IL MAPPAMONDO – In Nepal si erge la bandiera rossa; in Cile tramonta un’altra sinistra sudamericana

IL MAPPAMONDO - In Nepal si erge la bandiera rossa; in Cile tramonta un'altra sinistra sudamericana

 

NEPAL

Alle elezioni parlamentari in Nepal ha vinto la coalizione comunista, dominata dal Partito Comunista del Nepal di Khagda Prasab Oli.

L’affluenza è stata stimata al 68,6%. I partiti sotto al 5%, non segnalati, hanno racimolato circa 37 seggi. Sono per lo più partiti della destra induista e partiti di sinistra minoritari. 

Queste elezioni sono state le prime vere e proprie elezioni politiche della Repubblica Federale Democratica del Nepal, dopo la fine della monarchia: finora, infatti, tutte le elezioni succedutesi dalla cacciata del Re erano destinate a rinnovare il mandato all’Assemblea Costituente. Dopo due Assemblee Costituenti e la redazione della nuova Costituzione, nel 2018 si insedierà il nuovo Parlamento.

I partiti comunisti sono stati tra coloro che più hanno spinto per la fine della monarchia. Tra questi, il Centro Maoista, reduce da un passato di guerre civili contro il Governo centrale, che è uscito dalla clandestinità e si è unito ai marxisti-leninisti per formare una grande coalizione comunista. Il merito va anche al suo odierno leader Pushpa Kamal Dahal, detto Prachanda, il suo vecchio nome di guerra, che ha rinunciato alla violenza e ha scelto la strada della riunificazione e della democrazia. Prachanda, però, ha dimostrato in queste elezioni di non saper controllare le frange più estreme del suo partito: diversi attentati, fortunatamente senza vittime, hanno segnato con la polvere nera della dinamite e della minaccia questa rivoluzionaria tornata elettorale, per dissuadere il popolo dal votare i socialdemocratici, e per avvisare il proprio leader che la strada della democrazia non è a tutti gradita. E’ comunque l’uscente Primo Ministro Shar Deuba, che aveva tentato di radunare varie forze in chiave anticomunista, lo sconfitto “politico” di queste elezioni, con il suo partito socialdemocratico Congresso Nepalese. Non lo sconfitto effettivo, visto che comunque il partito aumenta di non poco il consenso elettorale; i veri perdenti sono i partiti della destra induista, che scendono tutti sotto la soglia del 5%. I 174 seggi della sinistra unita, infatti, sono più che sufficienti a garantirle una governabilità solida.

Khagda Oli, già Primo Ministro dal 2015 al 2016, è visto come il più papabile capo del Governo. Politico di vecchissimo corso, è uscito molto prima (già dagli anni 90) dalla fase della guerriglia, e ha condotto una sinistra capace di rendersi partecipe al gioco democratico. Ma i Maoisti non sono alleati facili: già nel 2016 Prachanda aveva tradito Oli prendendo il suo posto dopo aver ritirato i suoi dalla coalizione. Vedremo come andranno questi anni, e se la sinistra riuscirà a dimostrarsi unita.

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