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IL GIRAMONDO – Elezioni legislative in Nuova Zelanda: dopo la fine della fiaba di “Jacindarella” in arrivo il governo delle destre?

I PARTITI POLITICI

Sono 17 i  partiti nazionali ufficialmente registrati in Nuova Zelanda che hanno presentato candidati in queste elezioni, lo stesso numero delle precedenti elezioni. Sei di questi si presentano per la prima volta. Secondo i sondaggi probabilmente solo 6 partiti  saranno in grado di eleggere deputati nel prossimo parlamento.

 

PARTITO LABURISTA (LAB)

NZ Labour Party — Let's keep moving >

Il Partito Laburista della Nuova Zelanda, è un partito di centro-sinistra, economicamente socialdemocratico e socialmente liberale. Attualmente il Partito Laburista è il principale partito del parlamento con 62 seggi su 119 ed è alla guida il governo dal 2017. A livello internazionale il partito partecipa all’Alleanza Progressista internazionale.

Fondato nel 1916, il Labour è il più antico partito politico neozelandese esistente ed è uno dei due principali partiti che hanno dominano la politica neozelandese negli ultimi decenni, insieme al suo tradizionale rivale, il Partito Nazionale.

Il Partito Laburista nacque dall’unione di vari gruppi politici di ispirazione socialista e organizzazione sindacali. In precedenza era stata formata la Lega Laburista, che nelle elezioni del 1908 era stato il primo partito di sinistra ad ottenere un seggio in parlamento. Nel 1911 la Lega era stata rinominata Partito Laburista, vincendo 4 seggi cambiando nuovamente nome in “United Labour” nel 1914 e ottenendo 3 seggi.  Nella sua prima prova elettorale il nuovo Partito Laburista, guidato da Harry Holland, ebbe un successo notevole, ottenendo il 24,2% dei voti ma conquistando solo 8 seggi in parlamento a causa del sistema elettorale uninominale maggioritario, rimanendo all’opposizione. Nel 1922 i seggi salirono a 17 per poi scendere a 12 nel 1925 e salire a 19 nelle elezioni del 1928. A seguito di quelle elezioni né i conservatori del Partito Riformato né i liberali del Partito Unito erano riusciti a conquistare la maggioranza. I laburisti ne approfittarono per stringere un accordo con i liberali per dare un appoggio esterno al governo del primo ministro Joseph Ward.

I rigori della Grande Depressione portarono una considerevole popolarità ai laburisti, ma causarono anche tensioni tra i laburisti e il Partito Unito che nel 1931 portarono il Labour all’opposizione. conservatori e liberali allora si allearono contro il partito laburista, vincendo insieme le elezioni del 1931, dove il Labour comunque crebbe ulteriormente, ottenendo  il 34,3% dei voti e 24 seggi.  Nel 1933 l’allora leader laburista  Harry Holland morì e fu sostituito dal suo vice Michael Joseph Savage. Nelle elezioni del 1935, il partito laburista  ottenne il 46,2% dei voti e la maggioranza assoluta dei seggi, permettendo a Savage di diventare il primo capo di governo di sinistra della Nuova Zelanda.

Il nuovo governo attuò la riorganizzazione del sistema di assistenza sociale e la creazione del programma di alloggi statali, introducendo il tetto di quaranta ore alla settimana lavorativa e aumentando il potere negoziale dei sindacati. Nel frattempo l’opposizione si riorganizzava intorno al neonato Partito Nazionale. Savage morì nel 1940, sostituito da Peter Fraser, che avrebbe governato ininterrottamente fino al 1949. Nel dopoguerra , tuttavia, le carenze in atto e i problemi industriali costarono una considerevole popolarità ai laburisti, che alle elezioni del 1949, furono sconfitti dal Partito Nazionale, tornando all’opposizione.

Nelle elezioni del 1957 i laburisti tornarono al governo con il 48,3% dei voti ottenuti alle elezioni, ma con una maggioranza in parlamento di soli 2 seggi. Il nuovo Primo Ministro laburista Walter Nash attuò misure drastiche per risanare il bilancio dello stato, tra le quali l’aumento delle tasse su alcol, sigarette, automobili e benzina, il che provocò una reazione negativa dell’elettorato che nelle elezioni del 1960 riportò al potere il Partito Nazionale. Il Partito Laburista tornò al potere ancora una volta nel 1972 con Norman Kirk,  che si dimostrò un energico Primo Ministro, in particolare in politica estera, avendo spesso un atteggiamento indipendente se non decisamente opposto a quello degli USA.  Nel 1974 Kirk morì e fu sostituito da Bill Rowling, che fu sconfitto nelle elezioni dell’anno successivo dal Partito Nazionale di Robert Muldoon, costringendo il Labour a tornare all’opposizione per i nove anni successivi.

