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IL GIRAMONDO – Elezioni presidenziali in Afghanistan – L’ultima speranza di democrazia prima del ritorno del talebani?

I candidati presidenziali

Ashraf Ghani

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Ashraf Ghani Ahmadzai (70 anni), di etnia pashtun, è il presidente in carica, alla ricerca di un secondo mandato. Gli analisti politici lo considerano come il favorito di queste elezioni.

Dopo aver compiuto gli studi in USA e aver collaborato con varie università americane, nel 1991 è diventato dirigente della Banca Mondiale. E’ tornato in Afghanistan nel 2002 dopo la caduta del regime talebano, per lavorare come consigliere dell’allora presidente Karzai. Del 2002 al 2004 è stato Ministro delle Finanze.  Si è candidato alle elezioni del 2009 contro lo stesso Karzai, ottenendo il 3% dei voti.  Nel 2014, una volta uscito di scena Karzai, Ashraf Ghani si è candidato di nuovo alle elezioni, ottenendo il 32% dei voti al primo turno e battendo l’ex ministro degli esteri Abdullah al secondo turno con il 56% dei voti. A causa del rischio di violenze dovute alle accuse di brogli e di irregolarità da parte dei sostenitori di Abdullah, si arrivo’ ad un accordo tra i due uomini politici per un governo di unità nazionale, in cui Abdullah divenne il primo ministro di fatto del paese.

Durante la sua presidenza, l’Aghanistan ha migliorato le relazioni politiche con l’India, mentre sono peggiorate quelle con il Pakistan, i cui servizi segreti continuano ancora ad appoggiare i guerriglieri talebani. 

Il governo di unità nazionale profondamente è diventato negli anni sempre più impopolare e bloccato dalle divisioni tra i vari partiti.  Ghani si è dimostrato incapace di frenare la violenza, aumentare gli standard di vita in tutto il paese o combattere la corruzione. Nonostante la forte impopolarità , Ghani resta il candidato favorito dagli analisti dato che pochi dei suoi rivali hanno le risorse finanziarie e una forte organizzazione politica necessarie per sconfiggerlo.

Ghani .ha scelto come candidati alla vicepresidenza Amrullah Saleh, di etnia tagika, ex capo dell’intelligence e Sarwar Danish, di etnia Hazara, attuale vice presidente ed ex ministro della giustizia.

 

 

Abdullah Abdullah

Abdullah Abdullah December 2014.jpg

Abdullah Abdullah (59 anni) è l’attuale “Presidente Esecutivo” (di fatto Primo Ministro) dell’Afghanistan. Si presenta per la terza volta alle elezioni presidenziali.

Di etnia mista (padre pasthun e madre tagika), è laureato in medicina e ha lavorato come oculista negli anni del regime filosovietico.  Nel 1985 si è unito ai ribelli tagiki guidati dal comandante Massoud, dove ha coordinato il dipartimento sanitario del fronte della resistenza. Con l’arrivo dei mujihadeen al potere nel 1992 divenne capo di stato maggiore del nuovo regime.  Quando i talebani presero il potere nel 1996 entro’ a far parte dell’ Alleanza del Nord di Massoud, che raggruppava tutti i gruppi armati del paese che si opponevano ai talebani ed è diventato ministro degli esteri del Fronte Unito, che rappresentava il governo ancora riconosciuto a livello internazionale.

Con la caduta del regime talebano nel 2001, Abdullah fu nominato ministro degli esteri dell’ amministrazione provvisoria creata dagli USA, posizione che mantenne fino al 2005, quando si dimise in seguito a disaccordi con l’allora presidente Karzai.

Nel 2009 fu il principale sfidante di Karzai alle elezioni presidenziali, raccogliendo i voti della maggior parte delle minoranze etniche non-pasthun, ottenendo il 30% dei voti al primo turno e arrivando in seconda posizione, ritirandosi poi dal ballottaggio contro Karzai dopo aver denunciato i vasti brogli e le pesanti irregolarità che avevano macchiato le elezioni.

Nel 2010 ha fondato la “Coalizione Nazionale per l’Afghanistan”, che è diventato il principale movimento di opposizione democratica al regime di Karzai.

Nel 2014 si è candidato nuovamente alla presidenza, arrivando in testa con il 45% dei voti al primo turno ma perdendo al ballottaggio contro Ashraf Ghani in elezioni nuovamente contrassegnate da vasti brogli e forti irregolarità.  Per evitare il rischio di una nuova guerra civile, con la mediazione dell’amministrazione USA, fu creata per Abdullah la posizione di “presidente esecutivo”,  di fatto primi ministro, alla guida di un governo di unità nazionale. 

