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Il Giramondo – Elezioni nelle Filippine – il ritorno dei Marcos

File:Flag of the Philippines (bordered)1.PNG - Wikimedia Commons

Il 9 maggio gli elettori filippini si recano alle urne per eleggere un nuovo presidente, un vicepresidente, rinnovare 12 dei 24 seggi del Senato ed eleggere 316 membri della Camera dei rappresentanti.

Il paese tiene elezioni presidenziali dirette ogni sei anni. Con la costituzione che limita la durata della presidenza ad un solo mandato,  il presidente uscente Rodrigo Duterte, non può ricandidarsi, sebbene goda ancora di alti indici di approvazione. I filippini sceglieranno quindi il loro prossimo presidente tra 10 potenziali successori, con quattro candidati di spicco, tra cui Ferdinand Marcos Jr., il figlio maggiore dell’ex dittatore del Paese, in lizza per diventare il prossimo leader delle Filippine.

L’ex senatore Marcos, popolarmente noto come “Bongbong”, pare essere il favorito in questa corsa presidenziale, dato che viene appoggiato non solo dalla sua potente famiglia e dai nostalgici del regime del padre, ma anche dallo stesso Duterte e dall’ex presidente Gloria Macapagal Arroyo. Tra gli altri principali candidati, ci sono la vicepresidente uscente Leni Robredo, liberale, il sindaco di Manila Isko Moreno progressista moderato, e l’ex puglie e senatore Manny Pacquiao, populista di sinistra socialmente conservatore.

In quanto figlio di un ex presidente, oltre ad avere alle spalle una lunga carriera politica, Bongbong Marcos è uno dei politici più noti del paese.  In passato è stato eletto sia come deputato che come senatore (attualmente fa parte del partito Partido Federal ng Pilipinas (PFP, federalisti conservatori) e ha un forte seguito sui social media.

Nelle Filippine, dove i giovani costituiscono una grossa fetta dell’elettorato, molti non hanno memoria delle violazioni dei diritti umani avvenute sotto il padre di Bongbong, o della rivoluzione del “People Power” del 1986 che lo depose. Gli appelli di Bongbong per ricostruire l’economia filippina fanno appello ai suoi giovani sostenitori ai quali ha promesso di creare vari milioni di posti di lavoro e  guidare la nazione fuori dal tracollo economico causato dalla pandemia.

Leni Robredo dal canto suo sta facendo una campagna per porre fine alla corruzione, portando maggiori diritti alle donne e una migliore governance, nonché per porre fine a quella che ha definito una cultura della violenza nel paese. Il suo programma si focalizza sull’eliminazione della povertà  e vuole unire dietro la sua candidatura l’opposizione e le voci dissenzienti contro il presidente in carica Rodrigo Duterte.

Isko Moreno,  un ex attore, viene dal povero quartiere Tondo di Manila. Come sindaco della capitale filippina, ha lavorato per migliorare l’igiene pubblica e l’edilizia abitativa e per abbellire la città. Moreno ha promesso che, se eletto presidente, migliorerà i servizi sociali e le infrastrutture del paese e promuoverà lo sviluppo delle città regionali.  Ha anche promesso  porre fine al conflitto armato decennale con i separatisti islamici di Mindanao, la seconda isola più grande del paese. Moreno è  visto da molti elettori come la “terza forza” tra la destra di Marcos e i liberali di Robredo.

Manny Pacquiao,  attualmente senatore con un passato da puglie professionista di enorme successo,  si è candidato alla presidenza, promettendo di eliminare la corruzione del governo e combattere la povertà.  Pacquaio è soprattutto popolare nella sua isola natale di Mindanao.  Pacquiao ha criticato il presidente Duterte per il suo  rapporto previlegiato con la Cina e crede che le Filippine dovrebbero proteggere la propria sovranità nel conteso Mar Cinese Meridionale.

La Cina incombe sulle elezioni. La posizione del prossimo presidente nei confronti dell’ingombrante vicino influenzerà notevolmente la sicurezza nella regione. Nonostante l’alleanza di lunga data delle Filippine con gli Stati Uniti, Duterte ha adottato un atteggiamento amichevole nei confronti della Cina nonostante la sua disputa territoriale con le Filippine sulle isole nel Mar Cinese Meridionale. Sotto la presidenza Duterte Pechino e Manila hanno rafforzato i già stretti legami commerciali.

