IL MAPPAMONDO – Finito il 2017, riassunto di un anno molto denso

IL MAPPAMONDO - Finito il 2017, riassunto di un anno molto denso

Il 2017 è stato forse uno degli anni più elettoralmente densi tra quelli di questo decennio. Ha visto infatti, oltre a un cospicuo numero di tornate elettorali, anche il rinnovo dei governi di molti membri del G7, e del G20. Si sono svolte, infatti, le elezioni nel Regno Unito, in Francia, in Germania, in Giappone, e in Corea del Sud.

La seguente vuole essere una rapida panoramica di tutti i cambiamenti (e le conferme) che abbiamo visto in questo anno tumultuoso.

FEBBRAIO

A febbraio ha inaugurato il 2017 un microStato europeo: il Lichtenstein. Elezioni, che normalmente non interessano a nessuno, dal risultato spiazzante, che hanno visto, per la prima volta, rompersi il tradizionale bipartitismo di destre molto simili tra loro, che hanno dovuto allearsi per riconfermare il premier Adrian Hasler.

MARZO

Dopo il voto in un altro microStato, la Micro(appunto)nesia, che ha riconfermato il Presidente uscente Peter Christian, il primo appuntamento elettorale veramente importante è stato quello dei Paesi Bassi, fondamentale per vedere la tenuta dell’agguato dell’estrema destra europea. Esperimento fallito, Wilders arriva secondo mentre Mark Rutte, a lunga distanza, viene riconfermato premier a capo di una Grosse Koalition da cui escono però i Laburisti, che pagano l’asservimento a Rutte, e in cui entrano i Verdi, oltre a CDA, CU, D66.
Sempre a marzo, i socialisti rivoluzionari del Fretilin vincono a Timor Est, e impongono il loro leader Lù-Olo come Presidente.
Un’altra elezione europea: torna al potere il berlusconissimo (con qualcosa in più, in particolare i presunti collegamenti con vari tipi di associazioni criminali) Bojko Borisov, che questa volta va al potere con l’aiuto dell’estrema destra dei Patrioti Uniti. I Bulgari, dopo le molte manifestazioni contro la asserita corruzione dei governi tecnici, hanno scelto di tornare alla sana corruzione tradizionale. Un’altra estrema destra va al governo in Europa.

APRILE

Ad Aprile vanno in scena le elezioni parlamentari in Armenia, dopo la trasformazione istituzionale in Repubblica parlamentare voluta dallo scaltrissimo Presidente Sargsyan, in modo da superare con arguzia il problema del limite dei mandati. Vince il suo partito, e viene confermato al Governo il suo prestanome Karen Karapetyan.
Lo stesso giorno, Lenin Moreno diviene, in un voto al cardiopalma, Presidente dell’Ecuador, permettendo alla sinistra ecuadoregna di sopravvivere nel domino delle sinistre sudamericane.
Toponomastica nelle Repubbliche de facto Caucasiche: il Nagorno-Kararabakh diventa Artsakh e il Sud Ossezia diventa Alania, riconfermando l’amico di Putin Anatoliy Bibilov alla Presidenza.
Alle Bahamas cambiamento al potere: Hubert Minnis, di centrodestra, sconfigge l’uscente Christie, di centrosinistra.
La Turchia diventa ufficialmente la dittatura presidenziale di Erdogan.

MAGGIO

Il maggio del 2017 sarà ricordato per la nascita dell’astro politico di Emmanuel Macron, che in Francia sconfigge Madame Marine Le Pen e diviene il Presidente col nuovo partito libereuropeista En Marche.
In Sud Corea, dopo l’impeachment di Park Geun-hye, va al potere il liberaldemocratico Moo Jae-in, pacifista e dialogante, ma fino a un certo punto viste le minacce del nordico e abbondante Caro Leader.
In Iran fiducia con riserva a Hassan Rouhani, anche lui dialogante firmatario del patto con Obama, durata molto poco, viste le proteste di questi giorni. Il divieto di candidatura a Mahmoud Ahmadinejad scatena in quest’ultimo sentimenti di vendetta.

GIUGNO

Nel Trono di Spade del Lesotho, fatto di intrighi e tradimenti che nemmeno a Westeros, vince l’ex premier socialdemocratico Tom Thabane, battendo la sinistra al potere.
A Malta forte conferma del centrosinistra di Joseph Muscat (uno dei pochi al governo da solo in Europa), premiato per il calo delle tasse nonostante gli scandali giudiziari, vittoria poi sporcata dal sangue della giornalista Daphne Caruana.
Nel Regno Unito Theresa May prova a ottenere più consenso in vista degli accordi per la Brexit: tenta la fortuna, ma le va male. I Conservatori non hanno la maggioranza, grazie alla inaspettata performance di Jeremy Corbyn, e hanno bisogno dei Nord-Irlandesi per formare un Governo, oltretutto molto litigioso.
In Kosovo va al potere il liberalconservatore Ramush Haradinaj, già al centro di critiche perché, come prima misura, decide di aumentarsi lo stipendio.
In Papua Nuova Guinea riconfermato l’uscente Peter O’Neill in elezioni alquanto poco trasparenti.
In Albania riconferma a gran misura del socialdemocratico un po’ renziano Edi Rama, che si prende il merito del nuovo grande periodo di sviluppo del Paese, e del ritorno di un certo numero di Albanesi immigrati in Italia a casa propria.