Durante il periodo in cui era a capo del governo, Abdullah  ha mantenuto una linea dura contro i talebani, opponendosi ai colloqui di pace sponsorizzati dagli USA. Negli ultimi anni la sua poplarità è decisamente diminuita, a causa degli scarsi risultati del governo. Tuttavia Abdullah conserva l’appoggio di alcuni dei più’ potenti leader politici del paese, tra i quali il ministro degli esteri Salahuddin Rabbani, figlio di Burhanuddin Rabbani, presidente durante il regime dei mujihadeen, e l’ex signore della guerra Abdeul Rashid Dostum,  leader della minoranza uzbeka del paese (e accusato di vari crimini di guerra e violazioni dei diritti umani).

I candidati alla vicepresidenza di Abdullah sono Enayatullah Babur Farahmand, di etnia uzbeka, ex deputato alleato di Dostum, e Asadullah Sadati, esponente di una delle maggiori tribù di etnia Hazara.

Hanif Atmar

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Mohammad Hanif Atmar (51 anni) è un ex ministro degli interni ed ex consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Ghani. Di etnia pasthun, ha studiato informatica in Gran Bretagna e ha lavorato come consulente per varie agenzie umanitarie internazionali. Lavoro’ per i servizi segreti durante il regime filosovietico e combatté contro i ribelli islamici, perdendo una gamba nel 1987 a seguito delle ferite riportate in battaglia. Dopo il crollo del regime andò’ in esilio.  Nel 2002 è tornato in Afghanistan ed è entrato nel governo come ministro pero lo sviluppo delle zone rurali.

Nel 2006 è diventato ministro della pubblica istruzione per poi passare al ministero dell’interno nel 2008. Lo scorso anno ha lasciato il governo in disaccordo con il presidente Ghani riguardo ai colloqui per un accordo di pace con i talebeni, Ghani rifiuta, mentre Atmanr considera possibile.

I suoi candidati alla vicepresidenza sono l’ex vicepresidente Yunus Qanuni, uno dei leader di Jamiat-e Islami, il gruppo politico tagiko legato che è anche una delle fazioni più potenti dei mujahedin. L’altro candidato è Mohammad Mohaqeq, un Hazara ed ex signore della guerra che è stato accusato di violazioni dei diritti umani durante la brutale guerra civile del paese.

 

 

 

 

 

 

Rahmatullah Nabil

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Rahmatullah Nabil (51 anni) è stato per due volte capo della direzione nazionale per la sicurezza dell’Afghanistan (NDS), la principale agenzia di intelligence del paese.

Nabil, di etnia pashtun, è un diretto oppositore dei talebani e il suo principale sostenitore, il Pakistan. È stato anche fortemente critico nei confronti dell’amministrazione Ghani, accusandolo della crescente insicurezza e della corruzione endemica del governo.

Rahmatullah Nabil, ingegnere civile, ha iniziato la sua carrire nei servizi di sicurezza afghani nel 2002 dopo la caduta del regime dei Talebani, fino a diventare direttore nationale dell’NSD nel 2010.

I suoi candidati alle vicepresidenza sono Murad Ali Murad, un Hazara ex vice ministro degli interni e comandante dell’esercito, e Massuda Jalal, di etnia tagika, che è stata in passato ministro per i diritti delle donne.

 

 

 

 

Gulbuddin Hekmatyar

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Gulbuddīn Hekmatyār (72 anni) è primo ministro, è stato uno dei più potenti e feroci leader dei mujahedin  islamici durante la guerra civile afghana.

Di etnia pashtun,  all’inizio degli anni ’70 iniziò a militare nei gruppi di estrema sinistra. Fu incarcerato per due anni il suo coinvolgimento in un omicidio politico. Successivamente entrò a far parte di un gruppo islamico clandestino e si rifugiò in Pakistan, dove i servizi segreti pakistani stavano iniziando ad addestrare gruppi di ribelli islamici per contrastare il regime afghano.  Durante l’esilio fondò il movimento Ḥezb-e islāmī,  il cui fine era la creazione di uno stato islamico in Afghanistan da raggiungere tramite l’insurrezione armata. La rivolta tuttavia era priva di sostegno popolare e fallì miseramente.  Hekmatyar rimase quindi alcuni anni inattivo, fino al 1979, dopo il colpo di stato filosovietico, quando gli USA tramite la CIA iniziarono a finanziare i gruppi armati ribelli afghani. La vicinanza di Hekmatyar ai servizi segreti pakistani, gli permise di ottenere 600  milioni di dollari dagli USA e ingenti finanziamenti dall’Arabia Saudita, tanto che riusci ad organizzare uno dei gruppi armati più potenti delle resistenza antisovietica. Buona parte della sua attività fu destinata a combattere gli altri gruppi guerriglieri, in particolare quelli facenti capo al leader tagiko Massoud, in modo da diventare il principale riferimento politico-militare delle forze che combattevano il regime comunista.