Fino agli anni ’80, il partito aveva sostenuto un ruolo forte per i governi nelle questioni economiche e sociali. In opposizione al governo di Muldoon, caratterizzato da un forte interventismo statale, il Labour si spostò verso posizioni più economicamente liberali, allontanandosi dalla sua tradizione socialdemocratica. Nel 1984 il Labour tornò al potere sotto la guida di David Lange. Il ministro delle finanze, Roger Douglas, era un sostenitore delle teorie del libero mercato e decise di attuare riforme radicali (la cosidetta ” Rogernomics “) per l’economia e il sistema fiscale. Ciò comportò  la fluttuazione del dollaro neozelandese, il taglio della spesa pubblica, la riduzione delle tasse e la rimozione di quasi tutti i sussidi dell’industria. In politica estera ci fu un nuovo allontanamento dagli USA e un abbandono di fatto dell’ANZUS. Il Labour vinse le elezioni del 1987, ma le sue politiche economiche liberiste provocarono una scissione dell’ala sinistra del partito, che formò il New Labour , mentre il Partito Verde attirava molti elettori di sinistra disillusi dal Labour.  Le lotte interne al Labour portarono nel 1989 alle dimissioni di David Lange e nel 1990 ad una netta sconfitta alle elezioni, dove il Labour ottenne solo 29 seggi su 97.  Il partito tornò ancora una volta all’opposizione, con il Partito Nazionale di Jim Bolger che avrebbe governato il paese per i nove anni successivi portando avanti le politiche liberiste della “Rogernomics”.

Nel 1993 leader del Labour fu nominata Helen Clark, la quale spostò il partito verso posizioni più tradizionalmente socialdemocratiche. Nelle elezioni del 1999 il Labour arrivò in testa, conquistando 49 seggi su 120 e Helen Clark divenne primo ministro di un governo di coalizione con “Alleanza”, lista che raggruppava i verdi e altri partiti di sinistra. Il nuovo governo di centrosinistra introdusse il salario minimo, l’introduzione del congedo parentale e un rafforzamento dello stato sociale. Il Labour vince anche le elezioni del 2002, formando un governo monocolore appoggiato dai Verdi. Nel 2004 la Nuova Zelanda rese legali le unioni civili per le coppie dello stesso sesso.

Dopo le elezioni del 2005, che avevano visto i partiti di sinistra perdere la maggioranza al parlamento,  Helen Clark fu costretta a formare un’alleanza di governo con il New Zealand First di Winston Peters, dove quest’ ultimo ottenne il ruolo di Ministro degli Esteri. Nelle elezioni del 2008 il Labour fu sconfitto dal Partito Nazionale, che aveva recuperato i favori degli elettori grazie alla leadership di John Key e dovette rimanere all’opposizione per i successivi nove anni, avendo perso anche le elezioni del 2011 e 2014.

A fine luglio 2017 il Partito Laburista, allora guidato da Andrew Little  stava attraversando una delle suo crisi più profonde.  A causa dei pessimi sondaggi Little decise di dimettersi a meno di due mesi dalle elezioni,  lasciando il posto alla sua vice, la 37-enne Jacinda Ardern, fino ad allora semisconosciuta alla gran parte degli elettori neozelandesi. La nuova giovane leader, con la sua simpatia e semplicità da “ragazza della porta accanto” seppe attirare in poche settimane un consenso formidabile, tanto che alle elezioni del 23 settembre, il Labour ottenne il 36,9% dei voti, incrementando di quasi 12 punti il risultato delle elezioni precedenti, e conquistando 46 seggi su 120. Jacinda Ardern riuscì a formare una coalizione di governo con New Zealand First, come aveva fatto nel 2005 Helen Clack, con Winston Peter vice Primo Ministro e Ministro degli Esteri, sostenuta dall’appoggio esterno del Partito dei Verdi.  Nelle elezioni generali del 2020 , i laburisti hanno vinto in maniera schiacciante , ottenendo una maggioranza la maggioranza assoluta dei seggi il 50,01% dei voti.  Jacinda Ardern è rimasta a capo del governo dopo aver fatto un’accordo di cooperazione con i Verdi che hanno ottenuto due ministeri . Nel gennaio 2023, la Ardern ha annunciato le sue dimissioni da leader del partito e da primo ministro per motivi personali. Nuovo leader laburista e nuovo capo del governo è stato nominato  l’ex ministro della salute Chris Hipkins.

