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IL GIRAMONDO – Elezioni legislative in Nuova Zelanda: continua la favola di “Jacinderella”

File:Flag of New Zealand.svg

Sabato 17 ottobre si tengono le elezioni generali della Nuova Zelanda, per determinare la composizione del 53 ° parlamento, i 120 seggi del quale vengono rinnovati ogni tre anni. 

L’elezione era originariamente prevista per il 19 settembre 2020, ma è stata rimandata di quattro settimane dopo che ad agosto c’era stato un aumento dei casi di COVID-19 ad Auckland. Contestualmente alle elezioni si terranno due referendum, uno sul consumo personale di cannabis e uno sull’eutanasia.

Dopo le precedenti elezioni, il Partito Laburista di centro-sinistra, guidato dal primo ministro Jacinda Ardern, ha formato un governo di coalizione di minoranza con il partito populista conservatore New Zealand First e con l’appoggio esterno del Partito  Verde. Il principale partito di opposizione è il Partito Nazionalista di centrodestra, guidato da Judith Collins. Nel parlamento uscente è presente con un seggio anche il partito di destra liberista ACT New Zealand. Sarà la seconda elezione generale (la prima fu nel 1999) in cui entrambi i principali partiti sono guidata da una donna.

“Jacinderella”, così il settimanale britannico The Economist ha soprannominato la Prima Ministra Neozelandese e in effetti la sua ascesa al potere ricorda un po’ la fiaba di Cenerentola (Cinderella in inglese).

A fine luglio 2017 Jacinda Ardern era la semisconosciuta  “Deputy Leader” di Andrew Little, leader del Partito Laburista della Nuova Zelanda, un partito in profonda crisi che aveva perso tre elezioni di fila ed era dato 15 punti indietro nei sondaggi rispetto ai conservatori del Partito Nazionale.  La nuova giovane leader, con la sua simpatia e semplicità da “ragazza della porta accanto” seppe attirare in poche settimane un consenso formidabile, tanto che alle elezioni del 23 settembre il Labour ottenne il 36,9% dei voti, incrementando di quasi 12 punti il risultato delle elezioni precedenti, e conquistando 46 seggi su 120.

Il Partito Nazionale tuttavia, con 56 seggi, partiva notevolmente avvantaggiato per formare il nuovo governo. Degli altri seggi in parlamento 9 erano stati assegnati a New Zealand First, 8 al Partito Verde e 1 a ACT New Zealand, un piccolo partito di destra liberista. Jacinda Ardern si dimostrò in quell’occasione un’abilissima negoziatrice, riuscendo a convincere  Winston Peters, leader di New Zealand First, ad entrare in un governo di coalizione (nella quale ottenne di nuovo il posto di ministro degli esteri) con il supporto del Partito Verde.

Il 26 ottobre, meno di tre mesi dopo la sua nomina alla guida del Partito Laburista e a soli 37 anni, Jacinda Ardern era diventata la più giovane donna capo di governo al mondo.

I tre anni di governo della Ardern non sono stati facili. Il conservatore Winston Peters mal si conciliava con la sinistra libertaria dei verdi, con i quali era in disaccordo soprattutto sui temi sociali. Il governo ha dato il via a varie iniziative per ridurre la povertà infantile tra la popolazione Maori, costruire 100.000 case popolari ed eliminare il problema dei senzatetto, nessuna delle quali è stata poi realizzata. Nel 2019 il paese fu scosso da un massacro in due moschee a Christchurch, da parte di un militante di estrema destra, che causò 51 vittime. Infine la pandemia di Covid-19 ha danneggiato pesantemente l’economia, che dipende molto dalla esportazioni e dal turismo. Tuttavia il fatto che il governo sia riuscito a bloccare la pandemia all’interno del paese ha contribuito a far accrescere il consenso della Ardern. Molti elettori ritengono che la Ardern abbia “salvato” la Nuova Zelanda dal coronavirus e la considerano una specie di eroina nazionale.

