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IL MAPPAMONDO – In Lussemburgo come in Baviera, sorridono i Verdi

Il dibattito politico

Mappa elettorale: CSV primo partito (come sempre) in tutte le circoscrizioni, ma alcuni Comuni sono stati vinti, dove indicato con il cerchietto, da LSAP o dal Partito Democratico. LSAP e la sinistra in generale sono tradizionalmente più forti nelle regioni industriali (Esch-sur-Alzette, a Sud-Est, roccaforte rossa e città universitaria) e in quelle minerarie ai confini con la Vallonia, dove vivono molti discendenti di immigrati italiani. Nella ricca Ville de Luxembourg vanno molto forte i democratici di Bettel.

Nel Paese è sorto un dibattito che ha diviso il Granducato a metà; da un lato chi era affezionato all’idea di un Lussemburgo “svizzero”, dall’altra chi invece desiderava un Lussemburgo più “normale”. I primi puntavano ad un paradiso fiscale autonomo che non rispettasse le regole europee e se la prendevano con le gole profonde dei whistleblowers. Sottoposti a pesanti inchieste giudiziarie venivano accusati di aver provocato la pubblicizzazione degli scandali. I secondi miravano invece ad un Lussemburgo più europeo, che non fosse per sempre sinonimo di illegalità fiscale.

In più, il tasso migratorio è altissimo, di provenienza comunitaria e specializzata (laureati in economia, finanzieri, giuristi ecc.). L’immigrazione non è solo invogliata dalla fiorente economia ma è anche la stessa ad ever bisogno di forza lavoro; inoltre anche gli iper-efficienti sistemi di accoglienza dell’amministrazione lussemburghese risultano molto attrattivi. Tutto ciò ha fatto sì che il Lussemburgo divenisse negli ultimi anni quasi un porto franco: una società davvero internazionale, che ha rischiato e rischia di perdere la propria già sfuggevole identità. Il 40% della popolazione è dunque composta da immigrati, una percentuale sconcertante se comparata a quella italiana. A tutto questo si è aggiunta un’ondata migratoria dal Portogallo; addirittura il portoghese è una delle lingue più parlate tra i lavoratori non specializzati.

L’internazionalizzazione e l’alta immigrazione hanno comportato una sempre più fiorente urbanizzazione, con conseguente cementificazione di un territorio prima affascinante, caratterizzato da fitte foreste e verdi pascoli, castelli e villaggi isolati. Luxembourg City è ormai è un unico cantiere continuo.

I risultati

Gli elementi di dibattito elencati, che in altri Paesi potrebbero essere considerati secondari, hanno scosso l’opinione pubblica, che ha premiato i Verdi (pur al governo con Bettel, a capo di una grande coalizione con loro e i socialdemocratici), e ha, dall’altro lato, premiato i nazionalisti di ADRP, contrari a linee blande nei confronti dell’immigrazione. Insieme a loro, però, è entrato in Parlamento il Partito Pirata, che vuole scardinare il sistema di assenza di trasparenza (almeno in parte) di cui godono le multinazionali nel Paese.

Hanno perso i partiti tradizionali: il CSV, che non ha fatto beneficiato dai cinque anni di opposizione, ma continua nel suo crollo; i socialdemocratici, che hanno mostrato la loro irrilevanza, e il Partito del premier, il primo gay dichiarato, Xavier Bettel, che però riesce a galleggiare poiché perde solo un punto.

Le alternative di governo sono difficili: l’attuale maggioranza avrebbe solo un seggio in più rispetto all’opposizione; idem per una maggioranza da Grosse Koalition classica CSV-LSAP, o per un’improbabile coalizione di centrodestra CSV-DP.

Come in Svezia (e contemporaneamente, in campo tedesco, in Baviera), anche queste elezioni dimostrano che nessun Paese europeo, i più benestanti compresi, è al sicuro dall’instabilità.