In Nepal le regole elettorali vietano la pubblicazione di sondaggi e proiezioni sulle intenzioni di voto nel periodo immediatamente precedente alle elezioni. Per questo motivo, la Commissione Elettorale ha chiesto la chiusura di diversi siti web che pubblicavano exit poll e sondaggi pre-voto, sostenendo che violino il codice di condotta elettorale. In pratica, anche se alcune organizzazioni o piattaforme raccolgono dati e opinioni sul terreno, la pubblicazione ufficiale o diffusa di questi risultati è spesso bloccata o contestata dalle autorità elettorali, e non c’è quindi un quadro sistematico e ufficialmente pubblicato di sondaggi nazionali.
L’impressione comune è che nessun singolo partito è considerato favorito per ottenere una maggioranza assoluta in parlamento. Il risultato di queste elezioni potrebbe essere da un lato un declino per i grandi partiti tradizionali cioè il Congreesso Nepalese e i due principali partiti comunisti, e dall’altro l’affermazione di forze più nuove e dinamiche che si sono avvantaggiate delle proteste di massa del 2025, in particolare il Rastriya Swatantra Party (RSP), che ha costruito un forte consenso urbano legato alle richieste della cosiddetta Gen Z per trasparenza e riforme istituzionali. Il fatto che il popolare sindaco di Kathmandu ed ex rapper Balen Shah sia stato indicato dell’RSP come possibile candidato primo ministro, ha dato al partito un profilo personalistico e di rottura rispetto alle élite tradizionali.
Vista la natura frammentata del sistema politico nepalese, è quasi certo che dopo le elezioni si dovrà trovare un’alleanza in palamento per formare il prossimo governo. Las piu’ probabile al momento è una tra RSP, Congresso Nepalese e partiti minori. Questa coalizione di forze riformiste e centristi potrebbe cercare di aggregare giovani e moderati per ottenere una maggioranza, puntando su agenda anti‑corruzione e modernizzazione amministrativa. L’alternative sarebbe una nuova vittoria delle sinistra. I comunisti marxisti‑leninisti di Oli e i maoisti di Prachanda potrebbero coordinarsi con i piccoli partiti di sinistra e regionali per costruire una maggioranza basata su compromessi politici. In particolare i partiti etnici/regionali potrebbero diventare “ ago della bilancia” del prossim parlamento, chiedendo concessioni specifiche per sostenere il governo.
In ogni caso ci si aspetta che i negoziati per il governo saranno complessi e fragili. Speranze di riforme istituzionali profonde — come revisione costituzionale o riforme dell’appalto pubblico — potrebbero restare bloccate se le coalizioni non troveranno un terreno comune. Inoltre, le pressioni della Gen Z e le aspettative di cambiamento — in parte emerse dalle proteste anti‑corruzione del 2025 — potrebbero continuare a pesare sul governo successivo, anche fuori dalle urne, con manifestazioni e richieste di riforme strutturali più ambiziose. Sul fronte interno, l’incertezza politica e la possibile instabilità governativa potrebbero proseguire. Una coalizione debole potrebbe faticare a passare leggi significative o a rispondere alle sfide economiche come la disoccupazione giovanile e la crescita stagnante. Partiti tradizionali alleati in governo potrebbero subire ulteriori perdite di consensi se percepiti come incapaci di rispondere alle richieste di cambiamento.
Sul piano internazionale, un governo post‑elettorale debole potrebbe trovare difficoltà a definire una linea chiara nella politica estera. Il Nepal, situato tra due grandi vicini come India e Cina, tradizionalmente ha bilanciato relazioni con entrambi. Se la nuova leadership dovesse essere formata da un’alleanza fragile, potrebbe adottare una politica estera più cauta o oscillare tra pressioni contrapposte su investimenti, aiuti e cooperazione regionale. Una forte coalizione riformista potrebbe cercare di attrarre anche supporto da altre potenze straniere (ad esempio attraverso partnership di sviluppo non allineate), mentre un blocco più tradizionale potrebbe rafforzare legami consolidati con India e Cina senza grandi innovazioni diplomatiche.
Il nuovo primo ministro sarà in ogni caso costretto a mantenere i buoni rapporti esistenti tra India e Nepal, considerando gli stretti rapporti economici tra i due paesi (tra l’altro in India lavorano circa un milione di cittadini nepalesi) cercando tuttavia di non inimicarsi la Cina che rimane un potente ed ingombrante vicino. Anche in politica estera le posizioni del Nepal rimarranno sostanzialmente allineate a quelle dell’India, ad esempio per quanto riguarda la guerra in Ucraina, rispetto alla quale l’India e il Nepal non si sono schierati al fianco dei paesi occidentali, non imponendo sanzioni contro la Russia, anche se il Nepal, a differenza dell’India ha votato la risoluzione ONU contro l’annessione dei territori ucraini da parte della Russia, dimostrando quindi di essere più vicino dell’India alle posizioni dei paesi occidentali.
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