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IL GIRAMONDO – Elezioni legislative in Nuova Zelanda: dopo la fine della fiaba di “Jacindarella” in arrivo il governo delle destre?

LA STORIA POLITICA

La Nuova Zelanda è una delle più antiche democrazie moderne. Le prime elezioni per il parlamento della Nuova Zelanda risalgono infatti al 1853 e da allora i cittadini hanno sempre continuato ad eleggere i loro rappresentanti. Nel 1856 l’allora Colonia Britannica della Nuova Zelanda ottenne il diritto all’autogoverno. Il primo capo di governo della Nuova Zelanda fu Henry Sewell, che nel 1856 per 13 giorni ricoprì l’incarico di “Segretario Coloniale”. Nel 1869 il titolo del capo di governo fu trasformato in “Premier”, che sarebbe poi diventato “Prime Minister” nel 1907, quando la Nuova Zelanda divenne un “Dominion” britannico.

All’inizio non esistevano partiti politici organizzati in Nuova Zelanda e tutti i deputati veniva eletti come indipendenti in collegi maggioritari uninominali. Le prime elezioni che videro la presenza di formazioni politiche ufficialmente registrate furono quelle del 1890, vinte dal Partito Liberale, che sconfisse nettamente i candidati conservatori, che non avevano un proprio partito ufficiale. Il Partito Liberale sarebbe poi rimasta la forza dominante della politica neozelandese fino quasi alla vigilia della Prima Guerra Mondiale. Il Partito Liberale favoriva gli interessi economici dei piccoli agricoltori, e allevatori,  mentre i conservatori rappresentavano i grandi proprietari terrieri. Nel 1893 la Nuova Zelanda fu il primo paese al mondo a garantire alle donne il diritto di voto. I governi liberali dell’epoca posero anche la basi di quello che sarebbe stato il successivo stato sociale neozelandese: introduzione delle pensioni di vecchiaia; regolazione dell’ orario di lavoro; leggi sul salario minimo e lo sviluppo di un sistema per la risoluzione delle controversie industriali che coinvolgesse le associazioni sindacali. Nel 1905 fece il suo ingresso in parlamento la “Lega Laburista”, che negli anni successivi sarebbe diventata il Partito Laburista della Nuova Zelanda.  

Nelle elezioni del 1911 i conservatori formarono il Partito della Riforma, che ottenne la maggioranza relativa dei seggi, riuscendo a formare il suo primo governo nel 1912. Allo scoppio del primo conflitto mondiale fu formata una “grande coalizione” tra Partito Riformista e Partito Liberale, che durò dal 1915 al 1919. Oltre 120 mila neozelandesi si arruolarono nell’esercito imperiale britannico, 18 mila dei quali morirono, 2700 nella sola Battaglia di Gallipoli. Dopo le elezioni del 1919, il Partito Riformista tornò a governare da solo.

Nel 1927 il Partito Liberale, in grave declino elettorale, fu dissolto e al suo posto fu fondato il Partito Unito che nelle elezioni del 1928 ottenne la maggioranza relativa del voti, formando un governo di coalizione con il Partito Laburista. Nel 1931 tuttavia la crisi economica seguita alla Grande Depressione, provocò una crisi di governo con il passaggio dei laburisti all’opposizione e l’ingresso al governo dei conservatori del Partito della Riforma. Il nuovo governo tuttavia non riuscì ad affrontare adeguatamente  gli effetti della Grande Depressione sulle classi sociali più deboli, anzi i tagli alla spesa pubblica per ridurre il debito statale furono inefficaci e impopolari. Questo portò alle elezioni del 1935 alla vittoria del Partito Laburista e alla creazione del primo governo di sinistra del paese guidato dal leader laburista Michael Joseph Savage. Il nuovo governo iniziò un programma di forte sviluppo dello stato sociale, introducendo assistenza sanitaria e istruzione gratuite oltre all’assistenza statale per anziani, infermi e disoccupati. Il Partito Riformato e il Partito Unito si fusero per diventare il Partito Nazionale che nei decessi successivi sarebbero stati il ​​principale rivale del Labour. Tuttavia, il sistema dello stato sociale è stato mantenuto e ampliato dai successivi governi nazionali e laburisti fino agli anni ’80.

