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Il Giramondo – Elezioni nelle Filippine – il ritorno dei Marcos

LA STORIA POLITICA

In passato  colonia spagnola,  le Filippine diventarono per la prima volta uno stato indipendente nel 1899, dopo la rivoluzione popolare che portò al potere Emilio Aguinaldo, primo presidente del paese.  Nel 1901 tuttavia le Filippine furono occupate dagli USA, dei quali diventarono una colonia.  Negli anni ’30 fu istituito il “Commonwealth delle Filippine”  garantendo al paese una forte autonomia dagli USA e si tennero le  prime elezioni presidenziali della storia delle Filippine, vinte da Manuel Luis Quezon, del Partito Nazionalista (conservatori), che fu poi riconfermato nel 1941.  Nel 1942 le Filippine furono invase dai giapponesi, che istituirono un governo collaborazionista guidato da  leader fascista Jose Paciao Laurel.  Nel 1945 dopo la sconfitta giapponese, gli USA ripristinarono il governo precedente, tuttavia a causa della morte di Quezon, la presidenza fu assunta dal vicepresidente Sergio Osmeña.  Gli USA  concedettero la prima indipendenza alle Filippine e nelle prime elezioni presidenziali dello stato Indipendente delle Filippine nel 1946  Osmeña fu sconfitto da Manuel Roxas, del Partito Liberale.  Gli USA aiutarono il paese a riprendersi dai danni subiti durante la guerra e in cambio si assicurarono un accordo per mantenere le loro principali basi militari e navali nel paese per i successivi 99 anni.   Nel 1946 Roxas morì per un infarto e fu sostituito dal vicepresidente  Elpidio Quirino, il quale vinse le successive elezioni del 1949,  sconfiggendo la  destra di José P. Laurel, che nel frattempo era passato al Partito Nazionalista. I  governi liberali di Roxas e Quirino misero in atto un programma aiuti economici e di previdenza sociale per la popolazione del paese, in gran parte povera, le cui condizioni erano drammaticamente peggiorate durante la guerra.

Nel 1953  tornò a vincere la destra del Partito Nazionalosa con Ramon Magsaysay, leader populista fortemente anticomunista e sostenitore di una alleanza militare ed ideologica tra i paesi del sud-est asiatico e gli Stati Uniti. Nel 1957 Magsaysay morì in un incidente aereo e fu sostituito dal suo vicepresidente Carlos Polestico Garcia, il quale poi vinse le elezioni presidenziali dello stesso anno. Durante gli anni delle presidenze di Magsaysay e Garcia, le Filippine attraversarono un periodo di notevole crescita economica, descritti come gli “anni d’oro”.  L’amministrazione di Garcia fu tuttavia macchiata da gravi episodi di corruzione, che ne diminuirono notevolmente la popolarità, tanto che fu sconfitto alle elezioni del 1961 dal candidato liberale Diosdado Macapagal, che era stato eletto vicepresidente alle elezioni precedenti. Una volta al governo tuttavia Macapagal dovette fare i conti con l’opposizione del senato, controllato dal Partito Nazionalista e legato agli interessi delle grandi famiglie latifondiste che boicottarono il suo tentativo di riforma agraria.

Macapagal si candidò alla rielezione nel 1965, ma fu sconfitto dal suo ex compagno di partito , il presidente del Senato Ferdinand Marcos, che nel frattempo era passato al Partito Nacionalista . All’inizio della sua presidenza, Marcos avviò vasti progetti di lavori pubblici , accrescendo la propria popolarità (che gli permise di essere rieletto nel 1969) ma al tempo stesso aumentando a dismisura il debito pubblico.  Gli anni ’60 videro anche la nascita di gruppi guerriglieri  marxisti-leninisti, il principale dei quali era il Nuovo Esercito del Popolo (NPA) mentre nell’isola di Mindanao i gruppi mussulmani separatisti fondavano il Fronte Moro di Liberazione Nazionale.  (MNLF)L’esercito filippino, rispose con una violenta repressione e gravi violazioni dei diritti umani, che portarono il paese sull’orlo della guerra civile, mentre la criminalità comune aumentava e l’opposizione a Marcos si faceva sempre piu’ forte.  Nel  1971 Manila fu colpita da una serie di attentati dinamitardi, uno dei quali uccise vari deputati del Partito Liberale di opposizione. Marcos dichiarò che erano opera della guerriglia comunista e ne approfittò per dichiarare la legge marziale, sciogliere il parlamento, abolire la libertà di stampa e far arrestare gli esponenti politici liberali di opposizione ritenuti appartenenti alla  “sinistra radicale”.