Dal punto di vista ideologico fino agli anni ’80 il Labour era stato un partito socialdemocratico favorevole ad un forte ruolo per il governo nelle questioni economiche e sociali.  Con i governo laburista degli anni ’80  ci fu una netta svolta in direzione di una liberalizzazione dell’economia associata a deregolamentazione del mercato e privatizzazione dei beni pubblici. Alla fine degli anni ’90, sotto la guida di Helen Clark, il partito è tornato ai suoi valori tradizionali  di sinistra, cercando di utilizzare il potere dello Stato per realizzare una “società più giusta ed equa”, basata su un’economia mista in cui sia lo stato che l’impresa privata giocano un ruolo. Negli anni recenti il partito ha abbracciato  politiche sociali liberali, ad esempio per quanto riguarda i matrimoni tra persone dello stesso sesso, il diritto all’eutanasia e la liberalizzazione delle droghe leggere.  Il partito vuole che la Nuova Zeland sia impegnata nella cooperazione internazionale per promuovere la pace e la giustizia sociale nel mondo e per garantire  uguaglianza nei diritti umani indipendentemente da razza, sesso, stato civile, orientamento sessuale, identità di genere, età, fede religiosa, credo politico o disabilità.

Sotto la guida di Jacinda  Ardern,  il governo laburista si è impegnato a eliminare la povertà infantile, rendere gratuita l’istruzione terziaria, ridurre l’immigrazione di 20.000-30.000, depenalizzare l’aborto e rendere tutti i fiumi balneabili entro 10 anni.

La base elettorale del partito è stata storicamente costituita dalla classe operaia urbana. A partire dagli anni ’80, ci fu un allontanamento dalle questioni di classe verso la promozione delle libertà individuali, in particolare per i membri di gruppi svantaggiati come le donne e i Maori. Oggigiorno il supporto principale del partito si trova tra i giovani, i lavoratori urbani, i dipendenti pubblici e le minoranze, in particolare le comunità Maori e delle isole del Pacifico.

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Il Partito Nazionale della Nuova Zelanda è un partito di centrodestra liberalconservatore, affiiato all’Unione Democratica Internazionale (IDU)  e all’Unione Democratica della’Asia Pacifico (ADPU).  È uno dei due principali partiti che dominano in gran parte la politica contemporanea neozelandese , insieme al suo tradizionale rivale, il partito laburista. Attualmente è presente nel parlamento neozelandese con 33 seggi su 120.

Il Partito Nazionale fu fondato nel 1936 attraverso la fusione del  partito conservatore  (Reform Party) e di quello liberale (United Party), che si unirono per contrastare la crescente forza del Partito Laburista,  dopo che questi era andato per la prima volta al governo nel 1935. Il nuovo partito divenne subito il principale partito di opposizione del paese.

Dopo la vittoria nelle elezioni del 1949 , Sidney Holland divenne il primo Primo Ministro del Partito Nazionale e rimase in carica fino al 1957, quando dovette dimettersi per motivi di salute. Il suo successore, Keith Holyoake e fu sconfitto alcuni mesi nelle elezioni che videro la vittoria del Partito Laburista. Tre anni dopo  tuttavia,  a causa dei pessimi risultati economici del governo, laburista, Holyoake  vinse le elezioni riprendendo il posto di Primo Ministro, che mantenne fino al 1972, quando si dimise per motivi personali.  Fu sostituito dal suo vice  Jack Marshall, che subì la stessa sorte che era toccata a Holyoake 15 anni, prima, venendo sconfitto pochi mesi dopo alle elezioni dal Labour del più popolare e carismatico Norman Kirk.

Il partito allora scelse come nuovo leader Robert Muldoon, ex ministro delle finanze. Dopo la morte di Kirk, il governo laburista iniziò a perdere consensi il che permise a Muldoon di vincere le successive elezioni del 1975.  Durante i nove anni di governo di Robert Muldoon, dal 1975 al 1984, la piattaforma politica del partito passò dal liberalismo economico moderato a una maggiore enfasi sull’interventismo statale.

