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Elezioni regionali 2020, VENETO: l’analisi e il pronostico BiDiMedia

Veneto, la terra di Zaia o del Centrodestra?

Per cercare di rispondere a questa domanda andiamo a confrontare la differenza Centrodestra/Centrosinistra misurata in comuni e province del Veneto per le quattro più recenti elezioni europee (2004-2009-2014-2019) e la differenza a livello nazionale. Il dato risultante, che chiamiamo “scostamento dal nazionale”, indica quanto un comune (o una provincia) sia più a destra o sinistra dell’Italia presa nel suo complesso. Se, ad esempio, nel comune X alle ultime europee il Centrodestra ha ottenuto il 60% e il Centrosinistra il 35%, ma contestualmente a livello nazionale il Centrodestra ha ottenuto il 50% e il Centrosinistra il 30%, a questo comune assegniamo (60%-35%) – (50%-30%) = 5% indicando che il comune è del 5% più a destra della media nazionale. Viceversa, valori negativi indicano che il comune è più a sinistra dell’Italia nel suo complesso. Questo modo di procedere ci aiuta ad analizzare i risultati riducendo il più possibile l’effetto delle oscillazioni nazionali.

Ricordiamo che le elezioni europee si svolgono con metodo proporzionale senza coalizioni e, dunque, per misurare la percentuale di voti a Centrosinistra e Centrodestra abbiamo di volta in volta sommato le percentuali delle singole liste collocabili in quelle due aree politiche.

Figura 4

Cominciamo osservando nella Figura 4 come, negli ultimi 15 anni, il Veneto e la maggior parte delle sue province siano state nettamente più a destra della media nazionale. È innegabile però che ci siano stati dei cambiamenti molto bruschi nel comportamento di voto dei veneti.

Dopo un lieve spostamento a destra nel 2009, il Veneto subisce un impressionante spostamento a sinistra del 10% nel 2014. Ricordiamo, però, che in quell’anno, l’Italia stessa si spostò a sinistra di 25 punti percentuali. È quindi comprensibile che molti di quei voti siano venuti da regioni più spostate a destra dove il Centrosinistra aveva più possibilità di avanzare. Non bisogna tuttavia sottovalutare la capacità che il Centrosinistra ebbe in quella tornata di convincere l’elettorato avversario, ed il Veneto ne è un ottimo esempio.

Con le successive elezioni del 2019, il Veneto si è spostato a destra, tornando a valori simili a quelli che aveva nel 2004 e 2009. Oggi la regione è circa 17 punti percentuali più a destra dell’Italia, il che la rende sostanzialmente speculare a quello che sono Emilia-Romagna e Toscana per il Centrosinistra. Il clima nazionale che in questi anni favorisce il Centrodestra rende tuttavia il vantaggio di quest’ultimo praticamente insormontabile.

A fronte di queste osservazioni, i risultati delle elezioni regionali del 2005 e 2010 risultano abbastanza ordinari. Nel 2005, con un clima nazionale favorevole, il Centrosinistra riesce a ridurre al minimo storico lo svantaggio strutturale che però è troppo ampio per essere colmato. Nel 2010, è il Centrodestra ad essere favorito dal vento nazionale e questo si traduce in una vittoria a valanga.

Le regionali del 2015, invece, risultano più problematiche. La vittoria di Zaia è troppo ampia per essere compatibile con un clima nazionale che favoriva ancora leggermente il Centrosinistra. È possibile che il voto del Centrosinistra si sia sfaldato, andando a sostenere con decisione la candidatura di Tosi, comunque alternativa a Zaia e al Centrodestra. Questo ridurrebbe lo svantaggio numerico del Centrosinistra rendendolo più compatibile con la situazione nazionale, ma è un’ipotesi poco convincente, visto soprattutto che Tosi risultò particolarmente forte nella sua provincia, Verona, la più a destra del Veneto. È quindi più plausibile che nel suo primo mandato, Zaia sia riuscito a costruire un consenso personale in grado di valicare i confini della sua coalizione politica naturale.

Un’altra osservazione che possiamo trarre dalla Figura 4 riguarda il fatto che le differenze di comportamento elettorale tra le varie province del Veneto si sono decisamente ridotte. Se infatti, nel 2009 la differenza tra le due province più estreme era di quasi 30 punti percentuali, nel 2019 si è sostanzialmente dimezzata. Infatti, le province di Verona, Vicenza e Treviso si sono spostate più a sinistra mentre Venezia e Rovigo hanno subito un netto spostamento a destra. Più stabile la situazione nella provincia di Padova, che risulta la più rappresentativa della regione, mentre quella di Belluno, anche per la scarsa popolazione, è evidentemente la più instabile.

Figura 5

Nella Figura 5 possiamo osservare lo scostamento dal nazionale per ogni comune. Nel 2004 e 2009, la quasi totalità dei comuni si colloca più a destra dell’Italia, mentre il Centrosinistra risulta avvantaggiato nell’area metropolitana di Venezia, a Padova e in pochi comuni del Polesine al confine con l’Emilia-Romagna. Lo spostamento a sinistra del 2014, si riflette in modo piuttosto generalizzato in tutta la regione. Al contrario, nel 2019 lo spostamento a destra sembra aver coinvolto maggiormente i comuni extraurbani rispetto a quelli urbani.

Nella prossima pagina andremo ad approfondire questo fenomeno cercando di capire se, come in altre regioni, anche in Veneto siano in atto dei cambiamenti significativi della geografia politica.

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