Nel 1972 Marcos avrebbe dovuto dimettersi in quanto arrivato alla fine del suo secondo mandato, tuttavia fu varata una nuova costituzione che trasformava le Filippine da repubblica presidenziale a repubblica parlamentare semi-presidenziale, il che gli permise di rimanere al potere negli anni successivi, durante i quali la costituzione veniva più volte modificata e la legge marziale rimaneva in vigore, rimandando eventuali nuove elezioni presidenziali e parlamentari.  La crescita economica durante gli anni ’70 fu robusta ma  a scapito di un enorme debito pubblico e ad un’aumento delle disuguaglianze sociali, con milioni di filippini che ripiombavano nella povertà assoluta mentre le grandi famiglie diventavano ancora piu’ ricche.  Durante gli anni della dittatura di Marcos ci furono vaste violazioni dei diritti umani, che presero di mira oppositori politici, attivisti studenteschi,  giornalisti e pure leader religiosi sia cattolici che mussulmani.  Amnesty International ha registrato dal 1972 al 1986  almeno 3.257 esecuzioni extragiudiziali,  35.000 casi di torture, 77 “sparizioni”  di oppositori politici e oltre 70.000 incarcerazioni.  Circa 2.520 delle 3.257 vittime di omicidio furono torturate e mutilate prima che i loro corpi venissero abbandonati lungo le strade affinché il pubblico potesse scoprirli – una tattica destinata a seminare paura tra la popolazione.   Verso la fine degli anni ’70 la corruzione e il nepotismo, nonché i disordini civili provocarono un grave declino economico.  La legge marziale fu revocata nel 1981 per permettere a Marcos di tenere nuove elezioni presidenziali “addomesticate”, boicottate da gran parte dei partiti di opposizione, dove fu rieletto con l’88% dei voi per un mandato di sei anni.

Nel 1983, il leader dell’opposizione Benigno Aquino Jr. fu assassinato all’aeroporto internazionale di Manila al suo ritorno nelle Filippine dopo un lungo periodo di esilio. Lo sdegno nelle Filippine e all’estero per l’omicidio misero sotto pressione Marcos (che nel frattempo iniziava ad avere seri problemi di salute) soprattutto da parte degli Stati Uniti, preoccupati della possibile esplosione  di una guerra civile nel paese, che portarono ad elezioni presidenziali anticipate nel 1986.  I maggiori partiti di opposizione decisero di appoggiare la candidatura della vedova di Aquino, Corazon Aquino , in elezioni che comunque non furono né libere né eque. La Commissione Elettorale dichiarò Marcos vincitore delle elezioni,  tuttavia, il risultato fu ritenuto fraudolento e fu  respinto sia dai gruppi indipendenti di monitoraggio delle elezioni  locali che da quelli internazionali. La svolta si ebbe quando il cardinale di Manila Jaime Sin dichiarò sostegno a Corazon Aquino,  il che provocò vaste manifestazioni di protesta che sfociarono in una pacifica rivolta civile-militare, chiamata People Power Revolution , che costrinse Marcos all’esilio e installò Corazon Aquino come presidente.

