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IL GIRAMONDO – Elezioni legislative in Nuova Zelanda: dopo la fine della fiaba di “Jacindarella” in arrivo il governo delle destre?

File:Flag of New Zealand.svg

Sabato 14 ottobre si tengono le elezioni generali, per determinare la composizione del 54° parlamento della Nuova Zelanda. .Gli elettori eleggeranno 120 membri della Camera dei rappresentanti unicamerale della Nuova Zelanda con un sistema elettorale misto maggioritario e  proporzionale (MMP).  Alle elezioni del 2020 , il Partito Laburista di centrosinistra , guidato dalla prima ministra Jacinda Ardern , aveva ottenuto la maggioranza assoluta alla Camera, la prima volta che con il sistema MMP (introdotto nel 1996 ) un partito riusciva a governare da solo.  Ciononostante, il Labour aveva comunque stretto un accordo di cooperazione con il partito dei Verdi . Il principale avversario del governo laburista è il Partito Nazionale di centrodestra , guidato da Christopher Luxon. Altri importanti partiti di opposizione sono la destra liberista di ACT New Zealand (guidato da David Seymour )  e la destra nazionalconservatrice New Zealand First (guidato da Winston Peters), mentre la sinistra del Partito dei Maori ha spesso votato i provvedimenti del governo nell’ultima legislatura.

Lo scorso 19 gennaio, con l’annuncio della Ardern che per motivi personali avrebbe  lasciato il posto di leader laburista e di capo del governo,  si è conclusa la fiaba di “Jacinderella”,  iniziata il1 agosto 2017 quando  Jacinda Ardern, fino ad allora semisconosciuta “deputy leader” del Partito Laburista  aveva sostituito il dimissionario Andrew Little a poche settimane dalle elezioni parlamentari. In quel momento il Partito Laburista era in profonda crisi, avendo perso tre elezioni di fila  contro un Partito Nazionale che sembrava invincibile.   La nuova giovane leader, con la sua simpatia e semplicità da “ragazza della porta accanto” seppe attirare in poche settimane un consenso formidabile, tanto che alle elezioni del 23 settembre il Labour ottenne il 36,9% dei voti, incrementando di quasi 12 punti il risultato delle elezioni precedenti, e conquistando 46 seggi su 120.  Ancora più sorprendente fu quello che success dopo le elezioni. Jacinda Ardern si dimostrò in quell’occasione un’abilissima negoziatrice, riuscendo a convincere  il populista nazionalconservatore Winston Peters a far entrare il suo partito, New Zealand First, in un governo di coalizione (nella quale Peters ottenne di nuovo il posto di ministro degli esteri) con il supporto del Partito Verde. Asoli 37 anni, Jacinda Ardern era diventata la più giovane donna capo di governo al mondo.  Nelle elezioni del 2020  Ardern  portò il Partito Laburista al 50% dei voti, il suo miglior risultato dal 1946.  Nel frattempo il Partito Nazionale entrava in crisi e cambiava 5 volte leader in 5 anni.

La “ragazza della porta accanto” tuttavia con il passare degli anni non è più riuscita a reggere il peso del governo, in particolare dopo il difficile periodo della pandemia di Covid–19 quando la Nuova Zelanda era stata per quasi due anni isolata dal resto del mondo. Nel marzo 2022 una grande protesta di gruppi no-vax era arrivata ad occupare il palazzo del parlamento e il Labour aveva iniziato a calare bruscamente nei sondaggi di opinione. Nel gennaio di quest’anno Ardern ha ammesso di non farcela più e di voler passare la mano.  L’ex ministro della salute leader Chris Hipkins è quindi stato nominato leader del partito e nuovo primo ministro.  Hipksin, ben lontano dal carisma e dalla simpatia della Ardern,  una volta al governo ha dovuto affrontare l’emergenza dell’inondazione di Auckland, la peggiore mai registrata e in seguito ha cancellato o congelato vari provvedimenti legislativi “progressisti” del governo Ardern,  mandando su tutte le furie i Verdi e il Partito dei Maori.

