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IL GIRAMONDO – Elezioni presidenziali in Cile. In arrivo un presidente di estrema destra?

Datei:Flag of Chile (bordered).svg – Wikipedia

Domenica 16 Novembre i cittadini cileni vanno alle urne per eleggere il Presidente della Repubblica, rinnovare i 155 seggi della Camera dei Deputati, 25 dei 50 seggi  del Senato e tutti i consigli regionali.  Al Presidente in carica Gabriel Boric , eletto nel 2021, è costituzionalmente vietato di candidarsi per un secondo mandato consecutivo.
Le elezioni presidenziali del 2021 videro il candidato di sinistra Gabriel Boric, ex leader delle proteste studentesche del 2011-2013 , sconfiggere il candidato di destra nazionalconservatore José Antonio Kast al ballottaggio. La vittoria di Boric era stata attribuita alla diffusa mobilitazione giovanile, all’insoddisfazione per l’amministrazione di centro-destra del presidente Sebastián Piñera e alle difficoltà economiche conseguenti alla pandemia di COVID-19. Il suo programma aveva enfatizzato l’equità sociale, l’uguaglianza di genere e una “vita dignitosa” per i gruppi emarginati, impegnandosi a smantellare “l’eredità patriarcale” del Cile.  A tal proposito nel governo  Boric le donne erano la maggioranza, a capo di 14 ministeri su 24. La sua amministrazione aveva perseguito diverse iniziative politiche chiave, tra cui riforme pensionistiche volte a sostituire il sistema privatizzato istituito sotto Augusto Pinochet  e una proposta di nazionalizzazione dell’industria mineraria del litio . Boric aveva anche cercato di attuare misure più severe per il controllo delle armi per combattere la criminalità e aveva cercato di espandere i diritti LGBT , comprese le protezioni per l’identità di genere. Inoltre, il suo governo aveva introdotto riforme fiscali progressive incentrate sulla ridistribuzione della ricchezza.

Il problema principale per Boric è stata la riforma costituzionale. Nel 2021 era stata eletta una Assemblea Costituente incaricata di riscrivere la costituzione cilena, che è stata redatta durante la dittatura di Pinochet. I membri dell’Assemblea, in gran parte di sinistra ed estrema sinistra, avevano scritto una costituzione molto ideologizzata che nel 2022 è stata bocciata da un referendum popolare. Il fallimento dell’assemblea costituente si è riflesso anche sulla popolarità del presidente che l’aveva appoggiata.  A questo si è aggiunta la stagnazione economica, l’impasse legislativa e le preoccupazioni per la sicurezza pubblica. Di questa situazione ne ha approfittato il Partito Repubblicano Kast e altre formazioni di estrema destra, che hanno capitalizzato su questo malcontento, assicurandosi una vittoria schiacciante alle elezioni del Consiglio Costituzionale del maggio 2023. Il Consiglio Costituzionale ha proposto una riforma della costituzione stavolta spostata nettamente a destra, anch’essa poi bocciata in un referendum popolare.

