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IL GIRAMONDO – Il meglio e il peggio delle elezioni del 2021

MAGGIO

Australia: alle elezioni parlamentari in Tasmania, il Partito Liberale (conservatori) ottiene il 48,7% dei voti (13 seggi su 25), il Partito Laburista il 28,2% (9), i Verdi il 12,4% (2) e gli indipendenti il ​​6,2% (1).

Spagna: alle elezioni regionali a Madrid, il Partito Popolare (conservatori) vince il 45,0% dei voti (65 su 136 seggi), Mas Madrid ( progressisti di sinistra) il 17,1% (24), il Partito Socialista Operaio Spagnolo 16,9% (24), Vox (destra nazionalista) il 9,2% (13) , Unidas Podemos-Izquierda Unida (sinistra) 7,2% (10) e Ciudadanos (liberali) 3,6% (0).  La presidente regionale Isabel Diaz Ayuso del Partito Popolare viene quindi confermata nell’incarico

Regno Unito: alle elezioni parlamentari in Scozia, lo Scottish National Party ottiene il 40,3% dei voti (64 su 129 seggi), il Partito Conservatore il 23,5% (31), il Partito Laburista il 17,9% (22), il Partito dei Verdi l’8,1% ( 8), e i Liberaldemocratici 5,1% (4); . In Galles, il Partito Laburista ottiene il 36,2% dei voti (30 su 60 seggi), il Partito Conservatore il 25,1% (16), Plaid Cymru il 20,7% (13), il Partito dei Verdi il 4,4% (0) e i Liberal Democratici 4,3 % (1). A seguito delle elezioni il parlamento gallese rielegge Mark Drakeford (laburista)  come primo ministro  il parlamento scozzese rielegge la prima ministra uscente Nicola Sturgeon (Scottish National Party).  Nelle elezioni amministrative di Londra, viene riconfermato il sindaco uscente laburista Sadiq Khan.

Sud Sudan: il presidente Salva Kiir scioglie il parlamento. Il 10 maggio annuncia la composizione di un nuovo parlamento con 332 membri scelti da lui, 128 membri scelti dal primo vicepresidente, Riek Machar, e 90 membri scelti dagli altri partiti firmatari dell’accordo di pace del 12 settembre 2018.

Nepal: il primo ministro KP Sharma Oli  del Partito Comunista del Nepal (Marxista-Leninista Unificato) perde la fiducia in parlamento. Pochi giorni dopo viene riconfermato primo ministro dal presidente Bidya Devi Bhandari poiché i partiti di opposizione non sono riusciti a ottenere la maggioranza. Tuttavia, la settimana successiva la Corte Suprema annulla la nomina di uno dei ministri del nuovo governo, provocando una nuova crisi politica e lo scioglimento delle camera. A luglio La Corte Suprema ordina al presidente di nominare Sher Bahadur Deuba (Partito del Congresso, centrosinistra)  primo ministro e ripristina la Camera dei rappresentanti precedentemente sciolta che concede la fiducia al nuovo primo ministro.

Mali: durante un colpo di stato militare  vengono arrestati il presidente Bah N’Daw e il primo ministro Ouane.  Il vicepresidente  Goita  (che era andato al potere l’anno prima con un precedente colpo di stato, assume quindi la presidenza di transizione.

Vietnam: alle elezioni parlamentari vengono eletti 499 membri, inclusi 485 membri del Partito Comunista. Nota: il Vietnam è un regime autoritario dove le elezioni non sono né libere né eque.

Siria: alle elezioni presidenziali, il presidente in carica Bashar al-Assad ottiene il 95,1% dei voti. Nota: la Siria è un regime autoritario dove le elezioni non sono né libere né eque.

Cipro: alle elezioni parlamentari, il Raggruppamento Democratico (conservatori) ottiene il 27,8% dei voti (17 su 56 seggi), il Partito Progressista dei Lavoratori (comunisti) il 22,3% (15), il Partito Democratico (centristi nazionalisti) l’11,3% (9), il Fronte Popolare Nazionale (estrema destra nazionalista) il 6,8% ( 4), il Movimento dei socialdemocratici (socialdemocratici nazionalisti) 6,7% (4), il Fronte democratico (centristi) 6,1% (4) e il Movimento degli ecologisti (verdi di sinistra) 4,4% (3).

Somalia: alle elezioni parlamentari in Somaliland, il Partito nazionale del Somaliland (Waddani, nazionalisti) vince 31 seggi su 82, il Partito per la pace, l’unità e lo sviluppo (Kulmiye, liberali) 30 e il Partito per la giustizia e il benessere (socialdemocratici) 21.