Con la presidenza di Corazon Aquino fu varata una nuova costituzione che ripristinò la forma presidenziale di governo e il Congresso bicamerale, dando un notevole grado di autonomia alle regioni a maggioranza mussulmana del sud del paese. Furono ripristinate le istituzioni democratiche e le libertà civili, tuttavia la coalizione di governo fu debole e  litigiosa, incapace di rilanciare l’economia ed ostacolata da vari tentativi di colpo di stato.  Tra il 1991 e il 1992 gli USA riconsegnarono al governo filippino le loro maggiori basi militari nel paese.

Le elezioni presidenziali del 1992 furono vinte dall’ex generale e segretario alla Difesa Fidel Ramos , che aveva guidato la rivolta militare contro Marcos, il quale legalizzò il Partito Comunista e firmo ‘gli accordi  di pace sia con i guerriglieri comunisti dell’NPA che con i ribelli mussulmani separatisti del MNLF,  tuttavia, un gruppo scissionista dell’MNLF, il Fronte di Liberazione Islamica Moro (MILF), ha poi continuato la lotta armata per uno stato islamico. durante la presidenza Ramos fu reintrodotta la pena di morte.

Nel 1998 fu eletto presidente Joseph Estrada , un ex attore cinematografico che era stato vicepresidente di Ramos, con una schiacciante vittoria basata sulla promessa di aiutare i poveri e sviluppare il settore agricolo del paese. L’economia del paese rimase anemica a causa dei postumi della crisi finanziaria del 1997 e aumentarono gli scontri armai con il MILF, tanto che Estrada dichiarò una “guerra totale” contro gli estremisti islamici nell’isola di Mindanao.  Nel 2000 Estrada fu accusato di aver ricevuto finanziamenti illeciti legati al gioco d’azzardo; fu messo sotto accusa dalla Camera, ma il processo di impeachment fu bloccato dal Senato. Questo provocò massicce proteste di piazza che portarono alle dimissioni di Estrada nel gennaio 2001, il quale fu sostituito dalla sua vicepresidente Gloria Macapagal Arroyo,  figlia del presidente Diosdado Macapagal.

La presidenza Arroyo fu caratterizzata da un governo litigioso e un tentativo di colpo di stato militare, che comunque non impedirono alla Arroyo di vincere le elezioni presidenziali del 2004.  Negli anni del suo governo furono portate a termine vari progetti infrastrutturali e ci fu un relativo miglioramento dell’economia.  Con le elezioni del 2010 la presidenza passò ad un altro “figlio d’arte”, cioè Benigno Aquino III, del Partito Liberale, figlio della presidente Corazon Aquino, con un programma di lotta alla povertà e alla corruzione. Durante gli anni della sua presidenza l’economia ebbe uno straordinario sviluppo, con un aumento medio del PIL annuo del 7,2%. Nel 2014 fu firmato un accordo con il movimento ribelle separatisti del MILF sud per creare una regione autonoma a maggioranza islamica, il Bangsamoro, nell’isola di Mindanao. Questo tuttavia non ha spento la guerriglia islamica che si è riorganizzata nel BIFF (Combattenti Islamici per la Libertà di Bangsamoro).  Nelle stesso anno è stato firmato un accordo con gli USA per il ritorno delle basi militari americane nel paese, mentre aumentavano le tensioni con la Cina che aveva occupato alcuni atolli rivendicati dalle Filippine nel Mar Cinese Meridionale.

L’aumento della ricchezza negli anni della presidenza Aquino non si è tuttavia distribuito alle classi più povere della società aumentando quindi le disparità sociali, mentre il potere politico ed economico rimaneva nella mani delle grandi famiglie del paese. Come reazione a questa situazione alle elezioni del 2016 la maggioranza degli elettori elesse alla presidenza  il sindaco di Davao City Rodrigo Duterte del PDP-Laban con un programma estremamente populista, diventando il primo politico di Mindanao e la persona più anziana a diventare presidente delle Filippine

 

Nelle prossime pagine, i risultati delle precedenti elezioni parlamentari e presidenziali, i principali partiti politici e gli ultimi sondaggi.

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