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IL GIRAMONDO- Elezioni parlamentari in Svezia. Riuscirà la Prima Ministra Magdalena Andersson ad interrompere il declino della socialdemocrazia svedese?

Flag of Sweden

Gli elettori svedesi sono chiamati il prossimo 11 Settembre al rinnovo dei 349 seggi del Riksdag, il Parlamento monocamerale svedese.

Le elezioni si svolgono alla scadenza naturale del mandato del parlamento eletto nel 2018. Attualmente al potere c’è un governo di minoranza di centrosinistra, formato dal Partito Socialdemocratico e guidato da Magdalena Andersson, prima donna nella storia a capo del  governo svedese. Il governo è uno dei più deboli della storia della Svezia e si regge in piedi sono grazie all’appoggio esterno dai Verdi, dal Partito della Sinistra e dal Partito di Centro, che tuttavia hanno posizioni economiche contrastanti tra di loro, tanto che il bilancio del governo dello scorso anno è stato bocciato dal parlamento, che ha invece fatto passare quello proposto dal blocco  di opposizione centrodestra, formata da Liberali, Cristiano-Democratici, Moderati e dalla destra populista xenofoba degli Svedesi Democratici.

Rispetto alle elezioni del 2018 ci sono stati dei significativi cambiamenti nella scena politica svedese. Per la prima volta nella sua storia infatti il Partito di Centro, che in passato aveva fatto parte integrante della coalizione di centrodestra,  stavolta è entrato, seppur con molti distinguo,  a far parte del blocco di partiti che sostengono il governo socialdemocratico.  La rottura con gli altri partiti di centrodestra è avvenuta nel momento in cui questi, in particolare i Moderati e i Cristiano-Democratici, hanno rotto la “conventio ad excludendum” nei confronti della destra xenofoba degli Svedesi Democratici.  In passato infatti i partiti di centrodestra avevano sempre evitato di votare in parlamento assieme agli Svedesi Democratici, il che aveva consentito al governo socialdemocratico di sopravvivere a vari voti di sfiducia e di far passare le proprie leggi di bilancio nonostante fosse nettamente minoranza in parlamento.  Il leader dei Moderati, Ulf Kristersson, adesso non esclude più a priori di poter guidare una maggioranza di centrodestra con l’appoggio esterno dell’estrema destra.  Questa posizione è inaccettabile per il Partito di Centro che, pur essendo di centrodestra dal punto di vista economico, è socialmente progressista e rifiuta ogni tipo di collaborazione, anche indiretta con gli Svedesi Democratici, da qui la loro decisione, molto sofferta, di rompere con gli altri partiti di centrodestra.

Il partito socialdemocratico nel frattempo non sembra in grado di arrestare il suo lento declino. Alle scorse elezioni con il 28,3% dei voti ha raggiunto il suo valore più basso degli ultimi 110 anni e a queste elezioni potrebbe pure fare peggio.  L’unica sua arma vincente è la popolarità della Prima Ministra Magdalena Andersson, che ha un vasto supporto nell’elettorato, decisamente superiore a quello di qualsiasi altro leader politico svedese.

Tuttavia, la Andersson deve affrontare sfide significative. Se anche rimarrà a capo del governo, sarà difficile formare una coalizione di governo che contenga sia i liberali del Partito di Centro che gli ex comunisti della Sinistra.  Inoltre molti elettori sono preoccupati dall’alto livello di criminalità, soprattutto gli scontri armati tra bande rivali nei quartieri-ghetto popolati dagli immigrati, dovuti alla forte segregazione razziale. L’ adesione alla NATO ha invece trovato un vasto supporto nell’elettorato, il che ha aumentato la popolarità della Andersson, anche se adesso gli elettori cominciano ad essere preoccupati di una possibile crisi economica dovuta alla riduzione delle esportazioni di gas verso l’Europa deciso dal Cremlino come ritorsione alle sanzioni contro l’invasione dell’Ucraina. Un altro problema per l’immagine del governo è stata la richiesta della Turchia di estradare alcuni presunti “terroristi” curdi presenti in Svezia per non mettere il veto all’ingresso della Svezia nella NATO, una vicenda molto imbarazzante per la quale la Andersson è stata attaccata sia dalla destra xenofoba che dalla sinistra filo-curda che dalle organizzazioni per i diritti umani.

Difficile capire quale sarà la reazione  dell’elettorato alle vicende che hanno segnato la politica svedese durante l’ultima legislatura.  I sondaggi sono estremamente altalenanti con un testa-a-testa mozzafiato  tra i due blocchi di centrosinistra e centrodestra. Qualunque dei due blocchi arriverà in testa, non è detto che possa essere in grado di formare il prossimo governo a causa delle contraddizioni al suo interno dovute alla notevoli differenze tra i partiti che lo compongono.

 

 

IL SISTEMA POLITICO-ELETTORALE

Coat of arms of Sweden

La Svezia è una monarchia costituzionale democratica rappresentativa parlamentare, basata su di un sistema multipartitico. Il potere esecutivo è esercitato dal Primo Ministro e dal Consiglio dei Ministri. Il potere legislativo è esercitato sia dal governo che dal Parlamento. Il potere giudiziario è indipendente. I giudici sono nominati dal governo e rimangono in carica fino all’età pensionabile.

Il Riksdag svedese è composto da 349 deputati, tutti eletti con sistema proporzionale basate su liste regionali. Il paese è diviso in 29 collegi elettorali con un numero fisso di parlamentari. 310 deputati sono eletti nelle circoscrizioni regionali. In sede di scrutinio elettorale viene effettuato un bilanciamento proporzionale, eleggendo altri 39 deputati, per garantire che il numero di deputati eletti per i vari partiti rappresenti accuratamente i voti dell’elettorato ma al tempo stesso sia rispettato il numero dei parlamentari eletti in ogni singolo collegio. Esiste una soglia del 4% del voto nazionale per entrare nel Riksdag, alternativamente un partito deve prendere almeno il 12% all’interno di un collegio elettorale (ma in tal caso ottiene solo i seggi conquistati in quel collegio elettorale, senza partecipare al bilanciamento proporzionale a livello nazionale).

La Svezia è una delle più antiche democrazie esistenti al mondo, avendo tenuto regolari elezioni democratiche (anche durante il periodo delle due guerre mondiali) fin dal 1866.  Secondo il “Democracy Index” del settimanale The Economist, la Svezia è una cosiddetta “democrazia completa”, al livello di Finlandia, Danimarca, Islanda e Nuova Zelanda.  

 

Nelle prossime pagine, la storia politica del paese, i risultati delle ultime elezioni,  i principali partiti politici e gli ultimi sondaggi.

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