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IL MAPPAMONDO – Con la resurrezione-boom di Tsai Ing-wen Taiwan è più distante da Pechino

di Skorpios

TAIWAN

Si sono tenute in data 11 gennaio le elezioni presidenziali della Repubblica di Cina, altrimenti detta Taiwan. Vincente, con il 57,1% dei voti, è risultata la Presidente uscente Tsai Ing-Wen, del Partito Democratico Progressista. 

L’affluenza si è attestata al 74,9%, in grande aumento rispetto all’ultima tornata elettorale (+8,6%).
Terzo, con poco più del 4%, il Partito Prima il Popolo (liberalconservatori), che aveva ottenuto un buon risultato nel 2016 ma che oggi viene penalizzato dalla polarizzazione.

Il voto si è quindi rivelato un vero e proprio voto anti-influenza cinese, probabilmente fomentato anche dalle rivolte di Hong Kong. Sconfitto Han Kuo-yu, ex dirigente scolastico, candidato del Partito Nazionalista Cinese – Kuomintang, con posizioni più vicine a Pechino anche se non al punto da acconsentire ad una riunificazione. Il timore di una Cina sempre più nervosa e protagonista, con l’autoritario e monocratico Xi Jinping, ha riportato gli elettori a scegliere Tsai, dopo un periodo di allontanamento. Contemporaneamente alle elezioni presidenziali, si sono tenute le elezioni parlamentari, in cui il DPP ha vinto la maggioranza assoluta dei seggi, pur subendo un calo rispetto all’ultima tornata elettorale.

Primo arrivato per divisione amministrativa. La stella indica le divisioni dove nel 2016 aveva primeggiato il candidato del partito avversario. Il Kuomintang conquista le aree periferiche a nord-ovest, e mantiene il Taiwan orientale, territori agricoli in cui è forte la presenza cinese di etnia han e dove si parla meno il taiwanese, nonché dove il Kuomintang è da sempre più radicato. E’ anche l’area in cui è più forte la presenza di aborigeni taiwanesi.

Sì, perché quella di Tsai è stata una vera e propria resurrezione, dopo un referendum nel 2018 su varie questioni – tra cui i matrimoni LGBT – in cui le posizioni del governo erano state battute, e in cui Tsai era stata catalogata come un Capo di Stato con crisi di popolarità. Nonostante il risultato contrario del referendum, forte di una sentenza della Corte Costituzionale, Tsai si è disinteressata dell’opinione dei votanti conservatori e ha così deciso di salvaguardare i diritti LGBT facendo approvare il matrimonio egualitario.
Per maggiori informazioni sulla situazione e la storia politica taiwanese si veda l’articolo di Fabbio.

Tsai dice no al modello “due Paesi due sistemi”, con autonomia alla Hong Kong, proposta da Xi, modello giudicato fallito visti i recenti scontri nell’ex colonia britannica. La Cina, dopo il risultato del voto, minaccia ritorsioni nonché un’accelerazione delle procedure per una futura annessione. Taipei invece si avvicina così agli Stati Uniti e all’Occidente; ma l’impero di Xi Jinping promette battaglia, una battaglia che per Taiwan rischia di essere impari.

Altre notizie:
– AUSTRIA: Si è infine concretizzato il ritorno di Sebastian Kurz. A seguito delle elezioni dell’autunno del 2019 e del crollo dell’estrema destra dell’FPO, l’OVP ha scelto quindi di allearsi con i Verdi austriaci, secondi vincitori e partito a cui appartiene anche il Presidente della Repubblica Alexander Van der Bellen. Finisce quindi il governo della Cancelliera tecnica Brigitte Bierlein ed ha inizio un governo a forte trazione ambientalista, ma che nei temi economici rimane ancorato al centro-destra (specialmente per quanto riguarda l’austerity). Sulla gestione delle migrazioni, inevitabilmente, Kurz dovrà trovare un compromesso.
– SPAGNA: Al terzo tentativo Pedro Sanchez è riuscito – per ora – a trovare una flebile maggioranza in Parlamento e a far partire un nuovo governo con Podemos. Un governo di sinistra che si è riuscito a insediare grazie all’appoggio dei partiti baschi e all’astensione della sinistra catalana ERC, con cui, inevitabilmente e seppur con difficoltà, Sanchez dovrà trovare un accordo se non vuole far cadere nuovamente il suo Governo, in una Spagna dove sono sempre più forti le spinte nazionaliste e franchiste e dove i principi democratici sono sempre più a rischio.
– MALTA: Dopo le dimissioni di Joseph Muscat e del suo governo, dovute allo scandalo Caruana e ad una malagestione nella quale sono stati coinvolti diversi ministri, il Partito Laburista ha nominato il suo nuovo leader, che automaticamente sarà, come avviene in taluni Paesi anglofoni, Primo Ministro. Egli è Robert Abela, avvocato e parlamentare, figlio di George Abela, ex Presidente del Paese insulare, che ha battuto alle primarie del partito Chris Fearne, Vicepremier di Muscat. Abela ha sempre mantenuto una posizione compromissoria sullo scandalo che ha colpito il governo: da un lato ha chiesto un cambiamento radicale nel Partito Laburista e anche, indirettamente, rispetto alla gestione Muscat; dall’altro lato ha bocciato le proteste contro i Laburisti bollandole come inutili e ha comunque sempre difeso il suo partito e l’azione di governo.
– OMAN: E’ rimasto ucciso da un tumore al colon durato diversi anni il Sultano dell’Oman Qaboos Al Said. Al Said se ne è andato dopo cinquant’anni di potere a cui era salito con un colpo di Stato nei confronti del padre, e dopo aver creato un Oman moderato, relativamente tollerante, neutrale e pacifista, che è sfuggito ai dissidi tra sciiti e sunniti grazie alla sua tradizione ibadita (una corrente dell’Islam che crede che il comando della comunità religiosa non spetti necessariamente a un discendente del Profeta, ma al suo membro più meritevole). L’Oman ha anche avuto un ruolo importante nella negoziazione tra gli Iraniani e i Sauditi in diverse crisi, in ultimo la crisi yemenita, ed è sempre dovuto sfuggire ai tentativi crescenti di influenza degli Emirati Arabi Uniti. Dopo la morte di Qaboos, è stata aperta la lettera che il Sultano ha lasciato, contenente il nome del suo successore: è Haitham Al Said, il suo Ministro della Cultura nonché cugino, 65 anni, che si prospetta come convinto sostenitore e continuatore delle politiche conciliatrici e “liberali” (con molte virgolette) di Qaboos.

Per questa settimana è tutto. Inizia un lungo periodo di pausa, in cui, salvo sorprese dell’ultimo momento, mancheranno appuntamenti elettorali importanti; una pausa che dovrebbe durare fino a fine febbraio.

A tutti i lettori saluti, alla prossima elezione!

Skorpios

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