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IL MAPPAMONDO – Presidenziali in Polonia, la percentuale minima che regala alla destra nazionalista i pieni poteri

POLONIA

Si è tenuto ieri, domenica 12 luglio 2020, il secondo turno delle elezioni presidenziali in Polonia.
La Polonia è una Repubblica semi-presidenziale, con un Capo dello Stato che ha un ruolo importante nell’esecutivo e maggiore di quanto ne possiede nelle repubbliche parlamentari nella fase di approvazione delle leggi – detiene in particolare un diritto di veto, superabile solo con una maggioranza rafforzata.

Inizialmente, le elezioni presidenziali sembravano dover essere una mera formalità, che confermasse il potere illimitato dell’estrema destra di Libertà e Giustizia, impadronitasi del Paese ormai dal 2015,  un percorso fatto di riforme contro l’indipendenza dei media, della magistratura, della Corte Suprema, razzismo e omofobia. Tutti i sondaggi davano infatti largamente vincente l’uscente Andrej Duda, già al primo turno, senza storia.
Così, il partito Libertà e Giustizia aveva cercato di forzare la mano andando a votare con voto meramente postale durante il periodo di maggiore emergenza Covid, a inizio maggio.

Le proteste di piazza, il boicottaggio dell’opposizione ma soprattutto il dissenso della minoranza, all’interno di Libertà e Giustizia, dei conservatori di “Accordo”, alla fine hanno avuto la meglio e hanno portato il governo di Mateusz Morawiecki a rimandare le consultazioni.
Cosa è avvenuto? Che i sondaggi disastrosi nei confronti della prima candidata del principale partito di opposizione, i popolari di Piattaforma Civica, hanno convinto la stessa a farsi da parte. Così, il partito ha scelto in sua sostituzione Rafal Trzaskowski, il popolare e giovane sindaco di Varsavia. Questo ha portato ad un aumento dei consensi talmente ampio e improvviso che, per un po’, qualcuno ha creduto che, almeno al ballottaggio, l’opposizione ce la potesse fare.

Gli altri candidati, compreso Biedron della sinistra di Primavera, e Kosiniak-Kamysz degli agrari del PSL, hanno ottenuto meno del 3%. Guardando le percentuali del primo turno, rispetto alle europee PiS perde l’1,9%, PO+PSL circa il 6%, la Sinistra perde circa il 4% e Confederazione, al contrario, aumenta del 2,2%.Insomma i polacchi sono alla fine dei conti più di estrema destra di un anno fa. L’affluenza, molto alta, si è attestata al 64,6% al primo turno e al 68% al ballottaggio.

Chiaramente illusioni, nonostante questa scelta abbia impedito a Duda di stravincere al primo turno.

Ma come si sono comportati gli elettori degli altri partiti, al ballottaggio?

Come è agevole immaginare dando un occhio ai numeri della tabella, gli elettori di Confederazione hanno chiaramente scelto, per affinità, il PiS; gli elettori di sinistra e del PSL hanno scelto, senza remore, Trzaskowski. Gli elettori di Szymon Holownia, un candidato liberale ma cattolico, si sono divisi tra conservatori, che hanno privilegiato Duda, e chi ha preferito (come avrebbe anche voluto il loro candidato) tentare di salvare gli ultimi rimasugli di democrazia occidentale nel Paese. Questa divisione più o meno a metà, senza una preferenza netta per Trzaskowski, ha senz’altro permesso a Duda di vincere con la minima percentuale con cui ha vinto.

Primo partito per circoscrizione alle elezioni legislative di ottobre 2019.

Vediamo la differenza tra i risultati delle presidenziali di oggi e le legislative dell’autunno scorso. Come si può notare, Trzaskowski porta PO a vincere in parecchie più circoscrizioni di prima. In particolare si ripristina la differenza, già vista alle europee del 2019, tra est filo-europeo e filo-tedesco e nord baltico da una parte, e zone a una più intensa slavizzazione, vicino all’Ucraina e alla Bielorussia, dall’altra. Zone per altro rurali, povere, e dove l’istruzione è sotto la media del Paese. A Est, PO primeggia solo nelle grandi città, come naturalmente Varsavia, ma anche Lodz e Lublino, così come Cracovia.

 

 

Una minima percentuale significativa, che conferma l’assioma politico che se in un exit poll i candidati sono too close to call, nei dati reali quello di destra vince sempre. Una distanza eccessiva per essere rimediata dal voto dei Polacchi all’estero, come sperava qualcuno.

La percentuale sarà piccola, ma le conseguenze saranno devastanti, e facili da immaginare, visto che lo stesso Duda, un tempo tra i più moderati del suo partito dominato dal grande vecchio Kaczynski, ha cambiato i toni estremizzandoli negli ultimi anni. In primis per la Polonia, con il passaggio progressivo e sempre più inarrestabile da una sistema democratico occidentale a un’autocrazia all’ungherese. Dove, come si è visto, quando si arriva a un certo punto, il partito al potere diventa imbattibile e impossibile da sconfiggere, per ovvie ragioni.
In secundis per l’Unione Europea, sempre più debole, che dovrà accettare ipocritamente (o fare la guerra) un altro mezzo regime in casa, che si oppone all’unificazione, che pretende i fondi europei, e che occhieggia con i Repubblicani USA. Senz’altro, da questo punto di vista, un guaio.

 

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