Sondaggio SWG – Roma: un elettore su due si è pentito del voto alla Raggi

Sondaggio SWG - Roma: un elettore su due si è pentito del voto alla Raggi

Un elettore su due non rivoterebbe la Raggi sindaco. Per Swg, il 51% di quanti l’hanno scelta se n’è pentito


Crollo della fiducia: da maggio 2016 ad oggi persi 14 punti

 

Se si votasse oggi per le Comunali di Roma, la sindaca Virginia Raggi, sarebbe rivotata solo dalla metà dei suoi elettori. Non solo. Se si ripetesse il ballottaggio, Raggi lo perderebbe nei confronti di Roberto Giachetti del Pd (che a giugno dello scorso anno stracciò 67 a 33) e uscirebbe sconfitta anche se lo sfidante fosse la nazionalista Giorgia Meloni oppure il centrista Alfio Marchini.Sondaggio SWG: fiducia in netto calo per Virginia Raggi

Sondaggio SWG: solo il 49% rivoterebbe la Raggi

 

A dirla tutta la Raggi correrebbe il rischio di non arrivare proprio al ballottaggio, mentre il M5S raggiungerebbe quota 27%, otto punti meno del 35% del primo turno del 2016 ma resterebbe il primo partito della città. Questa la fotografia del consenso degli elettori romani effettuata nei giorni scorsi da due società: SWG e Tecné. Come quelle di tutti i sondaggi si tratta di indicazioni virtuali, da prendere assieme ad un grano di sale perché destinate a cambiare in presenza di una campagna elettorale vera e propria.

E tuttavia le tendenze di lungo periodo dei due carotaggi sono univoche e cristalline. Forse il dato più eclatante è il fortissimo calo di fiducia dei romani nei confronti della sindaca, molto più forte di quello verso il M5S. I grafici SWG parlano chiaro: solo 49 dei 100 elettori che a giugno 2016 votarono la Raggi oggi la sceglierebbero di nuovo.

Si tratta di uno spostamento d’opinione immenso perché 8 mesi fa la sindaca fu plebiscitata da quasi 780 mila romani. Oggi le ridarebbero fiducia in meno di 390 mila. Il grosso dei Raggi-pentiti è tornato fra gli indecisi (21%) e gli astenuti (9%) ma – come vedremo- non tutti hanno deciso di mollare il Movimento 5 Stelle.

Significativo quel 10% (si tratta di circa 78 mila voti) che dichiara di voler votare per la leader dei Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, mentre solo il 4% dei votanti della Raggi oggi sceglierebbe il centrosinistra e Roberto Giachetti.

TENDENZA CHIARA

Le cifre di Tecné (utilizzate per la trasmissione Rai, Porta a Porta) sono altrettanto nette. Se si votasse oggi la Raggi perderebbe i ballottaggi con qualunque sfidante. Il risultato sarebbe 57% a 43 a favore di Roberto Giachetti, 61% a 39 per Giorgia Meloni e 59% a 41 nella gara con Alfio Marchini.

«E’ un po’ come se i romani si sentissero senza sindaco- spiega Enzo Risso, direttore di SWG – Tuttavia nelle loro teste non si è formata ancora un’alternativa. Si vive in una sorta di limbo amministrativo e politico». Un’analisi confermata da un altro dato che misura lo spessore della leadership di Virginia Raggi: il livello di fiducia. Secondo i dati SWG nel maggio 2016 (dunque prima delle elezioni) l’attuale sindaca godeva della fiducia del 43% dei romani. Un dato sceso già a dicembre a quota 29%, con una perdita di 14 punti che supera il calo fisiologico che colpisce qualunque eletto.

I PARTITI

Resta da riferire dei partiti. Secondo i dati SWG le tre aree politiche più grandi al momento a Roma si dividono il consenso in questo modo: 31% al centro-destra; 30,5% all’area di governo (comprendendovi un 2% attribuito agli alfaniani) e 27% ai grillini. Ma davvero i pentastellati non arriverebbero al ballottaggio se si votasse oggi per le comunali?

«Ovviamente i sondaggi non predicono il futuro – frena Risso – Si può dire però che da giugno ad oggi il M5Stelle a Roma ha visto erodere il suo consenso ma in misura decisamente inferiore allo tsunami che ha investito la sindaca Raggi. Il ballottaggio dipenderebbe dalle dinamiche politiche locali e, soprattutto, dalla scelta dei candidati.

E’ evidente che la città si è disposta ad attendere un nuovo sindaco ma non si sbilancia su uno schieramento particolare. Del resto, alle precedenti elezioni il centrodestra non ha trovato un candidato unitario e quello del Pd raccolse preferenze insufficienti». Sul fronte del consenso ai partiti vanno registrate parecchie oscillazioni. Detto del 27% assegnato al M5S, spicca il 22% attribuito al Pd che sarebbe accompagnato da un 6,5% per una lista civica di centrosinistra.

Fratelli d’Italia salirebbe al 13,5% dal 12,3 ottenuto alle elezioni vere dello scorso anno, in salita anche Forza Italia che passerebbe al 7 dal 4% del 2016 e buoni consensi (il 6%) otterrebbe anche una lista Salvini mentre una lista civica di centrodestra si aggiudicherebbe un più che potabile 4,5%. Al di fuori dei grandi schieramenti l’area di Sinistra Italiana viene quotata al 5%.

 

Fonte: il Messaggero