Roberto Gualtieri ha vinto le elezioni suppletive del collegio 01 di Roma, per la Camera dei Deputati. E ha vinto nettamente rispetto agli avversari (Leo di centrodestra, Canitano di Potere al Popolo, Rendina per il Movimento 5 Stelle, Rizzo per il Partito Comunista, Adinolfi del Popolo della Famiglia e infine Lo Muzio di Volt), forte di un 62%, abbondante già durante le prime fasi dello spoglio.
Tuttavia, parlando di quel collegio che corrisponde al corpo elettorale di circa 1/12 di Roma, il dato politico primario finisce qui. In queste elezioni c’è un fatto che va analizzato in special modo, a margine della vittoria del neodeputato (nonché attualmente Ministro) di questa legislatura: l’affluenza definitiva pari al 17,65%, poco meno di un sesto degli aventi diritto di quel collegio. Più o meno la stessa affluenza avuta nel collegio di Cagliari a inizio 2019 (Camera dei Deputati, con eletto Andrea Frailis per il centrosinistra) caratterizzate da un’affluenza del 15%, con il “record” positivo a Cagliari, dove votò il 17,12% degli aventi diritto.
Considerando quindi un’astensione ben superiore all’80%, diventa difficile fare riflessioni sul voto, perché mancano i riferimenti diretti con le precedenti tornate elettorali, come le europee 2019: in quell’occasione (sempre nel Collegio 01 di Roma) l’affluenza fu del 50%, e vide il M5S al 9,6%, il centrodestra al 35,6% e il centrosinistra al 52,8%, con PaP non presente.
Con questi dati, l’analisi del voto nei quartieri andati alle urne diventa così una ricerca della fedeltà elettorale, visto che è trascurabile conoscere lo spostamento delle preferenze tra le varie formazioni politiche. Tuttavia, conoscendo i flussi elettorali e la geografia del voto capitolino delle europee (ma anche delle politiche 2018), pare evidente che l’astensione abbia colpito più dell’80% degli elettori del M5S, e circa i 2/3 di chi ha votato Centrodestra.
Ciò ha così permesso a Gualtieri di affermarsi fin da subito nello spoglio, premiato anche dal minore astensionismo complessivo degli elettori di csx. Nota di controtendenza invece per gli antagonisti, la cui fedeltà dell’elettorato viene dimostrata dalle 785 preferenze della Canitano e delle 855 di Rizzo, che sommati coprono più della metà dei quasi 3000 voti ottenuti dalla somma di PaP e PC nel 2018: dimostrazione di come in quei quartieri di Roma vi sia una delle roccaforti della sinistra antagonista, testimoniata dalla presenza e la militanza attiva, dei centri sociali che si rifanno a PaP e il PC in quei quartieri.
La mappa del voto in compenso parla chiaro, e mostra come Gualtieri abbia vinto (oltre che trionfato) in tutti i quartieri andati alle urne. Ciò è indice di come l’intero collegio sia un feudo del Centrosinistra, con punte superiori ai 2/3 degli elettori andati alle urne come al Celio.
Si conferma inoltre come zona ostica al Centrodestra, nonostante un candidato noto ai romani come Maurizio Leo (ex assessore con Alemanno) e una coalizione prossima al 50% in tutti i sondaggi nazionali: rispetto a politiche ed europee, si nota inoltre un sensibile calo, con più di 5 punti percentuali.
Infine si certifica il crollo del M5S, nella città governata dalla Sindaca Raggi (appartenente appunto ai 5 Stelle) a un anno dalla scadenza del suo mandato e con il Movimento già fresco di un altro crollo nella sua roccaforte di Napoli, dov’è passato dal 42% a circa il 22% delle suppletive di febbraio. Senza alcun dubbio, il M5S è il grande sconfitto di quest’appuntamento elettorale, che ha visto un ritorno al bipolarismo classico, nonostante il centrodestra abbia confermato un problema di affermazione non indifferente per quel collegio.
In conclusione, i risultati finali di queste elezioni suppletive, che verranno replicate l’8 marzo nel collegio del Senato di Terni, lasciato vacante da Donatella Tesei (ex senatrice, ora Presidente di Regione), in Umbria:
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