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IL GIRAMONDO – Il meglio e il peggio delle elezioni del 2021

IL PEGGIO DEL 2021

Per quanto riguarda i peggiori avvenimenti politico-elettorali dell’anno, il 2021 è stato senza dubbio l’anno dei colpi di stato, alcuni militari, altri istituzionali, e i cambi di governo avvenuti in maniera non democratica. Tra questi ricordiamo  i colpi di stato in Mali, Ciad, Guinea e Sudan, il caos politico di Haiti e la svolta autoritaria in Tunisia dove il presidente ha sciolto il parlamento a tempo indeterminato. Un giudizio controverso va alla situazione politica in Nepal, dove il partito comunista al governo è stato mandato all’opposizione da manovre politiche poco chiare che hanno portato al potere il partito del Congresso filo-indiano.

Vari leader autoritari, dall’Uganda al Congo, dal Nicaragua al Kazachistan, dalla Russia all’Uzbekistan fino alla Siria,  hanno organizzato elezioni farsa per dare una parvenza di legittimità ai loro regimi.  Alcuni paesi come  Etiopia, i El Salvador , Benin e Kirgizistan hanno subito una svolta autoritaria, con gli “uomini forti” alla guida del governo che hanno rafforzato il loro potere minando le strutture istituzionali dei loro paese. Per quanto riguarda l’America Latina, ci sono stati due risultati negativi. Il primo è l’Ecuador, dove è stato eletto un presidente di centrodestra, Guillermo Lasso (anche se è positivo il fatto che sia stato sconfitto il “Correismo”) e l’altro è il Perù dove è stato eletto presidente Pedro Castillo, un leader populista, senza significativa esperienza politica, appoggiato da un partito di estrema sinistra, che dovrà affrontare un congresso dominato dai partiti di destra.

Deludente il risultato dei partiti progressisti nelle elezioni nei Paesi Bassi, che hanno visto l’avanzata di nuovi partiti populisti di destra e la conferma della coalizione di centrodestra guidata da Mark Rutte.  Deludenti anche i risultati dei partiti progressisti a Cipro. Contrastante il giudizio sulle elezioni politiche in Armenia, dove è stato confermato il primo ministro Nikol Pashinyan, dopo l’umiliante sconfitta militare contro l’Azerbaijan.  Disastrose per i partiti progressisti le elezioni in Islanda,  dove tuttavia viene confermata la prima ministra di sinistra Katrín Jakobsdóttir a capo di una  coalizione di destra-centro-sinistra.
Per quanto riguarda le elezioni locali , da notare i pessimi risultati in Spagna, nelle elezioni regionali di  Madrid, che hanno visto un netto spostamento a destra dell’elettorato e la conferma del centrodestra nelle elezioni regionali in Calabria.
Pessima la situazione politica in Romania. Il governo europeista di centrodestra, che comprendeva i conservatori del PNL e i liberali di USR PLUS è crollato. Dopo settimane di crisi si è formato un governo raffazzonato guidato dal PNL, comprendente i socialdemocratici euroscettici del PSD, mentre nei sondaggi di opinione cresce l’estrema destra nazionalista di AUR.
Altra risultato negativo è quello delle elezioni in Giappone, dove ancora una volta si riconfermano al poterei conservatori del Partito Liberaldemocratico, grazie ad un’opposizione incapace di proporre una seria alternativa di governo e ad un elettorato, in particolare quello giovanile disilluso, senza speranza di un vero cambiamento nella politica del paese.

Per la posizione di peggior evento politico-elettorale dell’anno si sono classificati tre finalisti.  

File:Flag of Czechoslovakia (bordered).svg - Wikimedia Commons  In terza posizione abbiamo la Repubblica Ceca. Il risultato delle elezioni a prima vista sembra positivo, dato che esce di scena il primo ministro uscente, il miliardario populista Andrej Babis, coinvolto in vari scandali finanziari. Tuttavia il nuovo governo è formato da una coalizione di partiti di centrodestra, in gran parte socialmente conservatori. Il nuovo primo ministro, il conservatore Petri Fiala, appartiene a ODS, un partito vicino politicamente al PiS polacco e a Fratelli d’Italia. Il partito dei Pirati, socialmente liberale e progressista, ha avuto un terribile risultato, con soli 4 deputati eletti rispetto ai 22 della precedente legislatura. Quel che è peggio è che per la prima volta dal ritorno della democrazia la Repubblica Ceca non avrà nessun partito di sinistra presente in parlamento, dato che sia socialdemocratici che comunisti sono rimasti sotto la soglia del 5% necessaria per entrare in parlamento.

 

File:Flag of Iran.svg - Wikimedia CommonsLa seconda posizione va alla Repubblica islamica delll’Iran, dove sono state nettamente sconfitte le forze riformiste all’interno del regime che facevano capo al presidente uscente Hassan Rouhani.  Le elezioni presidenziali,  boicottate da una parte significante dell’elettorato, hanno portato infatti all’elezione alla presidenza di Ebrahim Raisi, esponente dell’ala destra più intransigente, legata alla “guida  spirituale”, l’ayatollah Khamenei. Questo rende molto più difficile trovare un accordo per impedire che l’Iran ottenga la tecnologia necessaria a costruire armi nucleare. Un tale evento potrebbe provocare una reazione armata da parte di Israele e il rischio che anche l’Arabia Saudita decida anch’essa di dotarsi di armi atomiche, innestando una pericolos corsa agli armamenti nel Medio Oriente dagli sviluppi imprevedibili.

 

File:Flag of Afghanistan (2013–2021).svgMa il Premio Giramondo 2020 per il peggiore evento politico-elettorale dell’anno va all’Afghanistan. L’esperimento di “esportazione” dei valori di libertà e di democrazia iniziato dopo l’invasione del 2001 e la sconfitta dei Talebani difficilmente poteva finire in modo peggiore.   Venti anni di governi corrotti e inefficienti, che si mantenevano al potere solo grazie agli aiuti economici e al supporto militare degli USA e dei paesi alleati, non sono riusciti ad impedire ai Talebani di tornare al potere. L’accordo di Doha, firmato nel 2020 durante la presidenza Trump, è stata la presa d’atto del fallimento della politica USA. Nel giro di poche settimane l’esercito afghano si squagliato come neve al sole e il paese è precipitato nel caos.  Le immagini degli elicotteri durante l’evacuazione dell’ambasciata USA hanno riportato alla mente quelle di Saigono ai tempi dell’umiliante sconfitta in Vietnam. Adesso i Talebani si trovano padroni di un paese disperato, alla fame, socialmente distrutto, con un’economia a pezzi. La comunità internazionale si trova adesso davanti ad una scelta terribile. Abbandonare l’Afghanistan al proprio destino, con il rischio di un aggravamento della crisi umanitaria e magari ulteriori conflitti armati, oppure “dialogare” con i talebani, per portare aiuto alla martoriata popolazione del paese.

 

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