidanti principali:

1) Basuki Tjahaja Purnama, Indipendente governatore in carica, ex vicegovernatore con Widodo, cristiano protestante, di etnia cinese, appoggiato dal DPI-S (centrosinistra liberale, attualmente al governo) e dal Golkar (centrodestra, partito dell’ex dittatore Suharto).

2) Agus Harimurti Yudhoyono, giovane astro nascente della politica indonesiana, figlio dell’ ex presidente Susilo Bambang Yudhoyono, appoggiato dal Partito Democratico di suo padre (PD, centro conservatore) e da alcuni partiti di ispirazione islamico-democratica.

3) Anies Baswedan, Indipendente, ex ministro dell’educazione di Widodo, appoggiato dal GERINDRA, il Movimento per la Grande Indonesia, partito molto legato all’esercito e fondato dal discusso generale Prabowo Subianto, e dal PKS, il più islamista del partiti islamici, affiliato ai Fratelli Mussulmani.

 

La campagna elettorale è stata caratterizzata dalle false accuse mosse a Basuki (che era in vantaggio nei sondaggi), di aver insultato il Corano durante un comizio. Gruppi islamici estremisti hanno inscenato enormi manifestazioni di protesta a Jakarta contro di lui. Basuki è stato addirittura messo sotto indagine dalla magistratura e questo ha danneggiato gravemente le sue possibilità di riconferma.

Gli ultimi sondaggi disponibili a Dicembre davano un testa a testa tra Basuki e Ydhoyono, con Anies Basweden leggermente staccato.

Nel caso che nessun candidato raggiunge la maggioranza assoluta, è previsto un secondo turno di ballottaggio tra i due candidati più votati.

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