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IL GIRAMONDO – Elezioni in Ungheria, Orbán di nuovo vincitore (grazie alla legge elettorale)?

Hungary Flag – MapsofWorld.comDomenica 3 Aprile gli elettori ungheresi voteranno alle elezioni parlamentari per rinnovare i 199 seggi dell’Assemblea Nazionale, che determinerà il futuro governo dell’Ungheria.

L’Ungheria è una repubblica parlamentare. I 199 seggi dell’Assemblea Nazionale sono eletti con un sistema misto per un mandato di quattro anni. 106 seggi sono eletti nei distretti uninominali e i restanti 93 sono distribuiti proporzionalmente a livello nazionale con il metodo d’Hondt.

Solo sei partiti politici e una manciata di candidati indipendenti hanno presentato candidature in queste elezioni in quella che dovrebbe essere la competizione elettorale più polarizzata che il paese abbia mai visto.

Un tempo considerato “lo stato socialista meno repressivo”, l’Ungheria ha aderito alla democrazia nel 1989 ed è entrata a far parte dell’Unione Europea nel 2004. L’Ungheria è una nazione sviluppata e  ed è anche delle principali destinazioni turistiche europee, tuttavia  il paese ha recentemente subito un grave attacco allo stato di diritto da parte del governo.

Ungheria - Stemma

Víktor Orbán e il suo partito di destra Fidesz (acronimo di “Fiatal Demokraták Szövetsége” o “Alleanza dei Giovani Democratici”) governano l’Ungheria dal 2010, quando hanno vinto due terzi dei seggi dell’Assemblea Nazionale. Dopo il ritiro della Merkel, Orbán è quindi il leader della UE più longevo.

Il decennio di Orbán ha visto un declino delle istituzioni, considerato il più grave arretramento democratico subito da un paese dell’Unione Europea dalla sua creazione. L’Ungheria ha perso 69 posizioni nell’indice della libertà di stampa e 11 nell’indice della democrazia in soli dieci anni.  In contrasto con i leader che affermano di essere democratici e quelli che giustificano di essere autoritari, Orbán potrebbe essere l’unico capo di governo attuale che afferma apertamente che il suo regime è “ibrido”, descrivendo la sua forma di governo come “democrazia illiberale”.

Orbán beneficia del fatto che il passato democratico dei suoi principali oppositori è spesso più complicato del suo: i socialdemocratici del Partito Socialista Ungherese (MSZP), discendono dal Partito Comunista che ha governato l’Ungheria dal 1949 al 1989 e il partito Jobbik, fino al 2020, si considerava “neo – fascista”.

Jobbik, all’epoca partito di estrema destra con legami antisemiti, iniziò un rinnovamento che lo trasformò in un partito conservatore europeista guidato da Péter Jakab (di origine ebraica). La fazione di estrema destra del partito decise quindi di scindersi per fondare un altro partito. Nel 2019, con l’inizio del rinnovo in Jobbik, l’opposizione ha avviato un riavvicinamento che  ha portato i principali partiti di opposizione a presentare liste comuni alle elezioni amministrative. Questo ha permesso loro di ottenere vittorie significative, conquistando il sindaco di Budapest con Gergely Karácsony come loro candidato.

Successivamente, i maggiori gruppi di opposizione da sinistra a destra hanno iniziato a negoziare una coalizione formale. Questa è stata formalizzata nel dicembre 2020 e nel 2021 ha scelto il suo nome: “Uniti per l’Ungheria” (Egységben Magyarországért). La coalizione di opposizione ha tenuto le primarie l’anno scorso per scegliere il suo leader e candidato a primo ministro. Il vincitore al secondo turno è stato Péter Márki-Zay, una figura indipendente che guida il movimento politico di centrodestra “L’Ungheria per tutti”.

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La campagna elettorale è stata pesantemente segnata dalla guerra in Ucraina. Orbán, che cerca di mettere in secondo piano i suoi legami con la Russia, si è sforzato di mantenere una “posizione neutrale”, non consentendo di far passare dall’Ungheria le armi che vari paesi NATO hanno deciso di inviare in Ucraina. Márki-Zay, da parte sua, difende una politica di riavvicinamento con la Nato e ha promesso che se sarà eletto permetterà alle armi di arrivare direttamente in Ucraina dal confine ungherese. Fidesz accusa l’opposizione di avere un atteggiamento “aggressivo” che potrebbe portare il paese alla guerra,  giustificando in tal modo l’atteggiamento inerte del governo.

Orban,  a differenza dei suoi avversari dell’opposizione, ha il vantaggio di essere a capo di un unico blocco politico che non al proprio interno grandi conflitti ideologici. Oltre a questo durante la campagna elettorale ha avuto a sua disposizione l’intero apparato mediatico e le risorse statali. Infatti, oltre ai media di stato, controllati dal governo, la gran parte dei media privati sono in mano ad impresari che hanno avuto benefici economici dal governo. Vi sono quindi forti sospetti che le elezioni non saranno completamente libere ed eque.

Sebbene la coalizione di opposizione sia riuscita a rimanere unita, rischia di perdere voti a vantaggio di gruppi minoritari, che potrebbero fare la differenza nei 106 collegi uninominali. Un gruppo dissidente di estrema destra di Jobbik  ha formato  il partito “Madrepatria Nostra” (MHM). A questo si aggiunge il satirico “Partito del Cane a due Zampe” (il cui programma prevede la creazione della “Piccola Ungheria”) e la lista  No-Vax  “Partito della Vita Normale”.

I sondaggi prevedono un voto fortemente polarizzato sulle due formazioni principali ma  sembra  che l’alleanza tra Fidesz e il suo partito satellite, il KNDP (Partito popolare democratico cristiano), continuerà ad essere la forza più votata e manterrà la maggioranza parlamentare.

In ogni caso, si ritiene altamente probabile che la coalizione di opposizione riesca a strappare a Orbán la maggioranza dei due terzi (impedendogli di manipolare la costituzione a suo piacimento come ha fatto in passato). Per farlo, infatti ha bisogno di vincere  almeno 67 seggi (circa 45 nella parte proporzionale e almeno altri 22 in quella maggioritaria), il che è decisamente alla sua portata.

Lo stesso giorno si svolgerà un referendum promosso dal governo per sostenere la sua legislazione anti-LGBT.  Il referendum è composto da quattro domande che mescolano diritti gay, teoria gender, diritti dei minorenni e pornografia.  Il principale obbiettivo è di mobilitare l’elettorato conservatore, in particolare delle zone rurali, tradizionale serbatorio di voti di Orban, per spingerlo a votare anche alle elezioni politiche.

 

 

 

Questo è tutto anche per oggi. I risultati saranno commentati come sempre dai nostri egregi collaboratori della Redazione BiDiMedia.

Vi ricordo le prossime importanti scadenze elettorali: le elezioni presidenziali del 10 Aprile in Francia e le elezioni parlamentari del 24 Aprile in Slovenia.

 

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