Durante la seconda guerra mondiale l’esercito neozelandese contribuì con un contingente di 135mila uomini alle forze alleate, combattendo soprattutto nel Mediterraneo, con circa 10mila vittime tra i soldati neozelandesi. Nel 1947, con l’Adozione dello Statuto di Westminster,  la Nuova Zelanda diventava uno stato completamente indipendente dal governo della Gran Bretagna, lasciando tuttavia al sovrano britannico il ruolo di capo di stato.

Nel 1949 il Partito Nazionale vinse le elezioni e il suo leader, Sidney Holland, divenne capo del governo, posizione che mantenne fino al 1957. In quegli anni furono rafforzati i rapporti politici e militari con gli USA, con la firma del Trattato ANZUS, che stabiliva un’alleanza militare tra USA, Australia e Nuova Zelanda, e la partecipazione di quest’ultima nella guerra di Corea. I Nationals furono al governo per 29 anni su 35 tra il 1949 e il 1984, interrotti solo dai governi laburisti del periodo 1957-1960 a 1972-1975.

Nel 1973 l’economia del paese fu duramente colpita dalla crisi energetica globale e soprattutto dall’ingresso della Gran Bretagna nella Comunità economica europea che pose fine ai rapporti commerciali preferenziali tra i due paesi. Dal 1975 al 1984 la Nuova Zelanda fu guidata da Robert Muldoon del Partito Nazionale. Personaggio controverso, durante il suo governo adottò misure di congelamento dei salari, riduzione dell’immigrazione e delle importazione. Muldoon dovette affrontare con alcuni problemi sociali, il più importante dei quali fu il crescente fenomeno dell’emigrazione dei giovani neozelandesi verso l’Australia e la Gran Bretagna per la mancanza di prospettive. Durante gli anni di Mudloon dilagarono inflazione e disoccupazione, con un aumento vertiginoso del debito pubblico a cui contribuirono anche le pesanti sovvenzioni statali ad allevatori e agricoltori.  Nel 1984 le elezioni portano al governo i laburisti guidati da David Lange, il quale iniziò un vasto programma di liberalizzazione dell’economia, sul modello di quelle della Gran Bretagna di Margareth Thatcher, che portarono ad una rottura tra il Labour e le associazioni sindacali. Sotto il governo laburista ci fu una notevole liberalizzazione sociale, la Nuova Zelanda fu dichiarato “paese denuclearizzato” e di fatto abbandonò l’alleanza militare con gli USA.

Il discontento nei confronti delle politiche liberiste del Labour provocarono una scissione della sinistra del partito, il cosiddetto New Labour. Alle elezioni del 1990, il Labour perse oltre il 12% dei voti verso il New Labour e verso il Partito Verde, il che permise, grazie al sistema elettorale maggioritario, al Partito Nazionale di tornare al governo, mandando avanti le medesime riforme economiche liberiste che erano state iniziate dai laburisti. Le elezioni del 1993 furono vinte ancora una volta dal centrodestra, nonostante che avesse ottenuto solo il 35% dei voti, ebbe la maggioranza assoluta dei seggi a causa della divisione dei partiti di centrosinistra. Nello stesso anno fu approvata tramite referendum una modifica della legge elettorale che introduceva un sistema misto maggioritario-proporzionale, sistema che fu adottato per la prima volta nelle elezioni del 1996, nelle quali l Partito Nazionale per rimanere al governo dovette negoziare un’ accordo con i populisti del partito New Zealand First di Winston Peters.

