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IL GIRAMONDO – Elezioni in Indonesia. Il “tradimento” di Jokowi riporta al potere i generali di Suharto

Image:Flag of Indonesia (bordered).svg - Wikipedia, the free ...Il popolo della terza democrazia più grande del mondo si recherà alle urne il 14 febbraio in un’elezione molto complessa per eleggere il presidente , il vicepresidente, la Camera dei rappresentanti (DPR), il Senato (DPD) e i rappresentanti delle amministrazioni locali.

Più di 204 milioni dei 270 milioni di indonesiani sono registrati per votare e, sebbene il voto non sia obbligatorio, il giorno delle elezioni è un giorno festivo, quindi l’affluenza alle urne è generalmente alta: l’81% alle ultime elezioni del 2019, secondo la Commissione elettorale generale indonesiana.  Ci sono 18 partiti politici nazionali che partecipano alle elezioni, con 575 seggi parlamentari in palio.  L’attuale presidente indonesiano, Joko Widodo, popolarmente noto come Jokowi, non  può candidarsi per un terzo mandato a causa dei limiti  stabiliti dalla costituzione.

Come in molti paesi del mondo, la principale preoccupazione degli indonesiani è il costo della vita e la capacità di provvedere a se stessi e alle proprie famiglie. La crescita economica è rallentata al 5,05% nel 2023 rispetto al 5,3% dell’anno precedente, principalmente a causa delle deboli esportazioni e dei prezzi più bassi delle materie prime. Il tasso di disoccupazione è del 5,32% e il salario mensile medio in tutta l’Indonesia era di 3,18 milioni di rupie (203 dollari).  Altre questioni includono i diritti umani e il declino democratico in Indonesia, con le proteste studentesche che nelle ultime settimane sono esplose nei campus universitari per richiedere elezioni giuste e trasparenti. La legge elettorale indonesiana pone dei limiti molto stretti sulle candidature per la presidenza. In queste elezioni ci sono quindi solo 3 candidati presidente con i loro rispettivi candidati vicepresidente.

Il rapporto tra le dinastie politiche e lo stato della democrazia del paese sono stati oggetto di dibattito. C’è disagio tra i gruppi della società civile, e altri, riguardo al fatto che Jokowi stia cercando di mantenere la propria influenza anche dopo aver lasciato l’incarico.  Ha fatto scalpore che Jokowi non abbia appoggiato il candidato del proprio partito il Partito Democratico di Lotta (PDI-P), di centrosinistra,  cioè l’ex governatore di Giava Centrale, Ganjar Pranowo, ma si sia messo d’accordo con il suo ex rivale, l’ex generale Prabowo Subianto, leader del partito di destra Gerindra, per candidare alla vicepresidenza suo figlio, il 36-enne Gibran Rakabuming Raka, sindaco della città di Surakarta. Gibran ha potuto candidarsi come vicepresidente solo dopo che un tribunale, presieduto dal cognato di Jokowi, ha modificato i criteri di ammissibilità, (il limite minimo era 40 anni) una decisione che ha suscitato polemiche. Prabowo è appoggiato da un gruppo di 8 partiti che vanno dalla destra nazionalista ai progressisti socialdemocratici, mentre Pranowo, oltre che dal PDI-P è appoggiato da un partito moderato islamico e da altri due piccoli partiti.  Il terzo candidato alla presidenza Anies Baswedan è l’ex governatore di Giakarta, che si presenta come laico e indipendente ma che è appoggiato da alcuni partiti di destra islamica.

Con l’abbassamento dell’età minima per votare a 17 anni, I giovani elettori in queste elezioni costituiscono più della metà dell’elettorato e i candidati hanno compiuto uno sforzo concertato per indirizzarli attraverso campagne sui social media. Tutti i candidati hanno utilizzato  attivamente le piattaforme di social media, in particolare TikTok e Instagram, che attraggono prevalentemente elettori giovani. Questo scenario contrasta con le elezioni passate, in cui le strategie elettorali tendevano ad essere più convenzionali.  C’è una notevole assenza di discussioni su programmi adattati specificamente alla fascia demografica giovanile. Invece di parlare di programmi i candidati spesso ricorrono ad espedienti politici nel tentativo di coinvolgere il gruppo demografico giovanile.