L’opposizione di centrodestra nel frattempo è in subbuglio. Il Partito Nazionale ha cambiato due volte il leader negli ultimi 6 mesi e molti dei suoi elettori lo hanno abbandonato, attratti dal messaggio fortemente populista di ACT New Zealand. Anche gli alleati della Ardern non sono messi bene. New Zealand First è crollata nei sondaggi e rischia di scomparire dal prossimo parlamento (il che magari non dispiacerà alla Ardern, considerando la fama di “piantagrane” di Winston Peters).  I Verdi sono in calo e si avvicinano pericolosamente alla soglia del 5% necessaria per entrare in parlamento. 

Tutto ciò mette il primo ministro sulla buona strada per una netta vittoria nelle elezioni del 17 ottobre. Se le cose andranno bene per la Ardern, ne potrebbe derivare che, senza New Zealand First, un nuovo governo rosso-verde potrebbe perseguire politiche più spostate a sinistra rispetto a quello del governo uscente.  

IL SISTEMA POLITICO-ELETTORALE

File:Coat of arms of New Zealand.svg

La Nuova Zelanda è una monarchia costituzionale strutturata come una democrazia unitaria parlamentare rappresentativa. Attuale sovrano e capo di stato della Nuova Zelanda è la Regina Elisabetta II.

Il Parlamento della Nuova Zelanda detiene il potere legislativo ed è composto dalla Regina e dalla Camera dei rappresentanti. La regina è rappresentata dal governatore generale della Nuova Zelanda quando non è presente essa stessa nel paese.

Il potere esecutivo in Nuova Zelanda si basa sul principio che “la regina regna, ma il governo governa”.  Sebbene siano parte integrante del processo di governo, la regina e il suo governatore generale rimangono politicamente neutrali e non sono coinvolti negli aspetti quotidiani del governo. I ministri sono selezionati tra i membri democraticamente eletti della Camera dei rappresentanti. La maggior parte dei ministri fa parte del consiglio dei ministri, che è il principale organo decisionale del governo della Nuova Zelanda . Il primo ministro è il presiedente del consiglio dei ministri. I ministri sono nominati dal governatore generale su consiglio del primo ministro e sono tutti responsabili dinanzi al Parlamento.

La Camera dei Rappresentanti è normalmente composta da 120 membri del Parlamento (anche se a volte sono di più a causa di eventuali seggi addizionali assegnati nei collegi maggioritari). Le elezioni si tengono normalmente ogni tre anni. Il sistema di voto utilizzato è il cosiddetto “Mixed-Member Proportional Representation” (MMP). Ogni elettore può dare due voti, uno per la lista di partito politico (senza voto di preferenza) e uno per un candidato del collegio uninominale locale. I partiti politici che raggiungono la soglia (5% dei voti di lista a livello nazionale o la vittoria in un seggio uninominale) ricevono seggi alla Camera in proporzione alla percentuale dei voti di partito che ricevono. 72 dei 120 seggi sono assegnati ai parlamentari eletti nei collegi uninominali con sistema maggioritario a turno unico. I restanti 48 seggi sono assegnati ai candidati indicati nelle liste di ciascun partito, in modo che il totale dei seggi assegnati sia in proporzione ai voti di lista ottenuti da ciascun partito. Se un partito vince più collegi uninominali dei seggi a cui ha diritto in base al voto di lista, vengono aggiunti nuovi seggi in parlamento. Dei 72 collegi uninominali, 65 sono suddivisi territorialmente tra la popolazione generale, mente 7 sono destinati esclusivamente agli elettori facenti parte della minoranza maori, che possono decidere se far parte del registro elettorale generale o di quello maori.

Il partito politico o la coalizione di partiti con la maggioranza dei seggi alla Camera forma il governo, che deve poi ottenere un voto di fiducia in Parlamento. Dall’introduzione dell’MMP nel 1996, nessun partito ha ottenuto abbastanza voti per ottenere la maggioranza assoluta dei seggi. Di conseguenza, sono sempre state formate coalizioni di governo tra 2 o più partiti.

Secondo il “Democratic Index” del settimanale The Economist, la Nuova Zelanda è una cosiddetta “Democrazia completa”, al livello di paesi tipo Irlanda, Canada, Finlandia e  Danimarca. 

Nelle prossime pagine, la storia politica del paese, gli sviluppi politici recenti, i principali partiti politici e gli ultimi sondaggi.

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