 

GIUGNO

Germania: alle elezioni statali in Sassonia-Anhalt, l’Unione Cristiano-Democratica ottiene il 37,1% dei voti (40 su 97 seggi), l’Alternativa per la Germania il 20,8% (23), la Sinistra l’11,0% (12), il Partito socialdemocratico l’8,4 % (9), il Partito Liberale Democratico 6,4% (7), i Verdi 5,9% (6) e i Liberi Elettori 3,1% (0).  La coalizione uscente  tra CDU, SPD e Verdi guidata dal democristiano Reiner Haseloff, viene sostituita da una coalizione ta CDU, SPD e FDP, sempre guidata da Haseloff.

Messico: alle elezioni parlamentari di metà mandato, il partito del presidente  Andrés Manuel López Obrador,  il Movimento di Rigenerazione Nazionale (MORENA, sinistra populista) ottiene il 35,3% dei voti (197 su 500 seggi), il Partito d’Azione Nazionale (PAN, destra conservatrice) il 18,9% (111), il Partito Rivoluzionario Istituzionale  (centristi) il 18,4% (69), il Partito dei Cittadini Movimento (MC, socialdemocratici) 7,3% (24), il Partito Ecologista del Messico (PVEM, ecologisti conservatori) 5,6% (44), il Partito della Rivoluzione Democratica (socialdemocratici) 3,8% (17) e il Partito Laburista (sinistra socialista) 3,4% (38).

Mongolia: alle elezioni presidenziali, l’ex primo ministro Ukhnaa Khürelsükh (Partito popolare mongolo, populisti di sinistra) ottiene il 72,2% dei voti, Dangaasüren Enkhbat (Coalizione elettorale della persona giusta, centrosinistra) 21,4% e Sodnomzundui Erdene (Partito Democratico, centrodestra) il 6,4%.

Algeria: alle elezioni parlamentari, gli indipendenti ottengono il 72,4% dei voti (84 su 407 seggi), il Fronte di Liberazione Nazionale (nazionalisti socialisti, al governo) il 6,2% (98), il Movimento Società per la pace (conservatori islamici)  il 4,5% (65), il Raggruppamento Democratico Nazionale (liberali, al governo) il 4,3% (58) , il Fronte El Moustakbal (nazionalisti di centro) il 3,3% (48) e il Movimento El Bina (islamici) il 2,3% (39). Dopo le elezioni, viene formato un governo di coalizione comprendente il Fronte di Liberazione Nazionale, il Raggruppamento Democratico Nazionale, dal Fronte El Moustakbal e dal Movimento El Bina, nonché da diversi membri di liste indipendenti. Nota: l’Algeria è un regime autoritario dove le elezioni non sono né libere né eque.

Iran: alle elezioni presidenziali, Ebrahim Raisi (esponente della destra conservatrice)  vince il 72,4% dei voti, Mohsen Rezai il 13,8% e Abdolnasser Hemmati il ​​9,8%. Nota: l’Iran è un regime autoritario dove le elezioni non sono né libere né eque.

Armenia: Alle elezioni parlamentari, Contratto Civico (populisti liberali di centro, al governo), guidato dal primo ministro  ottiene il 53,9% dei voti (71 su 107 seggi), l’Alleanza Armenia (sinistra nazionalista filorussa) il 21,1% (29) e l’Alleanza “Io ho Onore” (nazionalconservatori filorussi) il 5,2% (7). 

Francia: alle elezioni regionali tutti i presidenti regionali in carica hanno mantenuto i loro seggi.  I risultati hanno mostrato un buon risultato per  i partiti gollisti e la ripresa  per il Partito Socialista. Il Raduno Nazionale (destra nazionalista) e La République En Marche (liberali) non sono riusciti a vincere nessuna presidenza regionale.

Etiopia: Alle elezioni parlamentari, il Partito della Prosperità del primo ministro Abiy Ahmed vince 410 seggi su 436. Nota: l’Etiopia è un regime autoritario dove le elezioni non sono né libere né eque.

Aruba: Alle elezioni parlamentari, il Movimento Elettorale del Popolo (socialdemocratici) vince il 35,3% dei voti (9 su 21 seggi), il Partito Popolare di Aruba (cristiano-conservatori) il 31,3% (7), Radici il 9,4% (2), il Movimento per la sovranità di Aruba l’8,0% (2), e Azione 21 5,8% (1).

 

LUGLIO

Haiti:  assassinato il presidente Jovenel Moïse. I suoi poteri spettano al governo sotto il primo ministro ad interim, Claude Joseph. Il 9 luglio il Senato (composto da soli 10 membri, essendo scaduti i termini degli altri 20, come quello dell’intera camera bassa) adotta una delibera che dichiara il suo presidente, Joseph Lambert, presidente provvisorio della repubblica, e riconosce Ariel Henry, primo ministro designato da Möise prima di essere assassinato, come primo ministro.  Il 19 luglio Joseph accetta di dimettersi; Henry viene insediato come primo ministro il 20 luglio, assumendo le funzioni di presidente ad interim.

