IL MAPPAMONDO – In Estonia vincono i liberali della “divina Kallas” ma serve una maggioranza. Boom estrema destra, il Paese teme Putin

IL MAPPAMONDO - In Estonia vincono i liberali della "divina Kallas" ma serve una maggioranza. Boom estrema destra, il Paese teme Putin

di Skorpios

  ESTONIA

Si sono svolte le elezioni parlamentari nella Repubblica d’Estonia, la più settentrionale delle Repubbliche baltiche, incrocio di culture, quella russa ed ex sovietica, e quella finlandese, con cui l’Estonia condivide anche lo stesso ceppo linguistico, l’ugro-finnico, nonché usi, costumi e mentalità. A Tallin, dopo un continuo testa a testa nei sondaggi, viene sconfitto (pur con percentuali dignitose) il giovane Primo Ministro uscente Juri Ratas, liberaldemocratico a capo di una grande coalizione di centro-destra e centro-sinistra, e vincono i liberali del Partito Estone delle Riforme, guidati da Kaja Kallas.

L’affluenza, in leggero calo, si è attestata al 63,7% degli aventi diritto.

Qui è possibile approfondire, grazie al contributo del collega Fabbio, la storia politica recente di questo misterioso Paese baltico.

Ratas, diventato premier a 38 anni (ma poi battuto da record ben maggiori come quello dell’austriaco Sebastian Kurz), aveva sostituito il riformista Taavi Roivas con un ribaltone parlamentare da manuale, quando il suo governo di grande coalizione era caduto tradito dagli alleati socialdemocratici e del centrodestra di Pro Patria. Gli stessi alleati si sono poi uniti con i centristi di Juri Ratas.
Il Partito di Centro, sebbene non si possa proprio ritenere un partito anti-europeo, essendo anche membro dell’ALDE, è un partito centrista con tendenze sociali che è al contempo partito di riferimento della minoranza filo-russa. Ma l’Estonia, in queste elezioni, si dimostra impaurita. Impaurita dalla minaccia di Putin, sebbene non entusiasta dell’Europa. E’ per questo che ha realmente sbancato, pur arrivando terza, l’estrema destra, che arriva quindi a contagiare un nuovo Paese rispetto al gruppo di quelli che fino ad ora erano sembrati immuni (di cui fa parte, ad esempio, la Spagna). E l’estrema destra estone ha una caratteristica particolare che la maggior parte delle estreme destre europee, specie dell’Europa occidentale, non hanno: il nazionalismo al contempo anti-europeo e anti-russo. Il Partito del Popolo Conservatore d’Estonia (EKRE), sostenitore tra l’altro di un’inquietante, ma non nuova, interpretazione di democrazia diretta, guidato dall’ex ambasciatore estone a Mosca Mart Helme è, paradossalmente, sia anti-Europa sia anti-Russia, opponendosi a ogni trattato sui confini con l’orso gigante dell’est. Il partito è comunque fortemente filo-NATO, trumpista, xenofobo (anche se la cosa suscita il sorriso visto il numero dei migranti redistribuiti, cioè poche centinaia in tutto il Paese), a favore della massima militarizzazione, e in alcuni casi ha perfino strizzato l’occhio ai negazionisti dell’Olocausto. Gente garbata.
La paura della Russia e di Putin hanno quindi portato gli elettori a scegliere da un lato più nazionalismo e dall’altro lato più europeismo. E’ per questo che due forze inconciliabili hanno vinto le elezioni.

Come si può notare dalla cartina, il Partito delle Riforme ha primeggiato in tutto il Paese, diventando il vero partito nazionalpopolare estone. Eccezioni sono state la capitale, Tallin, storicamente più a sinistra, e le regioni di Nord-Est che confinano con la Russia e più popolate dalle minoranze russofone. L’estrema destra ha invece primeggiato nelle regioni a confine con la “destrorsa” Lettonia. Nota di colore: il voto estone si divide tra rischioso meccanismo di voto online e in voto cartaceo. I più “digitali” hanno votato più liberale, e i più “analogici” hanno votato la destra EKRE.

Kaja Kallas, possibile futuro primo premier donna del Paese baltico, è una avvocatessa molto piacente, ex europarlamentare e molto europeista, che però è anche figlia di. Figlia di Siim Kallas, ex capo del Partito delle Riforme nonché ex Vicepresidente della Commissione Europea ed ex Primo Ministro del Paese, dal 2002 al 2003. Insomma, una strada familiare abbastanza spianata. Ora la “divina” Kallas ha bisogno però di una maggioranza per governare il Paese, nonostante il suo partito abbia ottenuto un risultato di almeno tre-quattro punti superiore a quello che si attendeva nei sondaggi.
Una delle proposte che fa Kallas (anche in assenza di molte alternative credibili) è quella di perdonare gli ex-traditori socialdemocratici e di Pro Patria, che hanno entrambi pagato il proprio doppiogiochismo. In particolare il Partito Socialdemocratico, che come ogni partito socialdemocratico perde quando governa con la destra, lascia a casa ben 5 parlamentari sui 15 delle scorse elezioni. La seconda proposta, è, invece, quella di fare un governo di coalizione con i rivali storici, gli sconfitti della tornata, del Partito di Centro. “Abbiamo idee differenti” ha detto “ma in Estonia i governi di coalizione sono qualcosa che avviene spesso”. Juri Ratas, premier uscente, è d’accordo con lei. Ma altri membri del partito centrista contestano questa scelta: la Kallas in particolare propone una politica  fiscale molto liberista (segnatamente, la proposta principale è quella di una flat tax ancora più piatta di quelle che già oggi caratterizzano il Paese e attraggono investimenti dall’estero sebbene a scapito della redistribuzione del reddito), aspetto che cozzerebbe con le idee più “sociali” del Partito di Centro.

Ma a parte le questioni di politica economica, tale governo rassicurerebbe gli elettori estoni visto il timore delle mire russe oppure le paure andranno a rimpolpare ancor più la destra estrema?

Per questa settimana è tutto.

Alla prossima elezione!

Skorpios

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