La campagna elettorale per le elezioni presidenziali  si sta svolgendo in un clima di grande tensione e partecipazione. Per la prima volta, il voto è obbligatorio per tutti gli iscritti nei registri elettorali, il che significa che milioni di cileni, anche quelli solitamente meno interessati alla politica, saranno chiamati a esprimere la propria preferenza. Questo potrebbe cambiare radicalmente gli equilibri rispetto alle elezioni passate, rendendo il risultato ancora più imprevedibile.
Al centro del dibattito ci sono temi scottanti come la sicurezza, l’immigrazione, l’inflazione e la disoccupazione. La paura della criminalità e la nostalgia per un ordine perduto stanno spingendo molti elettori verso posizioni più radicali, mentre altri continuano a sperare in una società più giusta e inclusiva. La campagna elettorale si sta giocando non solo nei comizi e nei dibattiti televisivi, ma anche sui social media, dove i candidati cercano di intercettare il malcontento e le aspirazioni di un elettorato sempre più frammentato.
Jeannette Jara è candidata della coalizione di sinistra al governo, ed ex ministra del Lavoro nel governo di Gabriel Boric. La sua campagna si basa su un messaggio di unità e pragmatismo, cercando di rappresentare tutti i cileni e non solo la base militante del Partito Comunista, di cui fa parte. Jara ha dichiarato che, in caso di vittoria, potrebbe addirittura lasciare il partito per governare in modo più trasversale, sottolineando la volontà di essere la presidente di tutti i cittadini, non solo di una fazione politica.
José Antonio Kast, leader dell’estrema destra, è il suo principale avversario. Kast, memore della sconfitta contro Boric nelle elezioni del 2021, sta concentrando la sua campagna sulla promessa di una “mano dura” contro la criminalità e una gestione più rigida dell’immigrazione. Il suo messaggio attira soprattutto tra chi sente la mancanza di sicurezza e ordine, tanto che in alcuni ambienti, soprattutto tra i giovani, si registra persino una nostalgia per il regime di Pinochet, visto come un simbolo di stabilità
Evelyn Matthei, candidata della destra tradizionale, si rivolge a un elettorato moderato, ma fatica a emergere in un contesto dominato dagli estremi. Franco Parisi, economista populista, è invece noto per la sua abilità nel comunicare direttamente sui social network, dove ha costruito un seguito fedele, soprattutto tra i giovani e gli elettori delusi dalla politica tradizionale.
Un altro nome che sta emergendo in questa campagna è Johannes Kaiser, deputato del Partito Nazionale Libertario, una formazione di estrema destra. Kaiser, che si posiziona con un discorso ancora più radicale di Kast, punta a conquistare l’elettorato più conservatore e nazionalista. La sua presenza nella campagna elettorale sta contribuendo a spostare il dibattito verso temi come la sovranità nazionale, la riduzione dello Stato e una politica di sicurezza ancora più intransigente. Kaiser rappresenta una frangia dell’elettorato che non si riconosce più nella destra tradizionale e cerca risposte ancora più nette e decisive.
Alle scorse elezioni gli elettori cileni, scontenti del classico bipolarismo tra centrodestra e centrosinistra, optarono per un presidente che veniva dalla sinistra radicale. Adesso il vento sembra decisamente cambiato e il Cile potrebbe per la prima volta dalla fine del regime di Pinochet avere un presidente di estrema destra.

 

 

IL SISTEMA POLITICO-ELETTORALE

Coat of arms of ChileIl Cile è una repubblica democratica rappresentativa presidenziale basata su un sistema multipartitico, dove il Presidente del Cile è sia capo di stato che capo del governo.  Il potere esecutivo è esercitato dal governo. Il potere legislativo è conferito sia al governo che alle due camere del Congresso Nazionale, il parlamento bicamerale del paese. La magistratura è  indipendente dal potere esecutivo e legislativo.

Il presidente è eletto direttamente per un mandato di quattro anni con voto popolare.  Nel caso in cui nessun candidato presidenziale raggiunga oltre il 50% dei voti validi si svolge un secondo turno elettorale di ballottaggio. Un presidente  può essere rieletto solo per due mandati non consecutivi.

Il Congresso Nazionale è composto dalla Camera dei Deputati ( Camera bassa), formata da 155 Deputati e dal Senato (Camera alta), formato da 50 Senatori. I deputati sono eletti per un periodo di quattro anni. 15 sono eletti su base proporzionale in 28 circoscrizioni plurinominali (da 3 a 8 seggi ciascuna) con voto di preferenza senza recupero dei resti.  l senatori sono eletti in in 16 circoscrizioni senatoriali (da 2 a 5 seggi ciascuna) con sistema proporzionale con preferenza senza recupero dei resti. La durata del mandato dei senatori è otto anni, di cui la metà viene rinnovata ogni quattro anni. 

L’attuale Costituzione del Cile è stata approvata con un plebiscito nazionale nel settembre 1980, sotto la dittatura militare di Augusto Pinochet . Entrò in vigore nel marzo 1981. Dopo l’uscita di scena di Pinochet, nel 1998  la Costituzione fu emendata per facilitare le disposizioni per futuri emendamenti alla Costituzione.

Nel settembre 2005, l’allora presidente Ricardo Lagos ha firmato diversi emendamenti costituzionali approvati dal Congresso. Questi includono l’eliminazione delle posizioni di senatori e senatori nominati a vita , la concessione al presidente dell’autorità di rimuovere i comandanti in capo delle forze armate e la riduzione del mandato presidenziale da sei a quattro anni, disabilitando anche la rielezione immediata .

 

Il Democracy Index dell’Economist Intelligence Unit classifica il Cile come una “democrazia imperfetta” al livello di paesi tipo Stati Uniti, Corea del Sud, Israele e Slovenia.

 

 

 

Nelle prossime pagine, la storia politica del paese, i risultati elettorali recenti, i principali partiti politici ed i sondaggi elettorali

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