LUGLIO

La calda estate e le elezioni in Mongolia: vince l’ex wrestler Khaltmaagiin Battulga, un po’ matto ma che promette maggiore indipendenza energetica dalla Cina.

AGOSTO

Le elezioni in Kenya confermano l’uscente Uhuru Kenyatta, ex indagato dalla ICC per crimini contro l’umanità, della destra nazionale, ma il voto viene cancellato (sorprendentemente) dalla Corte Suprema per brogli.

SETTEMBRE

Autunno molto denso. Inizia con le elezioni in Norvegia: a dispetto dei sondaggi, torna a vincere la destra (con l’appoggio anche della destra più estrema) di Erna Solberg, la maxivichinga wannabe Merkel scandinava.
In Nuova Zelanda non si capisce bene chi sia il vincitore: dopo la fine del lunghissimo governo Key e il nuovo governo English, i conservatori arrivano primi ma perdono molti consensi. Alla fine va al potere la bella Jacinda Arden, laburista che si allea con dei populisti di destra. Governo difficile.
Ed ecco le grandi elezioni tedesche, che vedono la conferma di Angela Merkel, anche se i media italiani sottolineano con grande vigore il buon risultato di AfD. La Merkel prova a formare una maggioranza con Liberali e Verdi, ma i Liberali si smarcano in maniera demagogicamente pretestuosa. Schulz si oppone al ritorno della Grosse Koalition, sconfitta alle elezioni: ma alla fine i Socialdemocratici si piegano, e tornano a fare i portaborse della leader di lunghissimo corso. Tentano però di sembrare assertivi, per questo il Gabinetto è ancora in via di formazione.

OTTOBRE

Elezioni in Austria al centro dell’attenzione: vince, come previsto da tutti i sondaggi, il centrodestra dell’OVP presieduto dal gellatissimo Sebastian Kurz, su posizioni più anti-immigrazione e che pertanto si allea con l’estrema destra FPO, che sale al potere in un nuovo temuto governo blu-nero.
In Repubblica Ceca vince il denominato Trump ceco Andrej Babis, che però non ha nulla a che fare con Trump, ma è più simile a un Berlusconi, europeista ma populista, a seconda delle convenienze, miliardario con problemi giudiziari. Nessuno si vuole alleare con lui, ma il Presidente Zeman gli dà lo stesso l’incarico: attualmente si attende che il Parlamento voti per una difficile fiducia. Babis tenterà di convincere dei responsabili.
Elezioni nel Giappone, che però, ormai, dopo anni di governi deboli, sembra essere diventato di monolitica proprietà del conservatore Shinzo Abe.
Il Kenya ci riprova, ma il leader dell’opposizione Odinga si rifiuta di partecipare per mancanza di una gestione trasparenze. Kenyatta confermato ma finisce a schifo.
In Islanda pure: il Partito dell’Indipendenza doveva, secondo narrazione giornalistica, essere punito per gli scandali giudiziari riguardanti il padre del premier uscente di centrodestra. E invece no. Torna primo. Nonostante le proteste interne, pur di andare al potere, la leader rosso-verde Katrin Jacobsdottir forma una Grande Coalizione e diventa Primo Ministro.

NOVEMBRE

In Somaliland vince l’erede di Silanyo Muse Bihi, in elezioni (ovviamente) contestate ma comunque pacifiche, promette di battersi per un riconoscimento che probabilmente non avverrà.
A Tonga vince Akilisi Pohiva, a capo degli antimonarchici: il Re trema.
In Honduras le elezioni peggio gestite dopo le Comunali a Ragusa: i risultati arrivano in due settimane, e negli ultimi giorni, dopo un misterioso blocco, si invertono consegnando la vittoria all’uscente della destra filoamericana Juan Orlando Hernandez, che aveva esteso il proprio mandato. Proteste in tutto il Paese, ma poi arriva Natale e finisce così.

DICEMBRE

In Nepal vince la coalizione Comunista-Maoista capitanata da Khagda P. Oli (la parte più dialogante), alle prime elezioni parlamentari significative del Paese. Ma dalla base maoista, più intransigente, arrivano minacce dinamitarde.
In Cile viene archiviata la Bachelet: torna a vincere Sebastian Pinera, e il domino delle sinistre in Sudamerica vede cadere un altro pezzo.
In Catalogna si rifanno le elezioni per non far vincere gli indipendentisti, ma questi vincono lo stesso, e sostanzialmente non cambia nulla.
In Liberia si prende la rivincita il calciatore George Weah, con l’aiuto di esponenti dei vecchi regimi. Ma si prende i complimenti di Maldini.

E così finisce il 2017. Cosa ci aspetta nel 2018?
Chissà se c’è da essere ottimisti. Probabilmente no. Come sempre, ve lo racconteremo io e (come disse qualcuno) il buon Fabbio.

Un buon anno

by Skorpios

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