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LA STORIA POLITICA

1947-1948 La Guerra di Indipendenza

Lo stato di Israele nasce dalla rivolta armata contro l’amministrazione britannica, iniziata nel 1939 quando il Regno Unito blocco’ l’immigrazione degli ebrei che fuggivano dalle persecuzioni in Europa verso la Palestina. Famoso fu l’episodio nel 1947 della nave Exodus, con 4500 ebrei tedeschi sopravvissuti ai campi di concentramento, che venne respinta e costretta a tornare in Europa. Nacquero gruppi militari ebraici, alcuni dei quali vere e proprie organizzazione terroristiche, dei quali facevano parte personaggi come Menachem Begin e David Ben Gurion che iniziarono a fare attentati contro obbiettivi arabi e britannici, i più famosi dei quali sarebbero stati  l’attentato al King David Hotel, che provocò quasi 100 morti e l’assassinio del mediatore dell’ONU, il conte svedese Folke Bernadotte. Nel 1947 L’ONU propose di dividere la Palestina in due stati su base etnico- religiosa. Uno per gli ebrei (compresi gli immigrati dall’Europa) e uno per gli abitanti arabi locali.  Gerusalemme sarebbe stata amministrata direttamente dall’ONU. 

Gli arabi si opposero al piano dell’ONU che secondo loro avvantaggiava nettamente gli ebrei. Gli ebrei dal canto loro erano divisi tra chi, come Ben Gurion, accettava il piano e chi come Begin, voleva il controllo di su Gerusalemme e tutta la Palestina. A causa del blocco delle trattative dell’ONU e della pressione delle fazioni nazionaliste ebree, il 14 Maggio 1947 Ben Gurion proclamò l’indipendenza dello stato di Israele.

Gli USA e l’URSS riconobbero subito il nuovo stato, cosa che non fece la Gran Bretagna. La Lega Araba considerò invece la dichiarazione di indipendenza un atto di guerra contro la popolazione araba e gli stati arabi confinanti (Egitto, Siria, Libano, Iraq e Transgiordania) invasero Israele. Le forze armate israeliane riuscirono a respingere gli invasori, occuparono quasi tutta la Palestina e nei primi mesi 1949 i paesi arabi dovettero firmare un armistizio.  La Cisgiordania e la parte orientale di Gerusalemme, compresa la città vecchia, rimase alla Transgiordania, che le annesse, cambiando il nome del paese in Giordania.

Circa 700mila arabi palestinesi furono costretti a fuggire dal paese, rifugiandosi nei paesi arabi limitrofi e creando la prima grande diaspora palestinese. I paesi arabi crearono enormi campi di accoglienza per i rifugiati palestinesi ma, con la scusa del diritto al ritorno in palestina, in nessun paese (ad eccezione della Giordania) fu permesso ai palestinesi di mischiarsi con la popolazione locale, ottenere la residenza o la cittadinanza, neanche per i loro figli che sarebbero successivamente nati negli anni successivi e sarebbe quindi rimasti apolidi.  Gli arabi rimasti nei territori conquistati da Israele furono sottoposti alla legge militare e non furono riconosciuti cittadini del nuovo stato fino al 1966.

Negli anni successivi il governo Israeliano riconobbe il diritto a tutti gli ebrei di immigrare in Israele. Questo provoco’ un esodo di 850mila ebrei dai paesi arabi verso Israele i cosiddetti ebrei sefarditi, che si aggiunsero a quelli che arrivavano dall’Europa centro-orientale, i cosiddetti ashkenaziti.

 

1948–1955: David Ben-Gurion I; Moshe Sharett

L’enorme afflusso di ebrei nel paese, molti dei quali avevano dovuto abbandonare le loro ricchezze nei paesi di origine, provocö una grave crisi economica nel paese, alleviata dagli aiuti provenienti dagli USA e dal pagamento da parte della Germania dei un enorme indennizzo di guerra.  Le elezioni anticipate del 1951 videro una conferma dela Mapai come primo partito del paese. Nel 1954 Ben-Gurion decise di ritirarsi  dalla vita politica e gli succedette l’allora ministro degli esteri Moshe Sharett.Nelle elezioni del 1955 il Mapai arrivò ancora una volta in testa e Moshe Sharett formò a un governo di sinistra in alleanza con Ahdut HaAvoda, quello che poi sarebbe diventato il Partito Laburista.

