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IL GIRAMONDO – Elezioni Presidenziali e parlamentari in Perù. Alla ricerca del “meno peggio”

 

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Domenica 11  Aprile gli elettori peruviani si recano alle urne per eleggere il loro 63-esimo presidente, il vicepresidente e rinnovare i 130 seggi  del Congresso della Repubblica del Perù. Il congresso uscente è stato eletto solo poco più di un anno fa, dopo che l’allora presidente Martin Vizcarra, aveva sciolto anticipatamente il parlamento. Il Perù sta attraversando una grave crisi istituzionale. Dal 2016 ad oggi il paese ha visto alternarsi al potere ben 5 presidenti.  L’elettorato  ha completamente perso la fiducia nei partiti tradizionali e alle elezioni si prevede un’alta astensione. Ma siccome alla fine un presidente deve essere comunque eletto,  il rischio è che gli elettori scelgano un candidato populista (di destra o di sinistra, ma soprattutto di destra) o un outsider  senza esperienza politica..

Tra i candidati principali vi è Yonhy Lescano, populista di sinistra e veterano del Congresso da 20 anni, che rappresenta Azione Popolare, un partito storico del Perù ma senza un’ideologia definita. Lescano vuole un maggiore intervento statale nell’economia e dice di ispirarsi al modello economico della Bolivia di Evo Morales. Promette una maggiore supervisione delle imprese da parte del governo e vuole fermare i progetti minerari che non hanno sostegno tra la popolazione locale.

Se Lescano può destare qualche preoccupazione per le sue idee stataliste a destra sta emergendo un personaggio decisamente inquietante.  Rafael López Aliaga personaggio sconosciuto fino a poche settimane fa, sta velocemente crescendo nei sondaggi di opinione.  Uomo d’affari , ultraconservatore, populista, bigotto, membro dell’Opus Dei, senza nessuna esperienza politica ha preso possesso di “Rinnovamente Popolare”, un partito originariamente di centrodestra moderato e lo ha trasformato nel suo veicolo elettorale.  Aliaga si vanta del suo celibato e del fatto di portare il cilicio. I suoi critici lo vedono come una versione peruviana del brasiliano Jair Bolsonaro, il quale tuttavia è un politico opportunista che non ha mai raggiunto il livello di integralismo  di Aliaga. 

Un altro contendente è George Forsyth, ex portiere di calcio e sindaco di un quartiere di Lima, che porta avanti un messaggio di “legge e ordine” contro la criminalità.  Gli oppositori dicono che la sua giovinezza (ha 38 anni) e l’inesperienza lo rendono mal equipaggiato per la politica nazionale del Perù, che è più simile al rugby che al calcio. Tra i candidati principali anche l’esponente della sinistra radicale Verónika Mendoza,  e la populista di destra Keiko Fujimori, figlia dell’ex dittatore Alberto Fujimori.  Altri candidati che potrebbero arrivare al ballottaggio sono l’ex generale di destra nazionalista Daniel Urresti e l’economista di destra liberista Hernando de Soto.

Chi vincerà dovrà affrontare un Congresso probabilmente ostile. Nonostante lo sbarramento nazionale del 5%,  i suoi 130 membri potrebbero essere divisi tra ben 11 partiti. 

Una lista di candidati presidenziali così sconfortante non è una novità per il Peru’.  Nel 2011 Mario Vargas Llosa, romanziere premio Nobel (e candidato egli stesso alla presidenza nel 1990), si era lamentato del fatto che nelle elezioni di quell’anno i peruviani avessero dovuto scegliere tra “AIDS e cancro”. La raccapricciante battuta di Vargas Llosa si riferiva a due candidati che erano finiti al ballottaggio: Keiko Fujimori e Ollanta Humala, un ex generale golpista (poi eletto presidente), entrambi  in corsa quest’anno.

 Il Perù è stato duramente colpito dalla pandemia.  Rispetto alla sua popolazione, il Perù ha registrato più morti da Covid-19 che in qualsiasi altra parte del Sud America. L’anno scorso la sua economia si è ridotta dell’11% e la disoccupazione è salita al 13,8%. Il paese vorrebbe un governo serio, competente e capace che sembra improbabile venga fuori da queste elezioni.

 

 

IL SISTEMA POLITICO-ELETTORALE

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Il Perù  è una repubblica democratica rappresentativa unitaria semi-presidenziale, dove il Presidente il presidente del Perù è sia capo di stato e capo del governo , e un sistema politico multipartitico . Il potere esecutivo è esercitato dal Presidente e dal Governo. Il potere legislativo spetta sia al governo che al Congresso . La magistratura è indipendente dal potere esecutivo e legislativo.

Il presidente viene eletto direttamente a suffragio universale. Se nessun candidato ottiene più del 50% dei voti viene effettuato un secondo turno di ballottaggio tra i due candidati più votati al primo turno. Un presidente uscente non può essere immediatamente rieletto ma deve aspettare almeno una legislatura per poter partecipare di nuovo alle elezioni presidenziali. 

Il Congresso della Repubblica del Perù è il parlamento unicamerale del paese, composto da 130 seggi.  Il parlamento viene eletto normalmente in contemporanea con le elezioni presidenziali. E’ possibile in casi eccezionali che il parlamento venga sciolto dal presidente prima della sua scadenza naturale. In tal caso il nuovo parlamento rimane in carica per la durata rimanente della legislatura, fino alle successive elezioni generali. 

I 130  membri del congresso vengono eletti con metodo proporzionale con voto di preferenza e soglia di sbarramento nazionale al 5%, in collegi elettorali corrispondenti ai 26 distretti nazionali (24 dipartimenti, l’area metropolitana di Lima e la provincia autonoma di Callao).

Il Democracy Index dell’Economist Intelligence Unit classifica il Perù come una “democrazia imperfetta” al livello di paesi tipo Croazia, Ghana, Filippine e Ungheria. 

 

 

 

Nelle prossime pagine, la storia politica del paese, i gli sviluppi politici recenti, i principali partiti politici ed i candidati alla presidenza.

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