Con il passare degli anni gli elettori divennero sempre più insofferenti dello  stile autoritario di Muldoon, nello stesso Partito Nazionale c’erano voci che chiedevano le sue dimissioni. Muldoon fu constretto ad indire elezioni anticipate che furono vinte dai laburisti di David Lange.

Dopo vari conflitti interni tra l’ala interventista e l’ala liberista del partito, nel 1986 a capo del Partito Nazionale fu eletto Jim Bolger, rappresentante della corrente moderata centrista  Bolger riuscì a sconfiggere i laburisti nelle elezioni del 1990 e, una volta eletto Primo Ministro, continuò le riforme radicali del libero mercato avviate dal precedente governo laburista.  Da allora il partito ha sostenuto la libera impresa , la riduzione delle tasse e una regolamentazione statale limitata.

Nel 1993 Bolger vinste nuovamente le elezioni, seppur con un solo seggio di maggioranza. Nel frattempo era passato il referendum che modificava la legge elettorale da un sistema uninominale maggioritario ad un sistema misto (MMP). Inoltre molti elettori conservatori avevano lasciato il Partito Nazionale per seguire Winston Peters e il suo nuovo partito New Zealand  First. Le elezioni del 1996 portarono ad un parlamento frammentato senza maggioranza. Dopo due mesi di trattativa Bolger riuscì a formare una coalizione di governo con Winston Peters come Vice Primo Ministro e Ministro del Tesoro.  Nel 1997 il Partito Nazionale rimosse Bolger dalla carica di leader e nuovo leader e nuovo Primo Ministro fu nominata Jenny Shipley, prima donna capo di governo della Nuova Zelanda, la quale ruppe l’alleanza di governo con Peters, mantenendo comunque abbastanza deputati per mandare avanti il governo.  Nelle elezioni del 1999 ful il Partito Laburista di Helen Clark ad arrivare in testa, mandando il Partito Nazionale all’opposizione.

Jenny Shipley continuò a guidare il partito fino al 2001, quando fu sostituita dal Bill English, che tuttavia nelle elezioni del 2002 fu pesantemente sconfitto dalla Clark. Nel 2003 nuovo leader del partito divenne Don Brash, ex governatore della Banca Centrale, che tuttavia fu sconfitto alle successive elezioni del 2005. Nel 2006 nuovo leader del Partito Nazionale fu nominato John Key, personaggio affabile e popolare, che nel 2008  sconfisse i laburisti diventando nuovo Primo Ministro, a capo di un governo di minoranza sostenuto da altre formazioni minori di centrodestra.  Il nuovo governo, entrato in carica subito dopo una grave crisi finanziaria, seppe rimettere a posto i conti dello stato, con pesanti tagli alla spesa pubblica, associati ad una significativa riduzione delle tasse.  La soddisfazione degli elettori per il governo di John Key gli permise di vincere agevolmente anche le successive elezioni del 2011 e 2014.

Nel 2016 John Key decise di ritirarsi dalla politica e l’incarico di Primo Ministro passò a Bill English. Nelle elezioni del 2017 il Partito Nazionale partiva nettamente avvantaggiato, tuttavia scese da 60 a 56 seggi, permettendo ai Laburisti guidati da Jacinda Ardern di trovare una maggioranza per formare una coalizione di governo comprendente New Zealand First and i Verdi.

Il Partito Nazionale, passato all’opposizione, ha visto dal 2017 ad oggi avvicendarsi 5 leader: Bill English, Simon Bridges, Todd Muller,  Judith Collins e Christopher Luxon. Il suo consenso elettorale è  sceso significativamente, perdendo voti sia verso il Labour che verso la destra liberista di ACT New Zealand. Alle elezioni del 2020 il partito ha avuto  uno dei peggiori risultati della sua storia, scendendo al 25,6% dei voti e 33 seggi.

Dal punto di vista ideologico Il Partito Nazionale ha componenti sia conservatrici che liberali, con tendenze populiste  e libertarie.  Mentre per buona parte del secolo scorso il partito era stato socialmente conservatore e economicamente protezionista, dagli anni ’80 hanno preso il sopravvento le politiche  economicamente liberiste, soprattutto con durante il periodo tra il 1990 e il 1999 in cui il partito ebbe la guida del governo.  La base  del Partito Nazionale comprende tradizionalmente neozelandesi di origine europea, elettori rurali e socialmente conservatori. In particolare il Partito Nazionale è favorevole al sostegno economico da parte del governo degli agricoltori e degli allevatori.

