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IL GIRAMONDO – Elezioni legislative in Nuova Zelanda: dopo la fine della fiaba di “Jacindarella” in arrivo il governo delle destre?

I SONDAGGI E I POSSIBILI SCENARI POST-ELETTORALI

In Nuova Zelanda sono una decina le case sondaggistiche che hanno effettuato sondaggi per queste elezioni.  Gli ultimi sondaggi prevedono un crollo del Partito Laburista che potrebbe quasi dimezzare la percentuale dei propri voti rispetto al risultato delle scorse elezioni, quando era arrivato al 50% dei voti, scendendo a meno del 28%. In netto rialzo invece sembra essere il centrodestra del Partito Nazionale, che guadagnerebbe quasi 10 punti rispetto al risultato del 2020, avvcinandosi al 35% delle intenzioni di voto nella parte proporzionale.  Anche i Verdi e la destra liberista di ACT sarebbero in netto rialzo. I primi passerebbero dal 7,9% a oltre il 13% e i secondi, che nel 2020 avevano ottenuto il 7,6% sarebbero oltre il 9%.  I populisti nazionalisti di New Zealand First tornerebbero in parlamento con quasi il 7% dei voti, superando quindi la soglia del 5% dopo che nel 2020 erano crollati al 2.6%. Un buon risultato otterrebbe anche il Partito dei Maori che salirebbe dall’1,2%  a circa il 2,5%.  Il Partito delle Opportunità (TOP) sarebbe leggermente in rialzo rispetto al precedente 1,5% mentre il Nuovo Partito Conservatore scenderebbe sotto l’1% dei voti.

Tradotto in seggi questo significherebbe che il Partito Laburista crollerebbe da 65 a circa 35 seggi, mentre il Partito Nazionale diverrebbe il primo partito del parlamento, passando da 33 a 44 seggi.  Verdi e ACT che nel parlamento uscente avevano 10 seggi, salirebbero i primi a 17 e i secondi a 12 seggi,  mentre New Zealand First tornerebbe in parlamento con 9 seggi e il Partito dei Maori passerebbe da 2 a 3 rappresentanti.

Hipkins quindi non sembra essere stato in grado di far recuperare il consenso necessario al Labour per restare al governo.  D’altra parte tuttavia il Partito Nazionale, ideologicamente liberalconservatore, seppur in rialzo, non sembra in grado di poter governare da solo nella prossima legislatura e quindi potrebbe aver bisogno sia della destra liberista di ACT New Zealand che di quella nazionalconservatrice  di New Zealand First, che ha escluso di appoggiare un eventuale nuovo governo laburista, anche se i rapporti tra Wiston Peters e i suoi ex compagni di partito del Partito Nazionale sono sempre stati molto turbolenti.

Quale sarà quindi la politica del prossimo governo conservatore?  Ci sono molti punti interrogativi al riguardo.  Se al Partito Nazionale bastasse il supporto di ACT per riuscire a formare il governo, si avrebbe una politica economica decisamente liberista, una politica estera fortemente anti-cinese, una politica interna “Legge e Ordine”  e un eventuale arresto delle politiche di riconversione energetica e di limitazione delle emissioni di gas serra portate avanti dal governo laburista. Se invece fosse necessario un accordo anche con New Zealand First  non sarà facile per Christopher Luxon far sedere allo stesso tavolo due leader populisti come David Seymour e Winston Peters che su molte questioni sono su fronti diametralmente opposti. Ci sarebbero notevoli contrasti sulla politica economica, essendo  New Zaland First un partito ben poco liberista e ad esempio decisamente assistenzialista per quanto riguarda i pensionati.  Anche sulla politica sociale ci potrebbero essere problemi, con NZF spostato su posizioni decisamente più conservatrici dal punto di vista sociale di ACT, ad esempio per quanto riguarda aborto, eutanasia e matrimoni tra persone dello stesso sesso.

E se una coalizione di destra non fosse possibile? Non dimentichiamoci che Peters in passato ha fatto due governi assieme al Partito Laburista. Durante la campagna elettorale ha detto che non vuole avere più a che fare con i laburisti ma quello che si dice in campagna elettorale è spesso diverso da quello che si dice ad urne chiuse.  Oppure Peters potrebbe usare lo spauracchio di un accordo con i laburisti per strappare concessioni al Partito Nazionale. Alla fine tutto dipenderà dal numreo dei seggi conquistati i vari partiti, che determineranno la loro forza negoziale per la formazione del prossimo governo.

 

Questo è tutto anche per oggi. I risultati saranno commentati come sempre dai nostri egregi collaboratori della Redazione BiDiMedia.

Vi ricordo le prossime importanti scadenze elettorali: le elezioni  parlamentari del 15 Ottobre in Polonia e  quelle presidenziali del 22 Ottobre in Argentina.

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