Le elezioni del 1999 videro per la prima volta una sfida tra donne: Helen Clark per il partito laburista e Jenny Shipley del Partito Nazionale, che nel 1997 era diventata la prima donna capo del governo in Nuova Zelanda. Il risultato fu una netta vittoria del Partito Laburista che ottenne 49 seggi su 120 contro i 39 del Partito Nazionale. Helen Clark, personaggio carismatico e famoso a livello internazionale, divenne Primo Ministro a capo di una coalizione comprendere il Labour e altri partiti minori di centrosinistra, rimanendo al potere per nove anni, fino al 2008. Le politiche del governo Clark, pur mantenendo le riforme economiche dei governi precedenti, puntarono alla difesa dei diritti dei lavoratori e al miglioramento del sistema scolastico. A livello internazionale la Nuova Zelanda di Helen Clark fu in prima fila nella difesa della democrazia e dei diritti umani, nel rafforzamento del ruolo dell’ONU, e nelle trattative internazionali per riportare la pace nei paesi in guerra. Dal 2008 al 2017, dopo aver lasciato la carica di Primo Ministro, Helen Clark fu Amministratrice del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP).

I faticosi governi di coalizione, in particolare quello formato dopo le elezioni del 2005, con il “piantagrane” Winston Peters come ministro degli esteri, portarono il Labour alla sconfitta nelle elezioni del 2008, dove il Partito Nazionale, guidato dall’affabile John Key, ottenne una vittoria schiacciante, conquistando il 45% dei voti e 58 seggi su 122.  John Key divenne primo ministro a capo di un governo di coalizione con il Partito Maori e altri partiti minori di centrodestra. La popolarità trasversale di John Key (capitava ogni tanto che invitasse la gente che passava per strada dinanzi alla sede del governo a prendere il tè  nel suo ufficio) permise al Partito Nazionale di vincere tre elezioni di fila, nel 2008, 2011 e 2014.  Nel febbraio 2011, il devastante terremoto di Christchurch , la terza area urbana più grande della nazione, ebbe un impatto significativo sull’economia nazionale, tanto che il governo intervenne istituendo la Canterbury Earthquake Recovery Authority per la ricostruzione delle aree colpite.

A fine 2016, dopo 8 anni di governo, John Key si dimise per motivi personali, lasciando il posto a Bill English, in vista delle elezioni del 2017. Il Partito Laburista nel frattempo stava attraversando una delle suo crisi più profonde. A fine luglio 2017, a due mesi dalle elezioni, i sondaggi lo davano oltre 15 punti indietro rispetto al Partito Nazionale. L’allora leader laburista Andrew Little, decise di dimettersi lasciando il posto alla sua vice, la 37-enne Jacinda Ardern, fino ad allora semisconosciuta alla gran parte degli elettori neozelandesi.

La nuova giovane leader, con la sua simpatia e semplicità da “ragazza della porta accanto” seppe attirare in poche settimane un consenso formidabile, tanto che alle elezioni del 23 settembre, il Labour ottenne il 36,9% dei voti, incrementando di quasi 12 punti il risultato delle elezioni precedenti, e conquistando 46 seggi su 120.

Il Partito Nazionale tuttavia con 56 seggi, partiva notevolmente avvantaggiato per formare il nuovo governo. Degli altri seggi in parlamento 9 erano stati assegnati a New Zealand First, 8 al Partito Verde e 1 a ACT New Zealand, un piccolo partito di destra liberista.  Jacinda Ardern si dimostrò in quell’occasione un’abilissima negoziatrice, riuscendo a convincere  Winston Peters ad entrare in un governo di coalizione (nella quale ottenne di nuovo il posto di ministro degli esteri)  con il supporto del Partito Verde.

Il 15 marzo 2019, un attacco terrorista contro due moschee durante la preghiera del venerdì , provocò 51 morti e 40 feriti. In quell’occasione Jacinda Ardern  dimostrò la sua leadership unendo l’intera popolazione neozelandese nel respingere l’odio e l’integralismo etnico-religioso. Il governo della Ardern riuscì  anche a combattere con successo la pandemia di COVID-19 del 2020-2021. tuttavia la successiva campagna vaccinale del governo ha portato ad accese proteste da parte dei movimenti no-vax.  Alle elezioni del 2020 il Partito Laburista ha ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi e Jacinda Ardern è stata riconfermata a capo del governo.

 

Nelle prossime pagine i risultati delle ultime elezioni, gli avvenimenti politici recenti, i principali partiti politici e gli ultimi sondaggi.

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