 

PARTITO VERDE (GRN)

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Il Partito Verde della Nuova Zelanda (Green Party of Aotearoa New Zealand) è un partito ecologista di sinistra  fondato nel 1990, membro della rete internazionale dei partiti ecologisti Global Greens e della Federazione dei Verdi della regione Asia-Pacifico. Il partito Verde è presente nel parlamento uscente con 9 deputati ed ha un accordo di collaborazione con il governo laburista di Chris Hipkins

Il Partito dei Verdi fa risalire le sue origini al Partito dei Valori, il primo partito ambientalista a livello nazionale al mondo  nato nel 1972 presso la Victoria University di Wellington.  Nonostante il 5,2% dei voti ottenuti nelle elezioni del 1975 , il Partito dei Valori non aveva mai ottenuto nessun seggio in parlamento a causa del sistema elettorale maggioritario uninominale. Nel 1990 il partito si fuse con varie organizzazione ambientalista per creare il Partito Verde. Questo permise alla nuova formazione di ottenere  il 6,9% alle elezioni dello stesso anno, senza però ottenere alcun seggio.  L’anno successivo, assieme ad altri partiti di centrosinistra, i Verdi formarono la coalizione chiamata Alleanza, che partecipò alle elezioni del 1993,  ottenendo ben il 18,2% dei voti, ma facendo eleggere 2 deputati. Nelle elezioni del 1996, le prime dopo l’introduzione del sistema elettorale misto (MMP), l’Alleanza scese al 10,1% ma fu in grado di fare eleggere ben 13 deputati, 3 dei quali appartenevano ai Verdi.  Nel 1997 i Verdi lasciarono l’Alleanza per poter correre alle elezioni con una propria lista, cosa che hanno fatto in tutte le elezioni successive.

Nelle elezioni del 1999 i Verdi ottennero il 5,2% dei voti e 7 seggi, facendo successivamente un accordo per dare l’appoggio esterno al governo laburista di Helen Clark. Nel 2002 sono saliti al 7,0% dei voti e 9 seggi. I Laburisti formarono una coalizione di governo  con United Future, una formazione conservatrice cristiana, il che fece interrompere la collaborazione con i Verdi, il che tuttavia votarono varie leggi progressiste del governo a cui United Future era contraria.  Nelle elezioni del 2005 i Verdi scesero al 5,3% dei voti e 6 seggi. Helen Clark dovette fare una coalizione di governo con il centrodestra populista di Winston Peters e dovette rivolgersi ancora una volta ai Verdi per avere un appoggio esterno.

Nelle elezioni del 2008 i verdi aumentarono i loro voti al 6,7% ottenendo 9 seggi, diventando il terzo più grande partito del paese, ma dovettero andare all’opposizione del nuovo governo di centrodestra di Jonh Key. Nel 2011 i Verdi raggiunsero il loro massimo storico con l’11,1% dei voti e 14 seggi, risultato confermato nel 2014.  Le elezioni del 2017 videro  un sensibile calo dei Verdi, scesi al 6,3% dei voti e 8 seggi. Dopo le elezioni i Verdi raggiunsero un accordo di “fiducia e supporto” con il Partito Laburista per dare il proprio sostegno al governo di Jacinda Ardern all’interno del quale  ottennero tre ministeri, tra cui quello per la lotta al cambiamento climatico.

Alle elezioni del 2020 i verdi sono risaliti al 7,9% dei voti conquistando 10 seggi. Nonostante il Partito Laburista avesse ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi, è stato firmato un accordo di cooperazione tra Verdi e Laburisti, che ha portato alla nomina di due ministri  dei Verdi nel governo.

Le politiche del Partito Verde si basano su quattro pilastri: ecologia , responsabilità sociale , democrazia di base e nonviolenza. L’ideologia del partito combina l’ ambientalismo con politiche economiche socialdemocratiche di sinistra, compresi servizi pubblici  di proprietà dello stato o degli enti locali. Il partito sostiene fermamente gli sforzi per affrontare il cambiamento climatico, passando dall’uso dei combustibili fossili alla produzione di energia rinnovabile,

Tra le battaglie dei Verdi neozelandesi si sono quella contro la commercializzazione degli OGM e contro l’invio di truppe  della Nuova Zelanda all’estero a sostegno di operazioni militari guidate dagli USA.

