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IL GIRAMONDO – Sondaggi ed elezioni in giro per il Mondo: Elezioni in Brasile: vinceranno gli eredi di Lula o l’estremista di destra Bolsonaro?

Gli anni del governo di Collor de Mello furono caratterizzati da politica fortemente liberista, supportata dall’amministrazione USA. Tuttavia presto emersero accuse di corruzione ed evasione fiscale nei suoi confronti, che portarono alla sua destituzione da parte del parlamento nel 1992. La presidenza passò al suo vice Itamar Franco. Nel frattempo, nelle elezioni legislative del 1990, il PMDB aveva perso la maggioranza dei voti e ben 20 partiti erano entrati in parlamento, iniziando quella frammentazione del quadro politico brasiliano che continua ancora oggi.

Le elezioni presidenziali del 1994 videro Lula di nuovo candidato. Contro di lui si coalizzarono i partiti di centrodestra, che fecero eleggere direttamente al primo turno Fernando Henrique Cardoso, leader del Partito Sociale Democratico Brasiliano (PSDB, liberalconservatori). Cardoso fu rieletto sempre al primo turno nel 1998, avendo ancora Lula come principale avversario.

Gli anni di Cardoso videro una notevole crescita economica del paese, un riequilibrio dei conti dello stato e una ulteriore liberalizzazione dell’economia. Tuttavia l’aumento di ricchezza complessiva non fu redistribuito alle classi sociali più basse, che videro un aumento significativo delle disuguaglianze sociali. In aggiunta l’economia del Brasile fu colpita dalla crisi delle borse asiatiche della fine degli anni ’90.

Nelle elezioni del 2002 il PSDB candidò l’ex ministro Jose Serra, che si trovò come avversario ancora una volta Lula, alla sua quarta candidatura alla presidenza.
Stavolta fu Lula ad avere la meglio, grazie anche alla sua svolta “socialdemocratica”, che gli conquistò le simpatie dell’elettorato di centro-sinistra.

Lula fu successivamente rieletto nel 2006, superando al ballottaggio Geraldo Alckmin, del PSDB.

Gli anni della presidenza Lula furono caratterizzati sia da una notevole crescita economica che da una politica di supporto alle classi sociali povere, in particolare grazie alla cosiddetta “Bolsa Família”, un imponente piano di supporto sociale alle famiglie povere. In politica estera il Brasile di Lula si allontanò dall’alleanza con gli USA, alleandosi con i governi di sinistra nazionalista del Sudamerica e allacciando buoni rapporti con Russia, Cuba e Cina.

Per implementare le sue politiche Lula fu costretto a scendere a patti con i tanti partiti rappresentati nel frammentato parlamento brasiliano. Ci furono i primi episodi di compravendita di deputati e il PT iniziò ad essere coinvolto in vari casi di corruzione.

Nel 2010, al termine del suo secondo mandato, Lula indicò l’economista di origini bulgare, Dilma Rousseff come candidato per il PT alle presidenziali. Quest’ultima si trovò come principale avversario di nuovo Jose Serra, che sconfisse nettamente al ballottaggio. Nel 2014 la Rousseff dovette affrontare un nuovo avversario, il potente governatore di Minas Gerais Aécio Neves, sempre del PSDB e stavolta riuscì a vincere al ballottaggio solo con il 51,6% dei voti.

Durante i primi anni della sua presidenza, la Rousseff continuò le politiche economiche di Lula. Tuttavia nel 2014 il Brasile fu sconvolto da una grave crisi economica, che portò il paese in recessione fino al 2016. In parallelo la magistratura cominciò ad indagare seriamente sulla corruzione della classe politica. La maggior parte dei partiti politici in parlamento fu colpita dallo scandalo di corruzione dell’azienda petrolifera statale Petrobras, della società di costruzioni Odebrecht e dall’indagine “Lava Jato”, la versione brasiliana di “Mani Pulite”.

Pur non essendo personalmente coinvolta nella corruzione, la Rousseff fu accusata di essere politicamente responsabile dello scandalo Petrobras e su deposta dal parlamento. Al suo posto fu nominato il vicepresidente Michel Temer, del PMDB. Temer cercò di far partire delle riforme economiche di tagli alla spesa pubblica per rimettere in sesto l’economia, il che lo fece diventare subito estremamente impopolare. Inoltre il parlamento votò contro una richiesta di indagini nei suoi confronti, il che aumentò ulteriormente il distacco tra i cittadini e una classe politica sempre più screditata. Nel frattempo anche Lula veniva processato ed incarcerato per un episodio di corruzione con una modalità tale da far parlare di accanimento giudiziario nei suoi confronti.

La crisi economica, la corruzione, il discredito del parlamento e dei partiti, associato ad una criminalità dilagante sono diventate le condizioni ideali per l’ascesa di un politico populista senza scrupoli, Jair Bolsonaro, espressione della destra più reazionaria del paese, che sembrava essere sparita dalla scena politica con la fine del regime militare.