Nel 1992 le truppe di Massoud entrarono a Kabul, dopo aver fatto accordi con membri dell’ex regime per evitare un bagno di sangue, e fu dichiarata la creazione dello stato islamico afghano.  Hekmatyar, furioso per essere stato escluso dalle trattative per il nuovo governo, diede ordine alle sue truppe di attaccare Kabul, radendo al suolo interi quartieri della capitale. Nel 1993 fu nominato primo ministro della neonata repubblica islamica, ma questo non bastò  placare la sua sete di potere assoluto tanto che dopo pochi mesi di tregua la guerra civile ricominciò più feroce di prima. Nel 1994 Hekmatyar fu sconfitto da Massoud e costretto a ritirarsi  nel sud del paese. Il governo pakistano allora prese la decisione di cambiare cavallo e inizio’ a finanziare i talebani, considerandoli più’ forti ed affidabili di Hekmatyar.  Nel 1996 le sue truppe furono accerchiate e sconfitte da quelle talebane, che nei mesi successivi avanzarono su Kabul. Hekmatyar allora andò in esilio in Iran, dove restò fino alla fine del regime talebano nel 2002. Una volta tornato in patria, iniziò ad organizzare attacchi militari contro le truppe USA e fu accusato di un fallito attentato contro l’allora presidente Karzai. Gli USA lo accusarono anche di appoggiare militarmente il leader di Al Qaeda Osama Bin Laden.

Nel 2016, Hekmatyar è stato graziato dal governo afghano nell’ambito di un accordo di pace il che gli ha permesso di tornare all’attività politica pubblica.  Nel 2018 Hekmatyar è stato eletto deputato del parlamento e si è candidato alla presidenza in queste elezioni. I suoi candidati alla vicepresidenza sono Fazl ul-Hadi Wazin e Hafiz ul-Rahman Naqi, entrambi di etnia tagika, membri di Hezb-e Islami.

 

Nur ul-Haq Ulumi

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L’ex generale Nur ul-Haq Ulumi, 78 anni di etnia pashtun, è un ex ministro degli interni.  Originario di Kandahar,  è stato un generale del regime comunista filosovietico impegnato negli anni ’80 nella lotta contro i guerriglieri islamici.  Successivamente divenne governatore di Kandahar, dove si accordo’ con i mujihadeen per  mantenere la pace nella città.  Nominato successivamente comandante delle forze armate afghane, nel 1992 organizzò la resa dell’esercito quando le truppe di Massoud entrarono a Kabul. . Successivamente andò in esilio in Europa dove rimane fino alla caduta del regime talebano nel 2001. Eletto deputato nel 2005, nel 2015 fu nominato da Abdullah Addullah Ministro dell’Interno nel governo di unità nazionale.

 I suoi compagni di corsa sono Bashir Bezhan, un giornalista di etnia tagika che ha fondato una rivista culturale, e Mohammad Naim Ghayur, un ex funzionario dell’intelligence proveniente dalla città occidentale di Herat.

Ulumi  ha sempre difeso l’intervento sovietico in Afghanistan, sostenendo che era necessario  per mantenere l’unità del paese e non  nasconde la sua nostalgia per il vecchio regime comunista. 

 

 

 

 

Ahmad Wali Massud

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Ahmad Wali Massud (55 anni) è il fratello minore di   Ahmad Shah Masud, il leggendario comandante Tagiko che guidò la resistenza prima contro i sovietici e poi contro i Talebani, assassinato da Al Qaeda il 9 Settembre 2001.

Diplomatico di carriera, in passato è stato ambasciatore in Gran Bretagna. Ha fondato un proprio partito politico (il Partito del Movimento Nazionale dell’Afghanistan) ed ha intrapreso varie attività nel settore editoriale. Ha scelto come candidati vicepresidenti Farida Mohmand, un pashtun che era un ex ministro dell’istruzione superiore, e Latif Nazari, un Hazara che ha studiato in Iran e si è candidato senza successo al parlamento nel 2018.

