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IL MAPPAMONDO – Georgia, la prima donna eletta Presidente è già assediata dagli sconfitti; le Figi sono ancora una Repubblica di Bananaramas

Skorpios

Nel mese di novembre si sono tenute due importanti elezioni nazionali: le elezioni presidenziali in Georgia, una delle regioni ex sovietiche “dito nell’occhio” per Vladimir Putin, che si è sempre ribellata alle influenze russe; le elezioni parlamentari alle Isole Figi, dove il padre padrone delle isole del Pacifico Frank Bainanarama cercava la conferma. Vediamo com’è andata, e come sta andando adesso, durante le difficili fasi di formazione dei rispettivi governi.

GEORGIA

In Georgia le elezioni presidenziali sono state vinte dal primo Presidente donna eletto del Paese caucasico, Salomè Zurabishvili. La Zurabishvili è una candidata indipendente dello stesso partito del Presidente uscente Giorgi Margvelashvili, che non si è candidato per timore di perdere le elezioni.

L’affluenza si è attestata al 46,8% al primo turno e al 56,5% al secondo turno, (stranamente) in aumento.

I partiti filorussi in Georgia sono quasi inesistenti o decimati, specialmente in seguito alla famosa Guerra dell’Ossezia del Sud che ha visto le armate di Vladimir Putin invadere una parte del Paese. I russofoni sono rifugiati nelle Repubbliche non riconosciute di Ossezia del Sud, recentemente rinominata Alania, e di Abcasia. I georgiani hanno paura della Russia e vorrebbero un avvicinamento all’Occidente.
Ma a quale Occidente? Da una parte c’è chi, come l’ex Presidente che combatté contro Putin Mikheil Saakashvili, cavalca il nazionalismo e guarda alla NATO. Saakashvili, oltretutto, ricercato dalla giustizia georgiana per abuso di potere contro gli ex oppositori, ha fatto scorribande in giro per l’Europa, come in Ucraina, dove ha partecipato all’Euromaidan ed è diventato Governatore di Odessa nel 2015, per poi finire apolide nel 2016, dopo essere stato privato sia della cittadinanza ucraina che della cittadinanza georgiana. Un individuo che si fa benvolere.

La distribuzione del voto: Tbilisi è scissa in due, e non c’è un’apparente divisione politica significativa tra città e campagna, tra regioni di confine e regioni centrali. E’ però chiaro che le regioni che più hanno risentito del conflitto con l’Ossezia (vicino alla città di Gori) si sono orientate su Vashadze.

Il suo erede alle elezioni era Grigol Vashadze, un simpatico ometto baffuto che un tempo aveva la cittadinanza russa e che ha studiato a Mosca, ed ora chiede le dimissioni di Zurabishvili, rea del semplice fatto di aver vinto contro di lui al ballottaggio.
Il Sogno Georgiano è invece un partito che trae ispirazione dai partiti liberaldemocratici dell’Occidente, e dalla socialdemocrazia moderata. Più che alla NATO, come il partito avversario, punta all’Unione Europea. Zurabishvili non è un volto nuovo della politica, anzi: dalla carriera di diplomatico è passata direttamente a quella di Ministro degli Esteri dell’ora nemico Saakashvili; nel 2005 ha convinto il poco incline alle trattative Lavrov ad abolire le basi militari russe in Georgia. Uscita dalle grazie di Saakashvili, le ha provate tutte per entrare in politica, collezionando una serie di sconfitte una dopo l’altra. Oggi Salomè Zurabishvili è Presidente del Paese, la prima Presidente donna (ed eccezione nelle ex repubbliche sovietiche), nonché donna europeista e madre di due figli.

Vashadze e Saakashvili non l’hanno presa bene. Senza nemmeno attendere qualche mese di mandato, hanno immediatamente organizzato una manifestazione dei propri sostenitori in tutto il Paese per dichiarare a gran voce di non accettare i risultati delle elezioni, che sarebbero state manipolate dal Presidente uscente. I nazionalisti non accettano le regole della democrazia e promettono di fare di tutto per far dimettere Zurabishvili. Chi inizia bene finisce male. E chi inizia come la povera Salomè?