IL MAPPAMONDO – A Tonga il popolo è stufo della monarchia; in Honduras è caos; primo turno in Cile e continuità in Somaliland

IL MAPPAMONDO - A Tonga il popolo è stufo della monarchia; in Honduras è caos; primo turno in Cile e continuità in Somaliland

E’ una vera e propria carrellata elettorale quella di questo gelido fine autunno. In pochi giorni, si sono svolte tornate elettorali generali a Tonga, nello Stato de facto del Somaliland, e in Honduras. In Cile, inoltre, abbiamo avuto il primo turno di quelle che appaiono elezioni presidenziali combattutissime.

HONDURAS

In Honduras si sono tenute le elezioni presidenziali. L’uscente Juan Orlando Hernández, nazionalconservatore, cercava la conferma.

Hernandez è visto come il candidato delle multinazionali e degli USA. Allo stesso modo, ha ricevuto sovente accuse di corruzione fuori e dentro il Paese.
Dall’altra parte, Salvador Nasralla, fondatore di un nuovo partito anticorruzione, per la democrazia e la trasparenza e più a sinistra del Liberal Party, ma ex-amico del dittatore in fieri, poi deposto, Manuel Zelaya.
Terzo candidato, Luis Zelaya Medrano, non imparentato con Zelaya, ma proveniente dallo stesso partito, marcatamente liberista.
Ogni approfondimento sulla situazione politica honduregna e sui profili dei candidati può essere trovato nell’apposito articolo del collega Fabbio.

Il risultato delle elezioni ha generato un vero e proprio caos. Si può dire che queste elezioni siano state le meno trasparenti degli ultimi anni. Ad oggi, 4 dicembre 2017, dopo ben 10 giorni, il Tribunal Supremo Electoral non ha ancora rilasciato tutti i dati ufficiali: mancano ancora 18 seggi da spogliare, ma l’esito dovrebbe ormai essere confermato. L’affluenza è stata del 57%.

In porpora, le province dove a prevalere è stato Nasralla. Ci sono anche le più grandi città come San Pedro Sula, Trujillo e La Ceiba. In blu scuro, vince Hernandez. Hernandez ha prevalso nelle regioni rurali, ma anche nella capitale Tegucigalpa.

Dopo i primi giorni in cui a vincere ben di cinque punti, secondo i risultati, doveva essere il coagulatore dei partiti della sinistra Salvador Nasralla, con il conteggio, nei giorni più recenti, dei seggi provenienti dalle zone rurali il risultato è completamente ribaltato. A vincere è Hernandez, per pochissimi voti, addirittura aumentando i consensi dall’ultima elezione, e guadagnandosi (primo nella storia del Paese dopo la modifica costituzionale voluta da lui stesso) un secondo mandato.
Lo spoglio è rimasto fermo ben quattro giorni, ed è proceduto a rilento per gli altri. Una cosa mai vista, e che ha fatto gridare l’opposizione ai brogli. Persino il Partito Liberale, arrivato terzo, ha protestato e indicato Nasralla come il vero vincitore. C’è chi ritiene che una vittoria, col 60% dei seggi spogliati, di cinque punti, sia impossibile matematicamente da ribaltare. Così aveva detto lo stesso TSE alle elezioni precedenti. Ora, a quanto pare, le cose sono cambiate.
Proteste più e meno violente sono scoppiate in tutto il Paese. La repressione è dura: finora ci sono stati sette morti. Hernandez ha imposto lo stato di emergenza e sospeso per dieci giorni le garanzie costituzionali. Che cosa succederà? Le opposizioni chiedono il riconteggio dei voti. Ma la svolta autoritaria potrebbe essere dietro l’angolo.


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