Nelle sue politiche economiche , il Partito dei Verdi sottolinea fattori come la sostenibilità , la tassazione dei costi indiretti dell’inquinamento e il commercio equo. Tra gli altri obiettivi del partito vi è l’introduzione di un reddito di base universale e la legalizzazione della cannabis.

L’elettorato dei Verdi è principalmente composto da  popolazione urbana e con grado di istruzione medio-alto.  Storicamente, il Partito dei Verdi ha avuto due co-leader, un maschio e una femmina. Nel maggio 2022, i membri del Partito dei Verdi hanno votato per cambiare il modello di co-leadership, richiedendo una leader donna e un leader di qualsiasi genere, e che uno dei  leader debba essere Maori.  Gli attuali leader del partito sono Marama Davidson (di origine Maori) dal 2018 e James Shaw dal 2015.

 

 

ACT NEW ZEALAND (ACT)

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ACT New Zeland è un partito di destra libertaria fondato nel 1994, attualmente presente in parlamento con dieci deputati.

Il nome deriva dalle iniziali dell’Association of Consumers and Taxpayers (associazione dei consumatori e dei contribuenti)  fondata nel 1993, dalla quale è poi nato il partito.

Alla sua prima esperienza elettorale nel 1996 il partito ebbe un successo significativo, ottenendo il 6,1% dei voti e 8 seggi in parlamento, diventati 9 nelle elezioni del 1999 e del 2002.  Nel 2005 una buona parte dei loro elettori andarono al Partito Nazionale e ACT crollò all’1,5%, conservando 2 seggi in parlamento. Nel 2008 il partito ebbe un recupero, salendo al 3,6% e 5 seggi e ottenendo due ministeri nel governo di centrodestra guidato da John Key.  Negli anni successivi il partito fu colpito da varie faide interne  che portarono ad un nuovo declino elettorale. Dopo le elezioni del 2011, dove ottenne solo un seggio, ACT continuò ad appoggiare i successivi governi di centrodestra di Jonh Key e Bill English pur senza ottenere nessun ministero.  Alle elezioni del 2017 la percentuale del partito scese allo 0,5% dei voti, ma ACT riuscì a mantenere un seggio parlamentare, andando all’opposizione del governo laburista di Jacinda Ardern. Successivamente il partito ha registrato un notevole aumento del consenso elettorale, grazie anche alla accresciuta popolarità del leader del partito David Seymour, dopo la sua partecipazione al programma televisivo “Dancing with the Stars”, equivalente locale di “Ballando con le Stelle”.  Questo ha portato  ACT a raggiungere il suo record storico nelle elezioni del 2020, conquistato in 7,6% dei voti e 10 seggi.

ACT aderisce ai principi classici del liberalismo economico, a favore di una deregolamentazione del mercato e della riduzione del ruolo dello stato nell’economia.  Il partito è anche a favore del rispetto di tutte le libertà individuali, che lo stato dovrebbe garantire e proteggere.

Il partito è favorevole ad una netta riduzione delle tasse, in particolare quella sui consumi, con  l’introduzione di una flat tax del 15%, con una privatizzazione di molti servizi adesso garantiti dallo stato.  Tra i punti programmatici del partito vi è anche la privatizzazione del settore carcerario, l’aumento della spesa per la difesa,  , la reintroduzione degli interessi sui prestiti agli studenti e la legalizzazione della prostituzione, dei matrimoni tra persone dello stesso stesso e dell’eutanasia.  E’ favorevole all’immigrazione, purché gli immigrati accettino di sostenere i “valori” della Nuova Zelanda.  Richiede una maggiore efficienza e pene più severe per la repressione della criminalità, sostenendo che “i diritti delle vittime devono prevalere sui diritti dei criminali”, ed è favorevole ad una liberalizzazione del commercio delle armi, in modo che i cittadini possano difendersi da soli.  Per quanto riguarda la legge elettorale richiede l’abolizione dei seggi destinati alla minoranza maori.