Nel frattempo in Egitto nel 1952 un colpo di stato militare aveva portato al potere una giunta militare con a capo Gamal Abdel Nasser, appoggiato dagli USA,il quale diede inizio ad una politica nazionalista panaraba anti-israeliana. Sharett dovette dimettersi a causa del cosidetto “Affare Lavon“, quando fu scoperto che il governo israeliano aveva organizzato un piano per una serie di attentati verso obbiettivi americani in Egitto. Ben-Gurion fu quindi richiamato in servizio come primo ministro.

 

1955–1963: David Ben-Gurion II

Ben-Gurion.jpg Nel frattempo Nasser stava spostando l’Egitto verso l’orbita dell’URSS, procedendo ad una politica di nazionalizzazione delle imprese egiziane. Nel 1956 l’Egitto bloccò  il Golfo di Aqaba e nazionalizzò il Canale di Suez impedendone il passaggio alle navi israeliane. Francia e Gran Bretagna, che ne avevano il controllo del Canale strinsero accordi segreti con Israele per riprenderne il controllo. L’esercito israeliano, comandato dal generale Moshe Dayan attaccò le forze egiziane e raggiunse il canale di Suez attaccandolo con i gruppi di paracadutisti comandati da Ariel Sharon, ritirandosi solo dopo l’intervento delle truppe dell’ONU, richiesto da USA e URSS.  

Le elezioni del 1959 videro ancora una volta la vittoria del Mapai, seguito dal partito nazionalista di centrodestra Herut, quello che poi avrebbe dato origine al Likud

Nel 1961 Ben-Gurion venne sfiduciato dal parlamento per uno scandalo legato all’Affare Lavon. Furono tenute elezioni anticipate che videro ancora una volta la vittoria del Mapai e il ritorno al governo di Ben-Gurion. Tuttavia gli scandali dell’Affare Lavon continuarono a perseguitare Ben Gurion, che nel 1963 dovette nuovamente dimettersi. Levi Eshkol divenne leader del Mapai e nuovo Primo Ministro.

 

1963–1969: Levi Eshkol

Il governo Eshkol realizzò un’ampio programma per la realizzazione di grandi infrastrutture idriche. Intanto nel 1964 veniva fondata l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) a cui capo sarebbe andato nel 1969 Yasser Arafat.  Per le elezioni del 1965 il Mapai presentò una lista unica con il partito Laburista, chiamata “Allineamento”, che vinse le elezioni. Al secondo posto si piazzo l’alleanza di centrodestra Gahal, comprendente i nazionalisti di Herut e il Partito Liberale.

Nel 1967, quando le truppe dell’ONU si ritirarono dallo stretto di Suez, Nasser fece bloccare il porto di Eliat, unico sbocco di Israele sul Mar Rosso. Le truppe di Siria, Giordania, Egitto e Iraq iniziarono ad ammassare truppe sul confine israeliano, pronti all’attacco. Israele allora attaccò per prima. Le forze israeliane guidate dal Ministro della Difesa Moshe Dayan e dal Generale Yitzhak Rabin iniziano le ostilità attaccando simultaneamente quelle egiziane, giordane e siriane e distruggendo a terra l’intera aviazione dei tre Paesi. In sei giorni di guerra Israele occupa il Sinai e le alture del Golan, la Cisgiordania e la Striscia di Gaza. La vittoriosa “guerra dei sei giorni” portò  ad una stretta alleanza militare ed economica di Israele con gli USA, in contrapposizione alle posizioni sempre più filosovietiche di Egitto, Siria e Iraq. 

Il 22 novembre 1967 il Consiglio di Sicurezza dell’ONU adottò la risoluzione n. 242 chiedendo ad Israele il ritiro dai territori occupati. Israele decise di mantenerne il controllo fino a che gli stati arabi non avessero firmato un trattato di pace. I territori rimasero quindi sotto amministrazione militare Israeliana, mente Gerusalemme venne riunificata e annessa ad Israele.  Nel 1968 venne creato il primo insediamento di coloni ebrei nelle zone occupate.

 

1969–1974: Golda Meir

Negli anni successivi aumentarono gli attacchi terroristici internazionali dell’OLP. Il piu’ famoso di essi avvenne nel 1972, quando un gruppo di terroristi palestinese dell’organizzazione ” Settembre Nero” stermina la  squadra israeliana che doveva partecipare alle Olimpiadi di Monaco. Israele rispose con il bombardamento del quartier generale dell’OLP in Libano,  organizzto dal generale e futuro primo ministro Ehud Barak.I

Le elezioni del 1973 vedono una nuova vittoria della lista “Allieneamento”, seguita dal Likud,  la nuova formazione politica in cui sono confluiti i principali partiti di centrodestra, guidato da Menachem Begin.  Il 6 Ottobre 1973,  giorno in cui si celebrava la festa dello Yom Kippur, gli eserciti di Siria ed Egitto, con l’appoggio di reparti armati di vari paesi arabi, danno il via ad un attaccano militare a sorpresa. Dopo una settimana di smarrimento, l’esercito israeliano contrattacca e distrugge le armate egiziane e siriane, costringendo i paesi arabi a richiedere un umiliante cessate il fuoco. Gli attentati dei gruppi terroristi palestinesi nel fratttempo si intensificano. Il 31 dicembre 1973 l’azione di un commando all’aeroporto di Fiumicino provoca 31 morti.

