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ISOLE COMORE

Alle elezioni presidenziali delle Isole Comore ha vinto il Presidente uscente Azali Assoumani, che ha ottenuto una percentuale molto alta già al primo turno, e che ha così conquistato un secondo mandato consecutivo (personalmente, il quarto mandato da Presidente).

Gli altri candidati hanno tutti ottenuto una percentuale inferiore al 5%. L’affluenza, molto bassa, si è attestata al 53,8%.

Ex militare paracadutista (come molti Presidenti africani), Assoumani è stato già tre volte Capo dello Stato. La prima fu nel 1999, quando si rese protagonista di un colpo di Stato militare contro il Presidente Tadjidine Massoundé. Dopo un breve periodo al potere, a capo di una giunta militare, Assoumani concesse nuove elezioni che dovevano essere democratiche, procedendo a riformare la Costituzione. In realtà le elezioni non furono  affatto democratiche, diversi esponenti dell’opposizione finirono in arresto, e Assoumani vinse con quasi l’80% dei suffragi. Poi accadde che, in virtù della sue tendenze accentratrici contrastanti con la concezione federale che normalmente contraddistingue un arcipelago come quello delle Comore, perse la fiducia di una gran parte del Paese e dei suoi poteri interni, e fu succeduto da un candidato indipendente. A quel punto le Comore sembravano finalmente essere tornate alla democrazia.

Nel 2016, Assoumani decise di riproporsi in elezioni contestate e poi rifatte (inizialmente era arrivato solo terzo), in cui alla fine risultò vincente. In questi tre anni, Azali Assoumani ha dimostrato di non aver perso il vecchio vizio per l’autoritarismo. Ha quindi chiuso la Corte costituzionale e cambiato la Costituzione per rimanere al potere fino al 2029. L’Unione Europea ha interrotto i rapporti con le Comore, e ora la democrazia di cui il Paese si faceva fiero portatore è a rischio. Con questa rielezione, probabilmente, ancor di più.