Il partito in passato è stato negazionista sui cambiamenti climatici anche se adesso non ne nega l’esistenza, ma continua ad essere fermamente contrario alla riduzione delle emissioni di gas serra.  Ha votato contro la dichiarazione di emergenza climatica votata  nel 2022 dal parlamento. In politica estera ACT è per il rafforzamento dell’alleanza militare con gli USA ed è favorevole ad una zona di libero scambio tra Regno Unito, Nuova Zelanda, Canada e Australia.  ACT è molto critico verso il governo cinese, accusato di violazione dei diritti umani contro gli uiguri  ed ha posizioni decisamente filo-israeliane per quanto riguarda la questione palestinese.

 

NEW ZEALAND FIRST (NZF)

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New Zealand First (letteralmente “prima la Nuova Zelanda”), comunemente abbreviato in NZ First, è un partito di centrodestra nazionalista e populista,  socialmente conservatore. Il partito attualmente non ha deputati al parlamento, non avendo superato la soglia di sbarramento nazionale del 5%  e non avendo eletto nessun deputato nei collegi uninominali maggioritari.

Il partito fu fondato nel 1993 da Winston Peters  allora deputato del Partito Nazionale  al governo. Winston Peters, di etnia mista maori-scozzese, si dimise dal Partito Nazionale dopo che il partito aveva deciso di sostituirlo con un altro candidato alle elezioni del 1993. Alle elezioni suppletive si presentò come candidato indipendente, riconquistando il seggio con il 90,8% dei voti. Subito dopo la sua rielezione fondò il New Zealand First Party,  che pochi mesi dopo alle elezioni generali ottenne l’8,4% dei voti e due seggi, tra cui quello dello stesso Peters.  Con il passaggio al sistema elettorale misto (MMP) nel 1996, il partito raggiunse il 13,3 % dei voti e 17 seggi.  Questo gli consentì di partecipare ad un governo di coalizione di centrodestra con il Partito Nazionale, guidato da Jim Bolger, dove Peters ottenne il ruolo di Vice Primo Ministro e Ministro del Tesoro. L’anno successivo, Con l’arrivo al potere della nuova Prima Ministra Jenny Shipley, i rapporti tra Peters e quest’ultima deteriorarono rapidamente, fino a che nel 1998 New Zealand First uscì dal governo.

L’erratico comportamento di Peters e dei componenti del suo partito durante il periodo in cui erano al governo gli fecero perdere molti consensi e nelle elezioni del 1999 il partito scese al 4,3% dei voti e 5 seggi, passando all’opposizione del neonato governo laburista di Helen Clark. Una volta all’opposizione il messaggio politico di Winston Peters diventò decisamente populista, in particolare con la sua campagna per ridurre l’immigrazione nel paese. Questo fece recuperare consenso al partito che nel 2002 ottenne il 10,4% dei voti e 13 seggi.

Nel 2005 tuttavia, la forte opposizione del Partito Nazionale al governo laburista provocò una polarizzazione nell’elettorato che fece scendere New Zealand First al 5,7% dei voti e 7 seggi.  Dopo le elezioni Winston Peters strinse un accordo di governo con Helen Clark, ottenendo per sè il ruolo di ministro degli esteri, che mantenne fino alle elezioni del 2008, che videro un risultato disastroso per  il partito, anche a causa di uno scandalo legato a finanziamenti illeciti. New Zealand First  ottenne solo il 4,1% e perse tutti i propri seggi in parlamento.

Una volta all’opposizione Peters tornò a fare quello che sapeva fare meglio, cioè il politico populista di opposizione  e questo permise al suo partito di tornare in parlamento nel 2011 con il 6,6% dei voti e 8 seggi, continuando a stare all’opposizione. Le elezioni del 2014 videro il partito crescere all’8,7% dei voti e 11 seggi, con Peters che continuava ad evitare accordi di qualsiasi genere sia con i Nationals che con il Labour.

Le elezioni del 2017 videro una nuova svolta nella storia del partito. NZ First  scese al 7,2% dei voti e 9 seggi in una elezioni che non vide né il Labour né i Nationals ottenere la maggioranza. Molti osservatori politici si aspettavano che Peters avrebbe raggiunto un accordo di governo con i Nationals, ideologicamente a lui più vicini del Labour.  Invece a sorpresa, come nel 2005, alla fine Peters decise di fare un accordo di governo con il Labour, che comprendeva anche l’appoggio esterno dei Verdi. Peters divenne Vice Primo Ministro e Ministro degli esteri, posizione che aveva già ricoperto 12 anni prima.   La coalizione di governo non è stata priva di tensioni, in particolare con i Verdi riguardo ai temi etici, quali aborto, eutanasia, legalizzazione delle droghe leggere e matrimoni tra persone dello stesso sesso, per i quali Peters insisteva fossero indetti referendum popolari.  Alla fine fu deciso di indire il referendum sulle droghe leggere  e quello sull’eutanasia in contemporanea con le elezioni parlamentari del 2020, dove New Zealand First scese al 2,6% dei voti perdendo tutti i suoi deputati.