Nel 1974  l’ONU riconosce l’OLP come legittimo rappresentante dello stato palestinese. Arafat  ribadisce la volontà di cancellare lo stato di  Israele. Golda Meir, accusata di avere lasciato il paese militarmente impreparato alla vigilia della guerra del Kippur, si dimette e le succede Yitzhak Rabin.

 

1974–1977: Rabin I

Il governo Rabin dovette affrontare la continua ostilità delle Nazioni Unite,guidate dall’austriaco Kurt Waldheim (ex ufficiale delle SS) che spingevano per il blocco degli insediamenti nei territori occupati e il ritiro dell’esercito Israeliano da Gaza e Cisgiordania. Nel 1976 avviene un’operazione non concordata delle truppe speciali israeliane in territorio ugandese, all’aeroporto di Entebbe, per liberare i passeggeri (in maggioranza israeliani) di un aereo dell’Air France che era stato dirottato da terroristi palestinesi. L’operazione si concluse con successo, liberando 256 dei 260 passeggeri. In quell’occasione l’ONU accusò Israele di aver “violato la sovranità” dell’Uganda.

Rabin si dimise nel 1977 quando fu scoperto un conto segreto della moglie negli USA, il che fece andare il paese ad elezioni anticipate.

 

 

1977–1983: Begin

Le elezioni del 1977 furono un vero e proprio terremoto politico. Il Likud di Menachen Begin diventò il primo partito del paese, superando la lista “Allineamento” e Begin fu nominato Primo Ministro. Per la prima volta nella sua storia Israele aveva un governo di centrodestra.

Begin iniziò una vasta opera di liberalizzazione dell’economia Israeliana, con il supporto finanziario degli USA. Il governo, che includeva per la prima volta anche esponenti della comunità ultra-ortodossa ebraica, fece aumentare il numero degli insediamenti die coloni ebraici in Gaza e Cisgiordania.

Pochi mesi dopo iniziarono i colloqui di pace con l’Egitto, guidato da Anwar Sadat.  Nel Settembre del 1978, Begin e Sadat si incontrarono a Camp David, negli USA, dove, grazie alla mediazione del presidente americano Jimmy Carter  iniziarono a scrivere il trattato di pace, che venne firmato nel 1979. La penisola del Sinai fu restituita all’Egitto. Israele e l’Egitto diventarono i maggiori beneficiari al mondo degli aiuti finanziari ed economici degli USA all’estero.  Sadat sarebbe poi stato assassinato nel 1981 da un gruppo di fondamentalisti islamici durante una parata militare. Uno di questi era Ayman al-Zawahiri, futuro fondatore di Al Qaeda.

Nel 1981 le forze areee Israeliane distrussero un reattore nucleare che la Francia stava costruendo in Iraq, per conto del dittatore Saddam Hussein. Dopo tre settimane si svolsero nuove  elezioni che videro la vittoria del Likud sulla lista “Allineamento” per un solo seggio di scarto. Begin riusci a rimanere Primo Ministro grazie all’accordo con i partiti della destra religiosa.

Intanto in Libano, in preda alla guerra civile tra cristiano-maroniti, sunniti e sciiti, la situazione stava diventando sempre più grave. Il sud del paese era ormai in mano all’OLP, che utilizzava le sue basi in Libano per far partire frequenti azioni terroristiche contro Israele.  L’esercito israeliano, guidato dal ministro della difesa Ariel Sharon,  nel 1982 occupò tutta la parte meridionale del Libano, per poi lasciare il territorio occupato in mano ad  un “Esercito del Sud-Libano” affidato a gruppi armati cristiano-maroniti.  Poche settimane dopo veniva assassinato da un autobomba il presidente Libanese Bachir Gemayel, Cristiano-Maronita. Questo episodio scateno scatenò le ire delle milizie cristiane maronite, che assaltarono i campi profughi palestinesi di Sabra e Shatila, sotto il controllo militare israeliano, massacrandone gli abitanti (le stime vanno da 500 a 3000 vittime) senza che l’esercito israeliano intervenisse per fermare la carneficina.

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