La Mongolia indipendente nasce nel 1911 con il dissolvimento dell’Impero Cinese. Dal 1911 al 1924 è ufficialmente uno stato teocratico, guidato da un monaco buddista, tibetano, il Bogb Khan. Nel 1919 viene invasa dalle truppe di Yuan Shikai, un “signore della guerra” cinese che considerava la Mongolia ancora parte della Cina. Nel 1921 viene invasa dalle truppe russe bolsceviche. Dopo la morte del Bogd Khan nel 1924, fu istituita la Repubblica Popolare Mongola, sul modello dell’Unione Sovietica, guidata dal Partito Rivoluzionario del Popolo Mongolo (MAHN), ispirato al Partito Comunista Sovietico.
La Mongolia rimase uno stato satellite dell’URSS fino al 1990, quando, a seguito di pacifiche manifestazioni popolari, il governo e il presidente rassegnarono le dimissioni. Il nuovo presidente, Punsalmaagiin Ochirbat indisse libere elezioni, alle quali parteciparono per la prima volta i partiti di opposizione. Il partito di governo ottenne la maggioranza assoluta, battendo il Partito Democratico (centrodestra) e il Partito Socialdemocratico (centrosinistra). A causa della grave crisi economica causata dalla fine dell’URSS, fu varato un governo di unità nazionale e fu approvata una nuova costituzione che sostituiva la Repubblica Popolare con una nuova repubblica democratica che entro in vigore nel 1992.
Nelle elezioni del 1992 il MAHN ottenne una maggioranza schiacciante conquistando 70 seggi su 76 e formando un governo monocolore. Nelle prime libere elezioni presidenziali del 1993 Ochirbat fu rieletto presidente, con l’appoggio dei partiti di opposizione, battendo nettamente il candidato del MAHN, che tuttavia mantenne la guida del governo. Nelle elezioni parlamentari del 1996 i principali partiti di opposizione si unirono in una alleanza elettorale che ottenne 50 seggi su 75, mandando il MAHN all’opposizione per la prima volta dopo 72 anni ininterrotti di governo e completando la transizione democratica della Mongolia. Primo Ministro fu eletto il leader del Partito Democratico Tsakhiagiin Elbegdorj, uno dei leader della rivoluzione democratica.
Nelle elezioni presidenziali del 1997 vinse il candidato del MAHN, Natsagiin Bagabandi che sconfisse il presidente uscente Ochirbat che si ricandidava per un altro mandato. Bagabandi fu rieletto nel 2001 per un secondo mandato. IL MAHN riuscì di nuovo a tornare al governo nel 2000 a causa delle divisioni tra i partiti di governo, che gli consentì di ottenere 72 seggi su 76 e nominare come primo ministro Nambaryn Enkhbayar. Quest’ ultiimo fu poi eletto presidente nelle elezioni presidenziali del 2005.
Nelle elezioni del 2004 il MAHN perse la maggioranza assoluta ottenendo 36 seggi su 76, contro i 34 della lista dei partiti di opposizione, capeggiata dal Partito Democratico. comprendenti conservatori, liberali e socialdemocratici. Fu formata una “grande coalizione tra MAHN e Partito Democratico, con a capo di nuovo Elbegdorj. Nel 2006 una scissione all’interno del Partito Democratico portò ad un governo guidato dal MAHN, appoggiato dai deputati scissionisti e da alcuni indipendenti.
Le elezioni politiche del 2008 videro una netta vittoria del MAHN, che ottenne 45 seggi su 76 contro i 28 del Partito Democratico. L’opposizione accusò il governo di brogli e organizzò vaste manifestazioni di protesta che si conclusero solo quando fu varato un governo di unità nazionale, guidato dal MAHN ma comprendente il Partito Democratico. Elbegdori si dimise da leader del partito in segno di protesta. Nel 2009 tuttavia fu scelto dai partiti dell’opposizione come candidato alle elezioni presidenziali, dove fu eletto sconfiggendo di misura il presidente uscente Enkhbayar. Quest’ultimo abbandonò il partito, che nel frattempo aveva cambiato nome in Partito del Popolo Mongolo (MAN), rifondando il “nuovo”Partito Rivoluzionario del Popolo Mongolo (MAHN), su posizioni nettamente di sinistra nazionalista.
La scissione all’intero del partito di governo provocò un vero e proprio crollo alle elezioni del 2012. Il MAN ottenne solo 25 seggi, il MAHN 11 e il Partito Democratico 31 su 76. Dopo lunghe trattative fu formata una coalizione di governo “arcobaleno” guidata dai liberalconservatori del Partito Democratico comprendente la sinistra nazionalista del MAHN e i liberali ecologisti di Volontà Cittadina – Partito Verde. Nelle elezioni presidenziali del 2013 Elbegdorj fu riconfermato alla presidenza per un secondo mandato, superando di misura il 50% dei voti necessari per evitare il ballottaggio. Tra il 2013 e il 2016 il Partito Democratico ha avuto quindi per la prima volta il controllo della presidenza, del parlamento e del governo della Mongolia.
In vista delle elezioni del 2016 i due principali partiti, MAN e Partito Democratico, decisero di modificare la legge elettorale in senso completamente maggioritario per eliminare i partiti minori e trasformare la Mongolia in una democrazia di fatto bipartitica. Il Partito Democratico fece tuttavia male i conti. Le elezioni videro la schiacciante vittoria del MAN con il 45,7% dei voti e 65 seggi su 76 contro il 33,5% e 9 seggi del Partito Democratico, mentre il MAHN otteneva un solo seggio. Il MAN quindi tornava nuovamente al potere con un governo monocolore. Il Partito Democratico riuscì comunque a vincere di nuovo le elezioni presidenziali del 2017 facendo eleggere al ballottaggio il suo candidato Khaltmaagiin Battulga, battendo il candidato del MAN e quello del MAHN.
Nelle prossime pagine, i risultati delle precedenti elezioni parlamentari, i principali partiti politici e gli ultimi sondaggi.
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