Ideologicamente New Zealand First ha una posizione centrista sulle questioni economiche e una posizione conservatrice su questioni sociali come la giustizia penale. Lo slogan del partito è “mettere la Nuova Zelanda e  neozelandesi al primo posto”.  Il partito si distingue dall’establishment politico tradizionale per il suo uso della retorica populista e sostiene l’uso dei referendum popolari. Ha anche spesso sostenuto politiche restrittive sull’immigrazione. Il partito vuole promuovere e proteggere i costumi, le tradizioni e i valori di tutti i neozelandesi, sia quelli di origine europea che gli abitanti indigeni maori, mentre invece guarda con diffidenza ai nuovi immigrati asiatici arrivati negli ultimi anni dall’India, dalla Cina e dalle Filippine. Il partito ha storicamente goduto di un significativo appoggio da parte della popolazione Maori (lo stesso Winston Peters è per metà di etnia maori) che tuttavia si è andato riducendo con il passare degli anni.

Le politiche economiche del partito sono miste; prevedono il sostegno statale per gli agricoltori e le persone anziane e un significativo protezionismo economico, associato tuttavia ad una riduzione della pressione fiscale e ad uno snellimento dell’apparato statale. Il partito ha anche un atteggiamento “legge e ordine” nel richiedere pene più severe per i criminali comuni ed è contrario al matrimonio tra persone dello stesso sesso.  Alcuni suoi candidati in queste elezioni hanno esposto teorie complottiste sui vaccini per il COVID-19,   sul “Nuovo Ordine Mondiale”,  affermazioni negazioniste climatiche e dichiarazioni omofobe, dalle quali Peters ha cercato di dissociarsi.

 

PARTITO MAORI (TMP)

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Il Partito Maori è un partito di  sinistra  centrato sulla tutela dei diritti e degli interessi della popolazione indigena maori, attualmente presente in parlamento con due seggi.

Il partito è stato fondato nel 2004 da Tariana Turia,  deputato del Partito Laburista e ministro dell’allora governo di centrosinistra. Alle elezioni del 2005 il Partito Maori ottenne il 2,1% dei voti, ottenendo 4 dei 7 seggi assegnati alla minoranza maori, andando all’opposizione del governo laburista. Dopo le elezioni del 2008 , 2011 e 2014 , in cui il partito ha vinto rispettivamente cinque, tre e due seggi, ha sostenuto il governo di centrodestra guidato dal Partito Nazionale, con i co-leader come “ministri esterni” al governo.  In quel periodo il partito si spostò su posizione politiche più moderate, per poi tornare a sinistra negli ultimi anni.

Nelle elezioni del 2017 , dopo la scissione della corrente di sinistra che aveva fondato il Movimento Mana, il Partito Maori non è riuscito a conquistare alcun seggio.  Nel 2020 è tornato in parlamento ottenendo l’1,8% dei voti e due seggi, che sono andati ai suoi due co-leader.  Nel luglio di quest’anno, il partito ha cambiato formalmente il proprio nome da Māori Party a Te Pāti Māori.

Le politiche del Partito Maori si basano sulla premessa che le comunità Maori sono le più svantaggiate in Nuova Zelanda come livello economico e sociale e in quanto tali devono avere un supporto speciale da parte del governo. Per questo motivo il partito ritiene che debbano essere concessi alloggi a prezzi accessibili e debba essere dato un salario minimo dignitoso.  Il partito si batte per la difesa dei valori indigeni maori, per l’insegnamento obbligatorio nelle scuole della cosiddetta “eredità culturale maori”, e per il riconoscimento da parte del governo che le spiagge e il fondale marino neozelandese non sono di proprietà della corona britannica ma delle popolazioni maori.  Il Partito Maori vuole cambiare il nome ufficiale del paese in Aotearoa, considerare la lingua maori lo status di lingua ufficiale alla pari dell’inglese e trasformare la Nuova Zelanda in una repubblica.

 

 

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