Ci sono più di 820.000 seggi elettorali in tutta l’Indonesia, un arcipelago composto da circa 17.000 isole, e il conteggio inizia non appena si chiudono le votazioni.  Molti seggi elettorali utilizzano un “conteggio rapido” – basato su un metodo di campionamento – per dare un’indicazione precoce di dove stanno andando le cose. Il risultato preliminare della commissione elettorale verrà annunciato probabilmente la sera del 14 febbraio, ma per arrivare al risultato ufficiale potrebbero occorrere fino a 35 giorni. Molto dipende dal fatto se il voto sarà equilibrato. Eventuali reclami legali da parte di uno qualsiasi dei candidati coinvolti  dovranno essere presentati entro 35 giorni dalle elezioni.  I candidati presidenziali hanno bisogno del 50% dei voti complessivi e di almeno il 20% dei voti in ciascuna provincia per ottenere la vittoria. I partiti politici hanno bisogno del 4% dei voti per entrare in parlamento. Se nessun  candidato alla presidenza supera la soglia del 50%, si passerà ad un turno di ballottaggio il 26 giugno.

 

 

IL SISTEMA POLITICO-ELETTORALE

L’Indonesia è una repubblica democratica rappresentativa presidenziale basata su un sistema multipartitico, dove il Presidente dell’Indonesia è sia capo di stato che capo del governo.  Il potere esecutivo è esercitato dal governo. Il potere legislativo è conferito sia al governo sia all’Assemblea Consultiva del Popolo (MPR), il parlamento bicamerale del paese, composto dalla Camera dei rappresentanti (DPR) e dal Senato (DPD). La magistratura è  indipendente dal potere esecutivo e legislativo.

Il presidente è eletto direttamente per un mandato di cinque anni con voto popolare.  Per presentarsi  alle elezioni presidenziale, un candidato deve essere formalmente sostenuto da un partito politico o da una sua coalizione che costituisca almeno il 20% dei seggi nella Camera dei Rappresentati o il 25% dei voti popolari nelle elezioni precedenti. I partiti politici possono rimanere neutrali se non sono in grado di proporre un proprio candidato. Tuttavia, se uno o più partiti neutrali sono in grado di sostenere un proprio candidato, sono tenuti a farlo, altrimenti rischiano di essere esclusi dalla partecipazione alle successive elezioni. Per essere dichiarato vincitore , un candidato deve ottenere il 50% del totale dei voti e almeno il 20% dei voti in più della metà delle province dell’Indonesia, altrimenti si procede ad un secondo turno di ballottaggio tra i due candidati più votati.

I 580 membri della Camera (5 in più delle scorse elezioni) sono eletti con sistema proporzionale con sbarramento del 4% in collegi elettorali plurinominali, mentre il Senato è composto da 136 senatori eletti come indipendenti  in ciascuna delle 34 province dell’Indonesia  (4 per provincia) con sistema maggioritario plurinominale a voto singolo non trasferibile. La camera detiene la maggior parte del potere legislativo perché ha il potere esclusivo di approvare le leggi. Il senato funge da organo suppletivo della camera; può proporre progetti di legge, esprimere il proprio parere e partecipare alle discussioni, ma non ha potere di approvare le leggi. L’Assemblea Consultiva del Popolo (Camera e Senato in seduta comune più alcuni rappresentati dei governi regionali) ha poteri speciali rispetto a quelli conferiti alle singole Camere. Può infatti modificare la costituzione, presenzia all’insediamento del presidente e può condurre procedure di impeachment.

Il Democracy Index dell’Economist Intelligence Unit classifica l’Indonesia come una “democrazia imperfetta” al livello di paesi tipo Colomba, Filippine, Ungheria e Thailandia.

 

 

Nelle prossime pagine, la storia politica del paese, i risultati elettorali recenti, i principali partiti politici ed i candidati alla presidenza.

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