Se eletto, Bongbong probabilmente continuerà la politica favorevole alla Cina di Duterte, mantenendo strette relazioni commerciali con la Cina mentre cerca di rivitalizzare l’economia. Leni Robredo invece, dal canto suo,  ha assunto una posizione dura nei confronti della Cina, sottolineando l’importanza della questione territoriale. La Corte permanente di arbitrato dell’Aia ha stabilito nel 2016, sulla base della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, che la pretesa della Cina su praticamente tutto il Mar Cinese Meridionale non ha fondamento nel diritto internazionale. Imperterrita, la Cina ha continuato a costruire isole nella regione.

Isko Moreno invece è più cauto, affermando che la Cina non è un nemico sulla questione del Mar Cinese Meridionale, ma dovrebbe rispettare il punto di vista delle Filippine. È disposto a lavorare con aziende cinesi nello sviluppo di risorse energetiche nel Mar Cinese Meridionale. Se eletto, Moreno potrebbe dare più peso al commercio quando si tratta di relazioni con Pechino.  Pacquiao infine propone di creare un panel governativo per discutere la pace con la Cina nel tentativo di approfondire la cooperazione con il paese.

Altro punto fondamentale di queste elezioni sono le infrastrutture. Nei sei anni in cui Duterte è stato in carica, ferrovie e metropolitane sono state costruite come parte di un programma di sviluppo delle infrastrutture chiamato semplicemente “Build, Build, Build”. Ma molti progetti sono in ritardo e i costi sono lievitati sforando in molti casi il budget del governo. Se il prossimo presidente intenda procedere con il programma è un’altra questione chiave. È probabile che i risultati delle elezioni saranno chiari entro diversi giorni dalla votazione del 9 maggio. Il nuovo presidente entrerà in carica il 30 giugno.


 

 

IL SISTEMA POLITICO-ELETTORALE

File:Coat of arms of the Philippines.svg

Le Filippine sono una democrazia, guidata da un presidente eletto direttamente che funge sia da capo di stato che da capo del governo . Il presidente dirige il ramo esecutivo e ha poteri politici significativi. I presidenti possono essere eletti per un unico mandato di sei anni. Il potere legislativo è affidato al Congresso , composto dal Senato, formato da soli 24 senatori, e dalla Camera dei rappresentanti composta da 304 deputati (che saliranno a 316 dopo queste elezioni).  La magistratura è guidata dalla Corte Suprema delle Filippine , un organo con ampi poteri di controllo sulle azioni intraprese da altri organi politici e amministrativi.  Il sistema legale è un misto di diritto civile e diritto comune , influenzato dal governo precedente sia della Spagna che degli Stati Uniti.

Le elezioni si tengono ogni tre anni per la Camera e per la metà del Senato ed ogni sei anni per il presidente e il vicepresidente. I senatori sono eletti con sistema multi-nominale maggioritario a turno unico con preferenza multipla.  Questo significa che vengono eletti i 12 candidati che ottengono il numero più alto di  preferenze in un’unica circoscrizione nazionale.  I deputati della camera sono invece eletti con un sistema misto 80% maggioritario uninominale a turno unico e 20% con sistema proporzionale con liste bloccate con un’unica circoscrizione nazionale .

La politica è dominata da una potente élite, con una politica dinastica comune sia a livello locale che nazionale. I partiti politici sono deboli e elezioni sono dominate dalle personalità dei singoli candidati, gran parte dei quali appartenenti a pochi potenti gruppi familiari. Le posizioni politiche offrono ampie opportunità di clientelismo e il clientelismo e la frode elettorale sono comuni. La corruzione è considerata diffusa, mentre le istituzioni statali sono relativamente deboli. La politica è stata spesso pesantemente influenzata dalla Chiesa cattolica , dall’esercito filippino e dagli Stati Uniti.

Secondo il “Democratic Index” del settimanale The Economist, le Filippine sono una cosiddetta “Democrazia imperfetta”, al livello di paesi tipo Bulgaria, Indonesia, Ghana e Namibia.

 

Nelle prossime pagine, la storia politica del paese, i gli sviluppi politici recenti, i principali partiti politici e gli ultimi sondaggi.

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