 

 

 

 

 

 

Abdul Latif Pedram

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Addul Latif Pedrea , 56 annni,  di etnia takiga e lingua persiana,  è il leader del Partito del Congresso Nazionale (laico liberale). Laureato in letteratura,  durante la guerra civile fu un sostenitore del leader tagiko Massoud. Quando i talebani presero il potere fu costretto ad andare in esilio in Francia, dove rimase fino al 2002. 

Si presentò alle elezioni presidenziali del 2004, ottenendo l’1,4% dei voti e a quelle del 2009, ottenendo lo 0,3%.  Nel 2010 fu eletto in parlamento.

Latif Pedram è un forte sostenitore del secolarismo, del federalismo e dei diritti delle donne e delle minoranze etniche. Denuncia la corruzione e si oppone fermamente al fondamentalismo islamico.  Il suo partito è l’unico partito afghano non collegato ad un gruppo armato.  Se eletto vorrebbe cambiare il nome del paese in “Khorasan”, nome medievale della regione.

 I suoi candidati alle vicepresidenza sono Ehsanullah Haidari, un Hazara che ha lavorato per diverse organizzazioni internazionali a Kabul e Mohammad Sadeq Wardak, un pashtun ed ex membro dei mujahedin.

 

Altri Candidati

Nurullah Jalili

Ex funzionario del ministero degli Esteri del regime talibano,  Nurullah Jalili è un ricco uomo d’affari che possiede una società di costruzioni a Kabul.I suoi candidati alla vicepresidenza sono Khalil Roman, un ufficiale di epoca comunista di etnia tagika che ha servito come ex capo dello staff del presidente Mohammad Najibullah; e Cheragh Ali Cheragh, un funzionario sanitario che dirigeva un’università nel nord dell’Afghanistan.

Shaida Abdali

Pashtun ed ex ambasciatore in India, Shaida Abdali era membro del Consiglio di sicurezza nazionale sotto l’ex presidente Hamid Karzai. I suoi compagni di corsa sono Abdul Basir Salangi, un ex capo della polizia etnico tagiko e ex governatore; e Zulfiqar Omid, uno dei leader del movimento civile di protesta ” Movimento dell’Illumazione”, che ha accusato l’amministrazione Ghani di discriminazioni contro la minoranza Hazara.

Faramarz Tamana

Educato in India e Iran, Faramarz Tamana è un ex funzionario del ministero degli Esteri e docente universitario. I suoi candidati alla presidenza sono Sayyed Qias Saidi, un pashtun che ha lavorato per l’UNICEF; e Mohammad Amin Reshadat, un Hazara che è il rettore di un’università privata a Kabul.

Hakim Tursan

Di etnia uzbeka, Hakim Tursan era un ufficiale dei servizi segreti sotto il leader filosovietica Najibullah. Si è laureato presso la Kabul University in letteratura persiana. I suoi compagni di corsa sono Nader Shah Ahmadzai, un pashtun che dirige un think tank con base a Kabul; e Mohammad Shafi Qaisari, un altro uzbeko ed ex comunista.

Mohammad Ibrahim Alekozai

Leader di una tribù Pashtun della provincia di Kandahar, Mohammad Ibrahim Alekozai ha scelto Khadija Ghaznawi, una Hazara proprietaria della propria società di logistica; e Sayyed Same Kayani, della minoranza sciita Ismailis nel nord dell’Afghanistan, come suoi candidati alla presidenza.

Ghulam Faruq Nejrabi

Di etnia Tagika, Ghulam Faruq Nejrabi è un chirurgo della provincia di Kapisa. I suoi compagni di corsa sono Sharifullah e Mohammad Sharif Babakarkhel.

Nur Rahman Liwal

Un Pashtun, Nur Rahman Liwal è il proprietario di una società di software a Kabul. I suoi candidati alla vicepresidenza sono Abdul Hadi Zul-Hekmat e il medico Mohammad Yahya Wyar.

Enayatullah Hafiz

Un Hazara che ha una laurea in letteratura, i compagni di corsa di Enayatullah Hafiz sono Jannat Khan Fahim Chakari, un ex ufficiale dell’esercito; e Abdul Jamil Shirani, ex dipendente della Commissione indipendente per i diritti umani afgana.

Mohammad Shahab Hakimi

Un Pashtun della provincia di Maidan Wardak, Hakimi ha lavorato come docente universitario a Kabul e più recentemente come direttore del Centro di rilevamento delle mine. I suoi compagni di corsa sono Nur ul-Habib Hasir e Abdul Ali Sarabi.

 

 

Concludiamo nella prossima ed ultima pagina con i sondaggi elettorali.

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