Bulgaria: Alle elezioni parlamentari anticipale, C’è un Tale Popolo (ITN, populisti) vince il 24,1% dei voti (65 su 240 seggi), Cittadini per lo sviluppo europeo della Bulgaria-Unione delle forze democratiche (GERB-UDF, conservatori) il 23,5% (63), la coalizione guidata dal Partito Socialista Bulgaro (BSP, socialdemocratici) il 13,4 % (36), Bulgaria Democratica (centrodestra liberale) 12,6% (34), il Movimento per i Diritti e le Libertà (DPS, minoranza turca) 10,7% (29) e Alzati! Fuori la Mafia (populista anti-corruzione)  5,0% (13).  Ancora una volta non è possibile trovare una maggioranza di governo. Il presidente Radev decide quindi di convocare nuove elezioni parlamentari in contemporanea con quelle presidenziali di ottobre.

Moldavia: alle elezioni parlamentari, il Partito Azione e Solidarietà (PAS, centrodesta liberale) ottiene il 52,8% dei voti (63 su 101 seggi), il Blocco elettorale di comunisti e socialisti (sinistra nazionalista filorussa) il ​​27,2% (32) e il Partito Sor (conservatori filorussi) il 5,7% (6). Il 30 luglio la presidente Maia Sandu nomina Natalia Gavrilita del PAS primo ministro a capo di un governo monocolore.

São Tomé e Príncipe: Al primo turno delle elezioni presidenziali, Carlos Vila Nova (Azione Democratica Indipendente, centrodestra) vince il 43,3% dei voti, l’ex primo ministro Guilherme Posser da Costa (Movimento per la Liberazione di São Tomé e Príncipe / Partito Socialdemocratico, sinistra socialista) il 20,7% e Delfim Neves (Partito della Convergenza Democratica, liberalconservatori) il 18,3%. Al ballottaggio Carlos Vila Nova ottiene il 57,6% dei voti e Guilherme Posser da Costa (Movimento di Liberazione di São Tomé e Príncipe/Partito socialdemocratico) il 42,4%;

Pakistan: alle elezioni parlamentari in Azad Kashmir, il Pakistan Tehreek-e-Insaf (populisti, partito del primo ministro Imran Khan) ottiene il 32,5% dei voti (32 seggi su 45), la Pakistan Muslim League – Nawaz (conservatori) il 25,7% (7) e il Partito Popolare Pakistano (socialdemocratici) 18,3% (12).

Tunisia: il presidente Kaïs Saïed rimuove dall’incarico il primo ministro Hichem Mechichi e sospende il parlamento, prima provvisoriamente, poi a tempo indeterminato.  Dopo alcune settimane chiede a Najla Bouden Romdhane di formare un governo, la quale diventa quindi la prima donna capo di governo di un paese arabo.

Santa Lucia: alle elezioni parlamentari, il Partito laburista di Santa Lucia (socialdemocratici) ottiene il 50,1% dei voti (13 seggi su 17), il Partito dei Lavoratori Uniti (UWP, cristiano-conservatori) il ​​42,9% (2) e gli indipendenti il ​​6,6% (2).  Il leader laburista Philip J. Pierre viene nominato nuovo primo ministro al posto dell’uscente Allen Chastanet dell’UWP.

 

AGOSTO

Zambia: alle elezioni presidenziali, Hakainde Hichilema (Partito Unito per lo Sviluppo Nazionale, UPND, liberali di centro) ottiene il 57,9% dei voti e il presidente uscente Edgar Lungu (Fronte Patriottico, socialdemocratici) il 37,3%; . Nelle elezioni parlamentari, l’UPND vince 81 seggi su 156, il PF 63 e gli indipendenti 10. Hichilema sostituisce quindi Lungu alla presidenza.

Afghanistan: le forze talebane entrano a Kabul e il presidente Ashraf Ghani lascia il Paese. Il 19 agosto i talebani dichiarano l’Emirato islamico dell’Afghanistan  e formano un governo ad interim guidato dal mullah Mohammad Hassan.

Malesia: si dimette il premier Tan Sri Muhyiddin Yassin del partito Perikatan Nasional (nazionalconservatori. Il capo dello Stato nomina primo ministro Datuk Seri Ismail Sabri Yaakob dell’UMNO (nazionalconservatori), a capo della stessa coalizione di destra del governo uscente.

Canada: alle elezioni parlamentari in Nuova Scozia, il Partito Conservatore Progressista ottiene il 38,4% dei voti (31 su 55 seggi), il Partito Liberale il 36,6% (17) e il Nuovo Partito Democratico il 21,0% (6). Il conservatore Houston viene quindi nominato premier al posto del liberale Iain Rankin.

Argentina: nelle elezioni governative a Corrientes, il presidente uscente Gustavo Valdés (Unione civica radicale, liberali) vince il 76,8% dei voti e Fabián Ríos (Partito giustizialista, peronisti) il 23,2%.

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