Hipkins non sembra essere stato in grado di far recuperare il consenso necessario al Labour per restare al governo.  D’altra parte tuttavia il Partito Nazionale, ideologicamente liberalconservatore, seppur in rialzo. non sembra in grado di poter governare da solo nella prossima legislatura e quindi potrebbe aver bisogno sia della destra liberista di ACT New Zealand che di quella nazionalconservatrice  di New Zealand First.  Se anche i conservatori del Partito Nazionale andassero al governo non sarà facile per Christopher Luxon far sedere allo stesso tavolo due leader populisti come David Seymour e Winston Peters che su molte questioni economiche e sociali, e in parte in politica estera, sono su fronti diametralmente opposti.

 

IL SISTEMA POLITICO-ELETTORALE

File:Coat of arms of New Zealand.svg

La Nuova Zelanda è una monarchia costituzionale strutturata come una democrazia unitaria parlamentare rappresentativa. Attuale sovrano e capo di stato della Nuova Zelanda è il Re Carlo III.

Il Parlamento della Nuova Zelanda detiene il potere legislativo ed è composto dal Re e dalla Camera dei rappresentanti. Il Re è rappresentato dal governatore generale della Nuova Zelanda quando non è presente egli stesso nel paese.

Il potere esecutivo in Nuova Zelanda si basa sul principio che “il Re regna, ma il governo governa”.  Sebbene siano parte integrante del processo di governo, il Re e il suo governatore generale rimangono politicamente neutrali e non sono coinvolti negli aspetti quotidiani del governo. I ministri sono selezionati tra i membri democraticamente eletti della Camera dei Rappresentanti. La maggior parte dei ministri fa parte del consiglio dei ministri, che è il principale organo decisionale del governo della Nuova Zelanda . Il Primo Ministro è il presiedente del consiglio dei ministri. I ministri sono nominati dal governatore generale su consiglio del primo ministro e sono tutti responsabili dinanzi al Parlamento.

La Camera dei Rappresentanti è normalmente composta da 120 membri del Parlamento (anche se a volte sono di più a causa di eventuali seggi addizionali assegnati nei collegi maggioritari). Le elezioni si tengono normalmente ogni tre anni. Il sistema di voto utilizzato è il cosiddetto “Mixed-Member Proportional Representation” (MMP). Ogni elettore può dare due voti, uno per la lista di partito politico (senza voto di preferenza) e uno per un candidato del collegio uninominale locale. I partiti politici che raggiungono la soglia (5% dei voti di lista a livello nazionale o la vittoria in un seggio uninominale) ricevono seggi alla Camera in proporzione alla percentuale dei voti di partito che ricevono. 72 dei 120 seggi sono assegnati ai parlamentari eletti nei collegi uninominali con sistema maggioritario a turno unico. I restanti 48 seggi sono assegnati ai candidati indicati nelle liste di ciascun partito, in modo che il totale dei seggi assegnati sia in proporzione ai voti di lista ottenuti da ciascun partito. Se un partito vince più collegi uninominali dei seggi a cui ha diritto in base al voto di lista, vengono aggiunti nuovi seggi in parlamento. Dei 72 collegi uninominali, 65 sono suddivisi territorialmente tra la popolazione generale, mente 7 sono destinati esclusivamente agli elettori facenti parte della minoranza maori, i quali possono decidere se far parte del registro elettorale generale o di quello maori.

Il partito politico o la coalizione di partiti con la maggioranza dei seggi alla Camera forma il governo, che deve poi ottenere un voto di fiducia in Parlamento. Dall’introduzione dell’MMP nel 1996 al 2020, nessun partito aveva ottenuto abbastanza voti per ottenere la maggioranza assoluta dei seggi. Di conseguenza, erano sempre state formate coalizioni di governo tra 2 o più partiti. Nel 2020 il Partito Laburista ha conquistato 65 seggi su 120, ma  ha comunque  stretto un patto di collaborazione con i Verdi.

Secondo il “Democratic Index” del settimanale The Economist, la Nuova Zelanda è una cosiddetta “Democrazia completa”, ed è considerato uno dei paesi più democratici del mondo assieme a Norvegia, Islanda, Svezia e Finlandia.

 

Nelle prossime pagine, la storia politica del paese, gli sviluppi politici recenti, i principali partiti politici e gli ultimi sondaggi.

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